A San Gemini la polemica tra Comune e Regione sulle concessioni delle acque minerali non si spegne, cambia solo terreno. Dopo settimane di scontro sul bando per il bacino Sangemini, il consiglio comunale aperto al teatro tenutosi nei giorni scorsi riaccende il duello tra il sindaco Luciano Clementella e Palazzo Donini. Da un lato il primo cittadino rivendica numeri alla mano l’“abbondanza” della risorsa idrica, l’assenza di conflitto tra imbottigliamento e progetto Terme e accusa pezzi della minoranza di alimentare paure infondate sulla tutela occupazionale. Dall’altro la Regione Umbria, che nel frattempo ha approvato gli atti di gara e annuncia la pubblicazione del bando entro le prime settimane di maggio, ribadisce le proprie priorità: salvaguardia delle oltre settanta famiglie impiegate nello stabilimento, uso plurimo delle acque con premialità anche per il termalismo, valorizzazione del marchio attraverso nuovi investimenti e packaging in vetro. Uno scontro politico che ora tocca il cuore delle scelte industriali.
Il consiglio straordinario aperto, voluto dall’amministrazione per fare il punto sul futuro delle concessioni idriche, si è trasformato in un ring a colpi di dichiarazioni. A tenere banco, il destino delle acque minerali che hanno reso celebre la cittadina umbra e, con esso, il destino di un intero stabilimento industriale.
Il sindaco Luciano Clementella non ha usato mezzi termini facendo un bilancio dell'inziativa. Ha ripercorso le tappe più dolorose della vicenda industriale locale: “Nel 2020 eravamo in piena crisi degli stabilimenti Sangemini-Amerino, tra forti preoccupazioni per il futuro. Oggi, a distanza di sei anni, parliamo invece di sviluppo*. Un riferimento al concordato del 2020 (omologato nel 2021), che ha chiuso una fase di stallo. “Da allora – ha aggiunto – zero investimenti e zero sviluppo, pur con la tenuta occupazionale. Oggi il concordato è chiuso e si apre il nuovo bando per le concessioni scadute nel 2024”.
Secondo Clementella, il nodo non è la scarsità d’acqua, ma la mancanza di volontà politica. Ha elencato sei punti per smontare quelle che definisce “false paure”. “L’acqua c’è e ce n’è in abbondanza” ha detto. E ancora: “L’acqua destinata all’imbottigliamento oggi potrebbe consentire di triplicare la quantità di bottiglie prodotte. Per le terme serve acqua del bacino, non imbottigliabile. Anche questa acqua c’è: oggi va sprecata, destinata ad usi industriali, oppure non viene emunta perché non serve. I numeri parlano chiaro, basta conoscerli”.
Ma il bersaglio più duro è stato la minoranza. “Ho sentito dire che‘utilizzare l’acqua per le terme comprometterebbe la tutela occupazionale. Ho sentito dire ‘adesso con l’acqua Sangemini ci riempiamo le piscine delle terme?’. Niente di più inesatto – ha sottolineato – è raccapricciante sentirlo dire davanti ad una platea di pubblico, peccando di protagonismo. Prima di aprire bocca, documentatevi”. Per il sindaco, la vera tutela dei lavoratori passa dagli investimenti: “Si realizza solo investendo sullo stabilimento, innovando, penetrando il mercato con azioni di marketing. Il progetto delle terme può generare 100 nuovi posti di lavoro”.
Dall’altra parte del tavolo, Palazzo Donini, con l’assessore regionale Thomas De Luca ha confermato l’approvazione degli atti di gara da parte del dirigente del servizio competente in data 24 aprile. “Entro le prime settimane di maggio – ha annunciato – avverrà la pubblicazione secondo le procedure di legge”.
L’assessore ha voluto ribadire i paletti imposti dalla Regione, in un intervento che sembrava rispondere punto su punto alle rivendicazioni del sindaco. “Come istituzioni, abbiamo la responsabilità di tutelare le oltre 70 famiglie impiegate negli stabilimenti di San Gemini, tutto l’indotto e il futuro dell’intero territorio ternano”. Poi i dettagli del bando: “Massima stabilità occupazionale – ha spiegato – con criteri di salvaguardia stringenti che impongono la riassunzione integrale di tutti i lavoratori, spingendoci oltre le normali previsioni del codice degli appalti”.
Sul progetto termale, tanto caro a Clementella, De Luca ha aperto ma con condizioni precise: “Il bando prevederà criteri premiali per l’uso plurimo delle acque, compreso quello termale, incentiverà la valorizzazione del marchio attraverso l’imbottigliamento in vetro e garantirà maggiori introiti anche per i Comuni attraverso un’asta al rialzo”. E ha aggiunto: “Abbiamo già messo al sicuro gli stabilimenti da eventuali speculazioni o cortocircuiti normativi, assicurando che la proprietà degli impianti e le concessioni idriche non prendano strade diverse”. A chi vincerà la gara, l’assessore ha rivolto un invito chiaro: “Vincerà chi presenterà il progetto migliore e dimostrerà di voler investire davvero per premiare il nostro territorio”.
Il consiglio si è chiuso senza trovare una sintesi. Le posizioni restano distanti: da un lato un sindaco che chiede di correre, dall’altro una Regione che frena e mette i puntini sulle “i” con una gara blindata. L’appuntamento è ora per maggio, quando il bando uscirà e si potranno valutare le reali condizioni per lo sviluppo dello stabilimento e del termalismo. Nel frattempo, le famiglie dei lavoratori e l’intera filiera industriale del ternano restano in attesa.