Il calendario 2026 della Regione Umbria è già un caso politico. Tra le sue pagine, il 14 febbraio riserva una sorpresa che ha dell'incredibile: San Valentino, patrono di Terni e icona mondiale degli innamorati, è semplicemente scomparso. Al suo posto, i santi Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi. Una scelta filologica? Forse. Ma per il secondo capoluogo umbro suona come una cancellazione identitaria. Completa, perfetta. Perché nemmeno una foto di Terni compare nel calendario. La copertina è un tributo all'alta Umbria: Gubbio, l'albero di Natale di Perugia, il lago Trasimeno e multiple vedute naturalistiche decontestualizzate. Un’operazione di immagine che, volente o nolente, racconta un’Umbria monca. E questo non è un errore di stampa.
La notizia è esplosa sui social network, passata di mano tra quei pochi che il calendario istituzionale lo ricevono ancora in formato cartaceo. Tra i primi ad accorgersene è stato Leonardo Latini, ex sindaco di Terni, che ha postato la foto della pagina incriminata su Facebook con un annuncio ironico e amaro: “AAA San Valentino cercasi. La Regione Umbria abolisce ufficialmente il Santo patrono di Terni e degli innamorati! Che fine ha fatto? Continua l'inspiegabile campagna disidentitaria contro la nostra città”.

Dal precedente sindaco a quello attuale, Stefano Bandecchi, che avuta la notizia dai suoi è uscito sui social con un post al vetriolo. "Giusto la regione Umbria con la giunta di sinistra poteva cambiare San Valentino con San Cirillo. Dato che il patrono di Terni è San Valentino. Evidentemente a Sinistra si ricordano le vecchie canzoncine dei ragazzi...". E a corredo cita una rima che è tutto un programma.
Se Latini ha lanciato il sasso, il mare in tempesta è arrivato subito dopo. La protesta ha unito, per una volta, schieramenti politici normalmente contrapposti. Francesco Maria Ferranti, vicepresidente della Provincia di Terni per Forza Italia, non ha usato mezzi termini, parlando di “oscuramento a danno della promozione del territorio e del turismo” e aggiungendo, con una stiletta in più: “Un’ennesima dimostrazione di pressappochismo e scelleratezza che si aggiunge all’aumento sconsiderato della pressione fiscale”.
Anche dalla maggioranza che governa il Comune di Terni arrivano critiche feroci, il vicesindaco Riccardo Corridore, ha alzato i toni in modo plateale contro la Giunta regionale, guidata dal campo largo di centrosinistra: “Si vergognino tutti i ternani che hanno votato questa sinistra: guardate il calendario della Regione Umbria”. Una frattura che va oltre il singolo episodio, mostrando la profonda insofferenza di una città che si sente periferica nelle logiche di Palazzo Donini.
A dare ulteriore peso alla polemica, una voce autorevole e insospettabile: il giudice di Cassazione Angelo Matteo Socci. Rilanciando i post di Ferranti, ha chiosato con una sentenza lapidaria: “San Valentino. Scherza con i fanti mai con i Santi. Regione fuori di sè”. Una condanna senza appello che trasforma la gaffe amministrativa in un caso di dignità cittadina calpestata.

Se la cancellazione del santo patrono è grave, l’analisi del calendario regionale nel suo complesso rivela un approccio ancora più discutibile. Il progetto, curato dal Centro Stampa della Giunta con immagini selezionate da un concorso interno, sembra raccontare una Regione Umbria volontariamente ridotta. Terni e la sua provincia sono assenti. Non uno scorcio della Cascata delle Marmore, della Basilica del Santo, delle piazze principali, delle tante bellezze dell'Umbria del Sud.
Lo spazio visivo è tutto per Perugia, Gubbio e altri centri dell’area nord. E quando ci dovessero essere ambientazioni non "peruginocentriche" sono del tutto svuotate di identità territoriale.
Una scelta che solleva interrogativi non solo sul piano della rappresentanza, ma anche su quello della promozione turistica. Come si può valorizzare un territorio ignorandone sistematicamente una delle due città capoluogo e i suoi tesori? La domanda resta sospesa, mentre a Terni la rabbia cresce.
Il calendario senza San Valentino non è un incidente isolato. Chi ha buona memoria ricorda come il 2025 si fosse chiuso con lo spot natalizio regionale in cui il tipico pampepato di Terni veniva acquistato in un negozio di Narni. Piccole sviste? Forse. Ma quando gli errori seguono una direzione unica – quella che porta lontano da Terni – allora la percezione diventa quella di una volontà precisa. Di un’Umbria che, nella sua narrazione ufficiale, fa fatica a trovare spazio per la sua città più operosa e industriale. Sparisono i santi, i dolci cambiano patria, ma anche le infrastrutture non se la passano bene. E' il caso della querelle su Stadio-Clinica, di quella sul nuovo ospedale ma anche della ripartizioone delle risorse finanziarie.
A Terni, il messaggio è chiaro: hanno cancellato il santo degli innamorati, ma hanno risvegliato l’orgoglio di una intera città. E un orgoglio ferito, si sa, è molto più difficile da sedare di una semplice polemica di calendario. Per quest’anno, a Terni, gli auguri per il 14 febbraio potrebbero suonare più o meno così: “Buon San Cirillo e Metodio… e che San Valentino ci perdoni”.