Una visita dal forte valore simbolico e personale quella di Ronald Spogli, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, tornato a Gubbio, città d’origine della sua famiglia.
Nel corso dell’incontro, Spogli ha affrontato temi di grande attualità, dalla centralità del messaggio di pace di San Francesco fino al ruolo delle grandi potenze nel mantenimento degli equilibri internazionali.
Un dialogo che ha intrecciato storia, identità e geopolitica, partendo proprio dal legame tra Gubbio e il Santo di Assisi.

Alla domanda sull’attualità del messaggio francescano, Spogli ha risposto con chiarezza, sottolineando quanto sia ancora centrale in un mondo segnato da tensioni e conflitti.
“Il messaggio di pace è sempre importante, specialmente in un mondo in cui le difficoltà sono sempre presenti”, ha affermato.
Un richiamo che assume un significato ancora più forte alla luce delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco, figura che proprio a Gubbio trovò accoglienza e iniziò il suo cammino di trasformazione.
Per l’ex ambasciatore, il valore di questo messaggio non è diminuito nel tempo, anzi: “Dobbiamo sempre tenere in mente l’importanza della pace”.
Il riferimento al momento in cui Francesco indossò il saio della povertà, proprio a Gubbio, apre una riflessione più ampia sul significato di quella scelta.
Spogli non ha dubbi nel riconoscerne la portata universale: “Sì, sì, assolutamente sì”, ha risposto quando gli è stato chiesto se quel gesto possa ancora oggi rappresentare un messaggio per i popoli del mondo.
Un gesto che non è solo religioso, ma profondamente umano e politico nel senso più alto del termine: una scelta di rinuncia, dialogo e riconciliazione.
E proprio nei momenti più complessi, questo tipo di messaggio assume un valore ancora maggiore.
“Forse nei momenti più difficili questi messaggi hanno più importanza, anche se non ci rendiamo conto della loro importanza”, ha aggiunto.
L’analisi si è poi spostata sul contesto attuale, segnato da guerre e contrapposizioni tra popoli.
Spogli ha evidenziato come il tema non riguardi solo i conflitti armati, ma anche le tensioni interne alle democrazie.
“Sì, di opposizione e dico anche fra tante democrazie dove c’è poco consenso”, ha spiegato.
Una riflessione che introduce un elemento importante: il conflitto non è sempre sinonimo di crisi irreversibile.
“Nei paesi più democratici c’è un dibattito forte, che non è un segno di una malattia necessariamente, però di una discussione vivace che è al centro della democrazia”.
Un passaggio che sottolinea come il confronto, anche acceso, possa essere parte integrante di sistemi politici sani.

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il ruolo degli Stati Uniti nello scenario internazionale.
Alla domanda sul peso morale che possono esercitare nel processo di pace, Spogli ha risposto con realismo e senso di responsabilità.
“Ci vuole qualcuno che ha la capacità di dire questo è inaccettabile e noi faremo di tutto per non permettere che questo possa continuare”.
Un’affermazione che evidenzia la necessità di una leadership capace di intervenire anche con decisione.
“Delle volte bisogna anche prendere delle misure forti”, ha aggiunto, riconoscendo che non tutti i Paesi hanno la possibilità di farlo.
In questo contesto, gli Stati Uniti continuano a rappresentare uno degli attori principali: “Ci sono pochi paesi in grado di farlo e l’America continua ad essere uno di questi”.
Il tema della potenza americana è stato affrontato anche sotto un’altra prospettiva: quella della responsabilità.
Gli Stati Uniti, come prima potenza mondiale, possono esercitare la loro influenza non solo in ambito militare, ma anche nella costruzione della pace.
Su questo punto Spogli è stato netto: “Esatto, assolutamente sì”.
Un’affermazione che apre a una visione della geopolitica in cui la forza non è fine a sé stessa, ma può diventare strumento per favorire stabilità e dialogo.
È una prospettiva che richiama, in modo indiretto, proprio il messaggio francescano: usare la propria posizione per costruire, non per dividere.

La visita di Spogli a Gubbio assume quindi un significato che va oltre l’aspetto personale.
La città diventa il punto di incontro tra passato e presente, tra la storia di San Francesco e le sfide del mondo contemporaneo.
In questo contesto, il richiamo alla pace non è solo simbolico, ma profondamente attuale.
Un messaggio che attraversa i secoli e che oggi, più che mai, richiede di essere ascoltato e tradotto in azione.
L’intervista a Ronald Spogli restituisce un quadro chiaro: il messaggio di pace, pur radicato nella storia, è oggi più attuale che mai.
In un mondo segnato da conflitti e tensioni, la capacità di dialogo, responsabilità e visione
E se San Francesco, partendo da Gubbio, ha sa diventa fondamentale.puto trasformare la propria vita in un simbolo universale, oggi spetta alle istituzioni e alle nazioni raccogliere quella eredità.
“Dobbiamo sempre tenere in mente l’importanza della pace”: parole semplici, ma che racchiudono una responsabilità globale.