28 Aug, 2026 - 08:00

Discarica di Orvieto, scontro in Regione: “Pattumiera dell’Umbria” contro “Eredità Tesei”

Discarica di Orvieto, scontro in Regione: “Pattumiera dell’Umbria” contro “Eredità Tesei”

L’ampliamento della discarica “Le Crete” di Orvieto torna a spaccare il Consiglio regionale dell'Umbria, riaccendendo uno scontro frontale tra le coalizioni su chi debba farsi carico della gestione dei rifiuti. La miccia è l’avvio del nuovo procedimento autorizzativo per un incremento volumetrico di 350mila metri cubi nel sito orvietano. Da un lato, le opposizioni di centrodestra (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Tp-Uc) accusano la presidente Stefania Proietti e l'assessore all'Ambiente Thomas De Luca di voler trasformare Orvieto nella “pattumiera dell’Umbria”, una scelta che servirebbe a tamponare le difficoltà operative emerse dopo la cancellazione del termovalorizzatore. Dall’altra, la maggioranza del Patto Avanti Umbria respinge le accuse e contrattacca: l'estensione volumetrica, sostengono, è figlia diretta della Delibera di Giunta n. 2 del 2022 varata dalla precedente amministrazione di Donatella Tesei, e bloccare oggi la procedura esporrebbe la Regione al rischio di risarcimenti milionari. Tra i rilievi tecnici della recente sentenza del TAR Umbria e il dibattito sui futuri assetti impiantistici, la contesa investe la sostenibilità economica e ambientale dell'intero sistema regionale.

L'affondo del centrodestra: la sentenza del TAR e l'accusa di scaricare le emergenze su Orvieto

L'offensiva dell'opposizione, sottoscritta dai consiglieri Donatella Tesei, Enrico Melasecche (Lega), Eleonora Pace, Paola Agabiti, Matteo Giambartolomei (FdI), Laura Pernazza, Andrea Romizi (FI) e Nilo Arcudi (Tp-Uc), punta a inchiodare la Giunta alle proprie responsabilità. La minoranza definisce l'operato dell'esecutivo una politica “ideologica ed estremista” che, avendo archiviato la soluzione industriale dell'inceneritore prevista entro il 2029, si ritrova senza alternative se non quella di chiedere nuovo spazio per i conferimenti. I consiglieri contestano le giustificazioni dell'assessore Thomas De Luca, evidenziando la contraddizione tra le promesse di riconversione ecologica e la realtà dei fatti: “Se davvero la strategia della Giunta Proietti è quella di ridurre drasticamente il conferimento in discarica e trasformare i rifiuti attraverso il progetto dell’idrogeno, quale sarebbe la necessità di aggiungere altri 350mila metri cubi proprio a Orvieto?”.

Il pilastro giuridico della contestazione poggia sulla sentenza n. 233/2025 del TAR Umbria. I giudici amministrativi hanno respinto il ricorso di Acea Ambiente relativo a una precedente istanza da 500mila metri cubi, confermando che gli atti di programmazione non costituiscono un titolo autorizzatorio automatico e che la Regione detiene la piena discrezionalità tecnica nella distribuzione dei volumi. Su questa base, il centrodestra incalza: “Acea ha il diritto di presentare una nuova istanza, ma la Regione non è obbligata ad accoglierla. Dicano chiaramente se intendono autorizzare l'ampliamento”, chiedendo alla maggioranza di non far pagare a un territorio già provato il prezzo di scelte amministrative fallimentari.

La replica di Patto Avanti: la paternità della DGR 2/2022 e il rischio di contenziosi milionari

La replica di Patto Avanti Umbria respinge al mittente la ricostruzione, definendola una manovra di “propaganda politica” fondata su “accuse strumentali e palesemente ipocrite”. La maggioranza documenta come l'incremento di 350mila metri cubi sia stato deliberato formalmente proprio dalla Giunta Tesei con la DGR n. 2 del 5 gennaio 2022, atto concepito allora per garantire la tenuta transitoria del sistema in vista dell'inceneritore. A conferma di ciò, la coalizione cita l'avviso pubblico del 15 luglio 2026 per il PAUR, in cui il gestore Orvieto Ambiente Srl dichiara di aver formulato la domanda in stretta ottemperanza a quanto stabilito dalla delibera del centrodestra.

Secondo la maggioranza, l'apertura della procedura amministrativa è un atto dovuto a tutela delle casse pubbliche: interrompere l'iter calpestando i legittimi affidamenti maturati dal gestore esporrebbe l'ente a “richieste di risarcimento milionarie che verrebbero pagate con i soldi delle tasse dei cittadini umbri”. Da qui la sfida lanciata all'amministrazione orvietana di centrodestra: se la contrarietà all'opera è reale, sia il Comune di Orvieto a negare il titolo edilizio di propria competenza, “assumendosene la responsabilità di fronte alla legge, invece di pretendere che la Regione compia atti illegittimi”.

Dal termovalorizzatore all'economia circolare: lo scontro aperto sul futuro del Piano rifiuti

La polemica su Le Crete riflette una frattura profonda tra due modelli industriali e strategici inconciliabili. Da parte sua, il centrodestra rivendica la validità della programmazione precedente, evidenziando come l'annullamento del termovalorizzatore abbia cancellato “una soluzione strutturale che avrebbe consentito di ridurre progressivamente il ricorso alla discarica per la frazione non riciclabile e diminuire anche i costi di smaltimento”. Per l'opposizione, le annunciate alternative della sinistra sull'idrogeno e sull'economia circolare restano progetti fumosi e privi di concretezza operativa immediata, che costringono l'Umbria a ricadere nell'antica prassi di scavare e abbancare scarti sul territorio.

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Sul fronte opposto, Patto Avanti rivendica la discontinuità rispetto alla passata gestione, ricordando come sotto il governo di centrodestra siano stati autorizzati gli ampliamenti delle discariche di Belladanza a Città di Castello e di Borgogiglione a Magione, oltre all'ingresso di rifiuti speciali extraregionali provenienti dalla Campania, bloccati dall'attuale esecutivo. Per la maggioranza, il nuovo Piano rifiuti elaborato dall'assessore Thomas De Luca segna il superamento definitivo di discariche e inceneritori attraverso il massimo recupero di materia e la creazione di filiere verdi. Lo scontro istituzionale rimane aperto: da un lato l'opposizione che chiede garanzie immediate contro l'espansione dei siti di conferimento, dall'altro la Giunta che difende i tempi tecnici della transizione verso la chiusura del ciclo.

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Federico Zacaglioni
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