18 Jan, 2026 - 21:00

Rigopiano, nove anni dopo: la montagna della memoria e il dolore che chiede ancora verità

Rigopiano, nove anni dopo: la montagna della memoria e il dolore che chiede ancora verità

A Rigopiano il tempo non è mai davvero passato. Gli anni scorrono sui calendari, ma lassù, ai piedi del Gran Sasso, il tempo resta sospeso. È rimasto imprigionato tra la neve, il silenzio e la memoria di una tragedia che il 18 gennaio 2017 cancellò un albergo e segnò per sempre decine di famiglie.

Nove anni dopo, quella ferita non si è rimarginata. È diventata una cicatrice collettiva, incisa nella coscienza del Paese, che continua a interrogare istituzioni, giustizia e comunità.

La tragedia: la notte in cui tutto crollò

Quella sera d’inverno, mentre l’Appennino centrale era stretto in una morsa di gelo, terremoti e nevicate eccezionali, una valanga di dimensioni immani si staccò dal versante del Monte Siella e piombò sull’Hotel Rigopiano – Gran Sasso Resort, nel territorio di Farindola.

In pochi secondi la struttura venne spinta via, spezzata, sepolta sotto tonnellate di neve e detriti. Morirono 29 persone, tra cui bambini. Fu la valanga più letale mai registrata sugli Appennini e la seconda in Europa per numero di vittime dopo quella di Galtür, nel 1999.

All’interno dell’hotel c’erano 40 persone: 28 ospiti e 12 membri dello staff. Solo due uomini si salvarono perché si trovavano all’esterno al momento del distacco: Fabio Salzetta, manutentore, e Giampiero Parete, ospite. Furono loro a lanciare l’allarme, con telefonate disperate che per ore rimasero senza risposta efficace.

I soccorsi e la corsa contro il tempo

La macchina dei soccorsi si mosse lentamente, ostacolata dal maltempo, dalle strade impraticabili e da un’emergenza diffusa in tutto l’Abruzzo. I mezzi non riuscivano ad avanzare, gli elicotteri non potevano decollare.

Fu allora che uomini della Guardia di Finanza e del Soccorso Alpino decisero di lasciare i mezzi e procedere con gli sci nella notte, affrontando un percorso estremo. Raggiunsero ciò che restava dell’albergo alle quattro del mattino.

Da quel momento iniziò una lotta drammatica contro il tempo. Il primo corpo venne recuperato poco dopo. Ma la montagna, nei giorni successivi, restituì anche vita: nove persone furono estratte vive, alcune dopo oltre 60 ore sotto la neve, sopravvissute in sacche d’aria improvvisate.

Il bilancio finale, al termine delle operazioni il 26 gennaio, fu implacabile: 29 vittime e 11 superstiti. Una delle persone decedute, secondo le analisi del cellulare, sarebbe rimasta in vita per oltre 40 ore dopo il crollo.

Una giustizia che cerca ancora risposte. Appello bis a Perugia

Sul piano giudiziario, la vicenda di Rigopiano non ha mai trovato una conclusione definitiva. Il procedimento ha attraversato assoluzioni, condanne e ribaltamenti.

In primo grado furono emesse cinque condanne su trenta imputati. In appello le condanne salirono a otto. Poi la Cassazione annullò parte delle sentenze, riaprendo il procedimento.

Oggi è in corso a Perugia l’appello bis. La sentenza è attesa per l’11 febbraio. Anche questa, però, potrebbe non rappresentare la parola fine.

La commemorazione di oggi, nove anni dopo

Oggi Rigopiano è tornata a popolarsi. Non di turisti, ma di familiari, istituzioni e cittadini. Circa un centinaio di persone ha partecipato alla commemorazione nonostante la pioggia e il freddo.

Presenti rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, il sindaco di Farindola Luca Labricciosa, le forze dell’ordine e il Comitato dei familiari delle vittime.

Le cerimonie si sono svolte anche a Chieti e Montesilvano, in un ricordo condiviso che ha attraversato l’intera regione.

Il rito della memoria

Il programma ha seguito un rituale ormai inciso nella memoria collettiva: la fiaccolata verso l’obelisco, l’alzabandiera, il silenzio suonato dalla tromba, la deposizione di fiori e corone, la messa, la lettura dei nomi delle vittime.

Ventinue rose bianche, una per ciascuna vita spezzata.

Alle 16:49, l’ora esatta della valanga, il coro Pacini di Atri ha intonato Signore delle Cime, mentre 29 palloncini bianchi sono stati liberati nel cielo.

L’appello del sindaco di Farindola

Durante la commemorazione, l’intervento più accorato è stato quello del sindaco di Farindola, Luca Labricciosa.

«Molte parole, pochi fatti», ha detto, denunciando la chiusura di attività, l’esodo di famiglie e una comunità ancora ferita. «C’è bisogno di un segnale concreto dalle istituzioni. Dobbiamo fare qualcosa in più, a quasi dieci anni da questo tragico episodio».

Parole che raccontano una ferita ancora aperta.

Rigopiano non chiede pietà, ma verità

Nove anni dopo, Rigopiano continua a parlare. Lo fa con il silenzio della montagna, con i nomi letti uno a uno, con le rose e i palloncini che salgono nel cielo.

Non chiede pietà. Chiede verità.
E ricorda, a tutti, che sotto quella neve non c’è solo il passato, ma domande che attendono ancora risposta.

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Mario Farneti
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