08 Jun, 2026 - 08:00

Riforma Asl Umbria, il centrodestra scende in piazza a Terni contro l'azienda unica: scontro sulla sede e ultimatum del Pd

Riforma Asl Umbria, il centrodestra scende in piazza a Terni contro l'azienda unica: scontro sulla sede e ultimatum del Pd

La mappa della sanità umbra si ridisegna tra le tensioni politiche e la mobilitazione di piazza. Giovedì 11 giugno, alle ore 21, il centrodestra unito porterà i cittadini di Terni in strada per la “Fiaccolata dell’orgoglio ternano”, un corteo di protesta che muoverà da Piazza della Repubblica fino a Piazza Tacito. L'obiettivo dichiarato dalle segreterie di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Umbria Civica è bloccare il progetto di accorpamento delle Asl regionali in un’unica azienda sanitaria, giudicata distante dai bisogni assistenziali dell'Umbria meridionale. Una mobilitazione che si accende proprio mentre a Perugia la maggioranza del Patto Avanti affronta un delicato vertice sul dossier: sul tavolo non c'è solo il superamento della Asl Umbria 2, ma il nodo irrisolto della sede unica che spacca l'asse tra Terni e il capoluogo regionale, sotto il severo richiamo del segretario del Partito Democratico, Damiano Bernardini, che chiede scatti in avanti immediati e avverte la governatrice Proietti: "La ricreazione è finita".

La mobilitazione del centrodestra contro la super-Asl: i motivi della protesta e il rischio del declassamento per il polo di Terni

La decisione di scendere in piazza nasce dal timore, espresso chiaramente dalle forze di opposizione, di uno svuotamento decisionale ed economico del territorio ternano. I promotori denunciano il rischio concreto di una perdita di servizi essenziali e di una drastica contrazione delle funzioni sanitarie di prossimità. Secondo la coalizione di centrodestra, l'unificazione e la conseguente cancellazione dell’autonomia dell’azienda territoriale determineranno una struttura centralizzata e meno vicina alle comunità locali.

“Di fronte all’ipotesi di superamento della ASL Umbria 2 e alla prospettiva di un’unica azienda sanitaria regionale con sede lontana dal nostro territorio - spiegano i partiti in una nota congiunta - la città si mobilita per dire NO a una scelta che rischia di penalizzare gravemente i cittadini ternani e dell’intera Umbria meridionale”.

Nel mirino del centrodestra c'è anche il destino del nuovo ospedale cittadino, un’opera definita vitale ma attualmente paralizzata in un eterno stallo burocratico. Il timore espresso è che, dietro il disegno della Asl unica, si celi il progetto di un’Azienda Ospedaliera Regionale Unica, una mossa che finirebbe per sottrarre definitivamente la centralità strategica al presidio ospedaliero di Terni, determinando pesanti ricadute occupazionali e un impoverimento del tessuto economico cittadino. Per dare ulteriore forza alla protesta, oltre alla manifestazione dell'11 giugno, verrà avviata nei prossimi giorni una raccolta firme istituzionale per contrastare l'allontanamento dei centri decisionali.

Il vertice di maggioranza a Perugia e l'affondo del Partito Democratico: scontro aperto sulla localizzazione della direzione generale

Se la piazza si organizza, i palazzi della politica regionale affrontano ore decisive. La vicenda dell'accorpamento è infatti al centro di un vertice di maggioranza che impegna direttamente i partiti e gli eletti del Patto Avanti, la coalizione che governa la Regione Umbria. La presidente Proietti e la direttrice della sanità Donetti confermano la volontà di procedere sulla proposta di fusione, convinte della necessità della riorganizzazione amministrativa, ma l'ostacolo principale resta di natura geografica e politica: l'individuazione della sede unica. Terni e Perugia si trovano su posizioni diametralmente opposte, ferme sulla rivendicazione della centralità della propria direzione amministrativa.

All’interno dello stesso quadro di maggioranza, le acque appaiono agitate. Il segretario regionale del Partito Democratico, Damiano Bernardini, ha espresso dure critiche sulla gestione dei tempi da parte dell'esecutivo. In un'intervista rilasciata al Corriere dell'Umbria, il leader dem ha censurato la lentezza con cui l'amministrazione sta affrontando i nodi cruciali del sistema sanitario. Il richiamo di Damiano Bernardini è stato netto e privo di mediazioni felpate: “La ricreazione è finita, è ora di assumere le decisioni e di dare risposta ai cittadini su tutti i dossier aperti”.

La linea intransigente di Umbria Civica: il mantenimento delle autonomie locali e la clausola vincolante sulla sede legale a Terni

In questo scenario frammentato, la posizione di Umbria Civica Terni si distingue per una fermezza totale contro il superamento delle attuali circoscrizioni sanitarie. Il movimento civico giudica l'accorpamento un errore strategico dettato esclusivamente da logiche contabili e burocratiche calate dall'alto, destinate a mortificare le specificità territoriali e ad alimentare un pericoloso squilibrio istituzionale. La sanità pubblica, secondo la forza politica, necessita di investimenti e personale, non di centralizzazioni che riducono l'efficienza.

Tuttavia, qualora la giunta regionale decidesse comunque di forzare la mano procedendo all'unificazione, la componente civica pone una condizione vincolante e non negoziabile. Secondo il segretario comunale Marco Ravasio, la sede della nuova ed unica Asl dell'Umbria dovrà necessariamente essere stabilita a Terni, “senza se e senza ma”.

Questa richiesta viene configurata come un atto di equità istituzionale per riequilibrare un sistema che storicamente concentra le funzioni direttive nel capoluogo perugino. Per il segretario Marco Ravasio, il territorio non può accettare una duplice penalizzazione, ovvero la perdita dell'autonomia e la contemporanea delocalizzazione dei centri di comando, come già avvenuto in altri settori della pubblica amministrazione. La battaglia per la sanità umbra si preannuncia complessa, sospesa tra le ragioni dell'efficienza regionale e la resistenza identitaria delle comunità locali.

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Federico Zacaglioni
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