19 Mar, 2026 - 20:00

Referendum sull’eolico a Gubbio: tra proposta politica e limiti dello Statuto, il caso divide la città

Referendum sull’eolico a Gubbio: tra proposta politica e limiti dello Statuto, il caso divide la città

La vicenda dei parchi eolici sui crinali eugubini continua a far discutere, ma questa volta il centro del dibattito si è spostato dal merito ambientale e paesaggistico al terreno più complesso delle regole istituzionali.

La mozione approvata a larga maggioranza dal Consiglio Comunale, con cui sono state inviate al Ministero dell’Ambiente circa 80 pagine di osservazioni tecniche contrarie ai progetti, ha infatti introdotto un elemento nuovo e controverso: la proposta di indire un referendum consultivo.

L’iniziativa, avanzata dal gruppo consiliare Progetto Città attraverso la consigliera Nancy Latini, ha immediatamente suscitato reazioni contrastanti, dando vita a un confronto che intreccia diritto, politica e percezione pubblica.

Il nodo giuridico: cosa prevede lo Statuto

Al centro della questione si trova l’articolo 21 dello Statuto comunale, e in particolare il suo terzo comma, che stabilisce in modo inequivocabile i limiti dell’istituto referendario. Il testo esclude infatti la possibilità di sottoporre a referendum tutte le questioni che riguardano la materia urbanistica e la programmazione o realizzazione di opere pubbliche.

È proprio su questo punto che si concentra l’analisi. Gli impianti eolici, per loro natura, incidono direttamente sull’assetto del territorio, richiedono autorizzazioni paesaggistiche e urbanistiche e si inseriscono in una pianificazione che supera il livello comunale. In questo senso, appare difficile sottrarli alla sfera della materia urbanistica, che lo Statuto sottrae espressamente alla consultazione referendaria.

Il carattere consultivo non cambia il quadro

La proposta è stata presentata come referendum consultivo, dunque privo di effetti vincolanti. Tuttavia, questo elemento non sembra modificare il quadro normativo. Lo Statuto, infatti, non distingue tra diverse tipologie di referendum quando individua le materie escluse, ma pone un divieto generale legato all’oggetto.

In altre parole, non è la natura consultiva dello strumento a determinarne l’ammissibilità, ma la materia su cui esso insiste. E se questa rientra tra quelle escluse, il referendum non può essere indetto, indipendentemente dal suo carattere non vincolante.

Non è la forma del referendum a essere decisiva, ma ciò di cui si chiede ai cittadini di esprimersi.

Le critiche: tra accusa politica e contestazione tecnica

In questo contesto si inserisce la posizione fortemente critica espressa da parte di taluni che hanno definito la proposta come una vera e propria forzatura politica. Secondo questa lettura, l’emendamento inserito nella mozione sarebbe stato formulato in modo tale da apparire praticabile, pur sapendo che il Consiglio comunale non avrebbe potuto procedere concretamente in quella direzione.

L’espressione utilizzata, quella secondo cui il Consiglio “valuterà la possibilità” di indire il referendum, viene interpretata come una formula ambigua, capace di generare consenso senza fondamento giuridico. Da qui l’accusa di aver creato un’illusione, rilanciata - sempre secondo la critica - anche senza un adeguato approfondimento da parte dell’informazione.

La replica: il valore della partecipazione

Di segno opposto la posizione dei promotori della proposta, che rivendicano la scelta come un atto di apertura verso i cittadini. Il referendum viene presentato come uno strumento di coinvolgimento diretto della comunità su una decisione ritenuta strategica per il futuro del territorio.

Nella visione espressa da Progetto Città, il tema dei parchi eolici non può essere ridotto a una questione tecnica, ma deve essere affrontato anche sul piano della partecipazione democratica, soprattutto quando riguarda il paesaggio e l’identità di un territorio come quello eugubino.

Secondo i promotori, quando si interviene su scelte che possono modificare in modo permanente il territorio, è giusto che i cittadini siano coinvolti.

Tra norme e consenso: il vero terreno dello scontro

Il caso mette in evidenza una tensione sempre più frequente nella politica locale: quella tra il rispetto delle regole e la ricerca del consenso. Da una parte, lo Statuto rappresenta un limite chiaro, che difficilmente può essere aggirato senza una revisione formale. Dall’altra, la proposta referendaria si configura come un segnale politico, che mira a intercettare una sensibilità diffusa sul tema ambientale.

Questa tensione si riflette anche nella dinamica consiliare. La mozione è stata approvata con un ampio consenso, ma non all’unanimità, segno che le perplessità non sono mancate nemmeno all’interno dell’assemblea.

Il rischio delle aspettative

Uno degli aspetti più delicati riguarda le possibili conseguenze di questa iniziativa sul piano della percezione pubblica. Se il referendum dovesse risultare inammissibile, il rischio è quello di aver alimentato aspettative che non potranno essere soddisfatte.

In un contesto già segnato da una crescente distanza tra cittadini e istituzioni, questo tipo di dinamica potrebbe contribuire ad aumentare la sfiducia.

Quando la politica promette strumenti che non può utilizzare, il confine tra partecipazione e illusione diventa sottile.

Il ruolo del Comune tra limiti e possibilità

Va inoltre ricordato che la competenza in materia di impianti eolici non è esclusivamente comunale. Le autorizzazioni principali sono rilasciate a livello regionale o statale, mentre il Comune può intervenire attraverso osservazioni, pareri e strumenti urbanistici.

Questo significa che anche un eventuale referendum, se fosse ammissibile, avrebbe comunque un valore limitato sul piano operativo.

Una vicenda che interroga la politica locale

La proposta di referendum consultivo sui parchi eolici a Gubbio si colloca in un punto di equilibrio instabile tra legittima richiesta di partecipazione e rispetto delle regole istituzionali.

Da un lato emerge una volontà politica di coinvolgere i cittadini su una scelta ritenuta cruciale. Dall’altro, il quadro normativo appare chiaro nel porre limiti precisi.

In definitiva, la credibilità della politica si misura tra ciò che si può fare e ciò che si vuole fare.

E proprio su questo equilibrio si giocherà non solo l’esito di questa vicenda, ma anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni locali.

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Mario Farneti
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