C’è un pezzo d’Umbria che da alcuni giorni viaggia a 500 chilometri di altezza, stipato dentro un satellite grande come una valigia. RF Microtech, azienda italiana specializzata in componenti a radiofrequenza per il settore aerospaziale, ha i suoi filtri a bordo del CubeSat Celeste IOD‑2, il dimostratore tecnologico lanciato il 28 marzo scorso da Thales Alenia Space per conto dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Il veicolo, 30 chili di peso, trasmette e riceve segnali in banda L e banda S con un obiettivo concreto: testare in orbita bassa nuove architetture PNT (Positioning, Navigation e Timing) pensate per integrare e potenziare i sistemi Galileo e Gps. Non è un esperimento da laboratorio. È il primo volo di una missione europea che vuole cambiare il modo in cui ci si orienta sulla Terra.

Il satellite IOD‑2 (In-Orbit Demonstrator 2) è stato messo in orbita da un razzo Rocket Lab dalla Nuova Zelanda. All’interno del suo payload – gli apparati che generano e ricevono i segnali radio – lavorano silenziosamente tre filtri progettati e realizzati su misura da RF Microtech: due operano in banda L, uno in banda S. La loro funzione non è accessoria. Filtrano le frequenze operative, eliminano le interferenze, garantiscono che i segnali trasmessi e ricevuti arrivino integri. In una missione che deve validare tecnologie mai volate prima, la qualità di quei segnali è tutto.
RF Microtech non ha fornito pezzi da catalogo. Il team guidato da Luca Pelliccia, head of Space Division, ha sviluppato tre filtri a radiofrequenza completamente ad hoc per le specifiche esigenze del satellite Celeste. Il set comprende due filtri in banda L e un filtro in banda S. Insieme svolgono un lavoro di cesello elettronico: selezionano le frequenze utili del payload e tengono fuori i segnali parassiti che, in orbita, sono sempre in agguato. Senza di loro, i dati raccolti dalla missione rischierebbero di essere inutilizzabili.
“Siamo orgogliosi di vedere la nostra tecnologia operare nello spazio nell’ambito di una missione europea così strategica”, ha dichiarato Pelliccia. “La progettazione di filtri RF completamente custom per il payload di questa missione dimostra la nostra capacità di sviluppare componenti ad alte prestazioni per applicazioni spaziali avanzate e di contribuire a programmi di grande rilevanza tecnologica per l’Europa”.

L’azienda perugina, che da anni lavora su commesse per l’aerospazio, non è nuova a sfide complesse. Ma Celeste IOD‑2 ha un valore particolare: non si limita a collaudare un satellite, ma getta le basi per un cambio di paradigma nella navigazione satellitare. L’obiettivo finale del programma Celeste (ex LEO-PNT) è sviluppare una costellazione di microsatelliti in orbita bassa (LEO, tra 500 e 560 km) in grado di offrire precisione centimetrica, latenza ridotta e robustezza contro tentativi di disturbo o inganno del segnale (jamming e spoofing). Un salto di qualità rispetto ai sistemi attuali, che nasce proprio dai dati raccolti in missioni come questa.
La missione Celeste non è un progetto di nicchia. È una delle scommesse tecnologiche più ambiziose dell’Esa per il prossimo decennio. L’idea è semplice solo a parole: integrare i sistemi esistenti Galileo e EGNOS con una nuova costellazione in orbita bassa, capace di arrivare dove i satelliti tradizionali fanno fatica – dalle regioni polari alle aree urbane più dense, dalle infrastrutture critiche alle reti di emergenza. Le applicazioni vanno dai veicoli autonomi alla navigazione marittima, dall’Internet delle cose all’asset tracking in tempo reale.

Il satellite IOD‑2 è il primo passo. Ne seguiranno altri quattro o cinque CubeSat dimostrativi, sempre con Thales Alenia Space come primo contraente. Poi, se i test daranno i risultati attesi, si passerà a una costellazione operativa di undici microsatelliti. RF Microtech, con i suoi tre filtri su misura, si è guadagnata un posto in questa filiera. Non solo come fornitore di componenti, ma come partner tecnologico capace di sviluppare soluzioni custom per applicazioni spaziali avanzate.
Con questa missione, l’azienda umbra rafforza il proprio ruolo nei programmi dell’Agenzia Spaziale Europea. E dimostra che, in Italia, l’alta tecnologia aerospaziale non vive solo nei grandi poli industriali del Nord. A volte nasce in una piccola azienda di Perugia, dentro un filtro grande pochi centimetri, che già sta volando a 500 chilometri dalla Terra.