Si chiude un’epoca e se ne apre un’altra per uno dei marchi simbolo dell’Umbria industriale. Dopo anni di attesa e un vuoto normativo ereditato dal passato, la Regione Umbria ha pubblicato sul Bollettino Ufficiale l’avviso per l’assegnazione delle concessioni minerarie del Bacino Sangemini, mettendo a gara pubblica lo sfruttamento delle acque minerali che scorrono nel sottosuolo tra San Gemini, Acquasparta, Terni e Montecastrilli. Non un semplice rinnovo, ma una partita industriale da oltre 7,5 milioni di euro, con una durata di 25 anni e un meccanismo di premialità che prova a riscrivere le regole del rapporto tra risorsa idrica, territorio e occupazione. Le buste dovranno arrivare entro le ore 12 del 19 agosto 2026. La prima seduta pubblica per l’apertura della documentazione amministrativa è già fissata per il 24 agosto.
La procedura rappresenta la prima concreta applicazione della legge regionale 7/2021, che ha introdotto il metodo dell’evidenza pubblica per l’assegnazione dei giacimenti di acque minerali, superando il regime di proroghe e trattative dirette che aveva caratterizzato il settore per decenni. Un passaggio definito “non più rinviabile” dall’assessore regionale Thomas De Luca, che ha seguito personalmente l’iter di riforma. “Portiamo a compimento la prima attuazione della legge, sanando il ritardo trovato a inizio legislatura”, ha dichiarato, sottolineando come l’impianto del bando sia costruito per selezionare un partner industriale con un progetto di lungo respiro.
Il criterio di aggiudicazione è quello dell’offerta più vantaggiosa, con un sistema di valutazione che assegna fino a 100 punti. A pesare non saranno solo la solidità economica e la capacità tecnica (entrambe fino a 20 punti), ma soprattutto la qualità del piano industriale (30 punti) e la sostenibilità delle ricadute sul territorio (20 punti). Un impianto che sposta l’asse della competizione dal semplice canone concessorio alla capacità di generare valore per la collettività.

Il cuore politico del bando sta nei criteri premiali, che disegnano con precisione la direzione di marcia voluta da Palazzo Donini. Chi parteciperà dovrà dimostrare di voler investire su un modello produttivo che riduca l’impatto ambientale lungo l’intera filiera. Il bando assegna punteggi specifici per l’uso del packaging in vetro, per l’attivazione di sistemi di vuoto a rendere con deposito cauzionale e per l’auto-approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili. Scelte che mirano a differenziare la produzione umbra in un mercato sempre più affollato e sensibile alle performance ambientali.
Ma c’è un secondo pilastro, meno scontato, su cui la Regione punta con decisione: lo sviluppo termale. Le acque Sangemini e Antiche Sorgenti Umbre-Fabia possiedono il riconoscimento ministeriale per la cura idropinica in situ. Il bando, recependo le richieste avanzate da comuni e provincia, considera l’uso plurimo della risorsa un elemento di premialità: saranno favoriti i progetti che integrano l’imbottigliamento con investimenti nel turismo del benessere e nella ricettività. Una diversificazione che, nelle intenzioni, dovrebbe creare un indotto capace di andare oltre la stagionalità e i volumi del solo mercato della Gdo.
Un capitolo centrale riguarda la tenuta occupazionale. L’assessore De Luca è stato esplicito: “Al centro della nuova concessione c’è la responsabilità sociale verso i lavoratori. Quelli attualmente occupati devono essere integralmente riassorbiti; per quelli futuri, premieremo i progetti con maggiore impegno occupazionale”. Una clausola che vincola l’aggiudicatario a farsi carico del riassorbimento dei lavoratori, evitando che la competizione al ribasso si scarichi sui livelli di impiego.
Parallelamente, il bando introduce meccanismi di compensazione diretta per le comunità locali. Sono previsti punteggi aggiuntivi per chi proporrà opere a beneficio della collettività, come interventi contro il dissesto idrogeologico o il miglioramento della viabilità locale. A questo si aggiunge il sistema dei diritti di superficie, commisurati ai volumi effettivamente estratti, che dovrà garantire un flusso di risorse certe sia alla Regione sia ai municipi interessati. L’obiettivo dichiarato è fare in modo che la risorsa idrica si traduca in un dividendo territoriale misurabile, e non solo in una rendita per il concessionario di turno.
La partita ora passa al mercato. La vera sfida sarà capire quale gruppo industriale vorrà e potrà raccogliere un dossier che unisce la complessità di un rilancio commerciale – con il marchio Sangemini da riposizionare sui mercati nazionali e internazionali – alla rigidità di vincoli ambientali e sociali stringenti. Le buste aperte il 24 agosto cominceranno a dare le prime risposte.