L’Umbria ha scelto di portare a Torino uno dei simboli più forti della propria identità civile e spirituale: la Marcia della Pace Perugia-Assisi.
Lo ha fatto in occasione del Salone Internazionale del Libro, dove la Regione è stata protagonista come ospite istituzionale, trasformando l’evento culturale in un grande momento collettivo dedicato alla nonviolenza, al dialogo e all’impegno civile.
Un’iniziativa dal forte valore simbolico che ha intrecciato cultura, editoria e partecipazione pubblica, culminando in una marcia che ha attraversato il capoluogo piemontese richiamando il pensiero di San Francesco d’Assisi e di Aldo Capitini, padre della storica Perugia-Assisi.
Secondo quanto comunicato da Palazzo Donini, il corteo avrebbe coinvolto circa 3mila persone, confermando il forte interesse attorno a un messaggio che, in un momento storico segnato da guerre e tensioni internazionali, torna con forza al centro del dibattito pubblico.

A guidare la delegazione umbra al Salone del Libro è stata la presidente della Regione Stefania Proietti, accompagnata dal vicepresidente e assessore alla Cultura Tommaso Bori e dall’assessore regionale alla Pace Fabio Barcaioli.
Proprio la presenza di un assessorato dedicato alla Pace rappresenta uno degli elementi politici e culturali rivendicati dalla Regione Umbria.
“La Regione Umbria ha voluto fortemente un assessore alla Pace” ha sottolineato Stefania Proietti, aggiungendo una frase destinata a diventare il manifesto dell’iniziativa: “L’Umbria contrappone la chiamata alle armi con la chiamata alle arti”.
Una dichiarazione che sintetizza il senso dell’intera partecipazione umbra al Salone del Libro: utilizzare la cultura come strumento di dialogo e risposta ai conflitti.
La presenza dell’Umbria al Salone torinese non si è limitata agli spazi espositivi o agli incontri editoriali. L’intera settimana è stata costruita come un percorso capace di unire riflessione culturale e partecipazione collettiva.
Secondo la Regione, il progetto ha voluto rilanciare il ruolo della cultura come elemento di costruzione sociale e civile, mettendo al centro temi come la nonviolenza, il confronto tra i popoli e la responsabilità delle istituzioni.
La Marcia della Pace ha rappresentato il momento culminante di questo percorso, trasformando le strade di Torino in uno spazio simbolico attraversato da famiglie, studenti, associazioni, autori, rappresentanti istituzionali e cittadini.
L’iniziativa ha inevitabilmente richiamato la storia e il significato profondo della storica Marcia Perugia-Assisi, nata nel 1961 grazie ad Aldo Capitini e diventata nel tempo uno dei più importanti appuntamenti italiani dedicati alla pace.
Portare idealmente quella marcia a Torino ha significato esportare un pezzo dell’identità umbra fuori dai confini regionali.
Da una parte il messaggio universale di San Francesco, simbolo di fraternità e dialogo; dall’altra l’eredità laica e civile di Capitini, che aveva immaginato la pace come pratica concreta di partecipazione democratica.
L’Umbria ha così proposto al Salone del Libro un’immagine di sé profondamente legata alla cultura della nonviolenza.
Tra i momenti più significativi della manifestazione c’è stata la partecipazione delle scuole e dei più giovani.
Particolarmente apprezzate sono state le bandiere della pace realizzate dai bambini e dalle bambine, che hanno accompagnato il corteo trasformando la marcia in una grande installazione collettiva fatta di colori, simboli e messaggi.
La presenza delle scuole ha dato all’evento una forte dimensione educativa, ribadendo come il tema della pace non riguardi soltanto la politica internazionale, ma anche la formazione culturale delle nuove generazioni.
Le bandiere hanno reso il corteo non soltanto una manifestazione civile, ma anche una forma di espressione artistica condivisa.
Ad arricchire ulteriormente la dimensione culturale dell’iniziativa è stato il contributo del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.
Il progetto si è ispirato a “Il canto per la pace preventiva” di Michelangelo Pistoletto, artista candidato al Premio Nobel per la Pace 2025.
L’intervento ha rafforzato il carattere simbolico e visivo della manifestazione, creando un ponte tra arte contemporanea, educazione e impegno civile.
In questo senso la marcia organizzata a Torino ha assunto anche i tratti di una performance collettiva, nella quale linguaggi artistici e partecipazione pubblica si sono intrecciati.

La partecipazione al Salone del Libro ha dunque rappresentato per l’Umbria molto più di una semplice presenza istituzionale.
Attraverso la Marcia della Pace, la Regione ha scelto di proporre una precisa idea di identità culturale e politica: un’Umbria che si presenta come terra del dialogo, della spiritualità francescana e della cultura della nonviolenza.
In un’epoca attraversata da conflitti e polarizzazioni, il messaggio lanciato da Torino è stato chiaro: la pace non è soltanto un tema morale, ma anche una scelta culturale e civile da costruire quotidianamente attraverso la partecipazione, l’educazione e l’arte.