25 Mar, 2026 - 18:00

Referendum, LeD esultano e attaccano la Giunta Fiorucci: “Ma il voto non era un giudizio politico”

Referendum, LeD esultano e attaccano la Giunta Fiorucci: “Ma il voto non era un giudizio politico”

I LeD (Liberi e Democratici) rivendicano con forza il risultato referendario a Gubbio, interpretandolo come una netta affermazione del fronte del No e come un segnale politico contro l’attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Vittorio Fiorucci.

Nel loro intervento, il movimento parla di una città che avrebbe risposto “con un coro unanime contro lo stravolgimento dei principi fondamentali della Repubblica”, sottolineando la distanza tra il voto dei cittadini e la linea della Giunta.

Una lettura che, secondo i LeD, trasformerebbe il risultato in una sorta di “mozione di sfiducia popolare” nei confronti del governo cittadino.

L’attacco politico all’amministrazione e alle istituzioni

Il tono del comunicato è fortemente politico. I LeD parlano di “disfatta senza appello” per l’amministrazione Fiorucci, sostenendo che il voto avrebbe sconfessato l’azione della Giunta.

Nel mirino non solo il Comune di Gubbio, ma anche altre istituzioni umbre, come la Regione e la Provincia, citate per il diverso andamento del voto in altri territori.

Secondo il movimento, Gubbio si sarebbe distinta come “baluardo insuperabile a difesa della Costituzione”, in contrapposizione ad altre realtà dove il risultato è stato differente.

Un’interpretazione politica contestata

Al di là delle dichiarazioni, emerge però un elemento centrale: il referendum in questione aveva un oggetto specifico e limitato, legato alla magistratura e alla modifica di assetti costituzionali, non rappresentava un voto amministrativo o un giudizio diretto sull’operato di governi locali.

Attribuire al risultato un significato politico generale, fino a trasformarlo in un giudizio sull’amministrazione comunale, appare quindi una forzatura interpretativa.

Si tratta, in sostanza, di una lettura che sposta il piano della consultazione: da un quesito tecnico e istituzionale a una competizione politica locale che non era formalmente in discussione.

Dal referendum alla “mozione di sfiducia”: il salto logico

Nel testo dei LeD si legge chiaramente questa impostazione: “il nostro lavoro sul territorio ha saputo trasformare il voto referendario in una vera e propria mozione di sfiducia popolare”.

Un passaggio che rappresenta il cuore della questione. Il referendum, infatti, non era strutturato come uno strumento di valutazione dell’operato amministrativo, né locale né nazionale.

L’interpretazione proposta dal movimento assume quindi i tratti di una operazione politica, che attribuisce al voto un significato ulteriore rispetto a quello previsto.

Il contesto politico e le dinamiche interne

Le dichiarazioni dei LeD si inseriscono anche in un quadro politico più ampio, segnato da tensioni e dinamiche interne al campo progressista.

Nel 2024 il movimento aveva puntato a mantenere la guida della città con un progetto politico legato all’ex sindaco Filippo Mario Stirati, un percorso che però non ha trovato conferma elettorale.

In questo contesto, la lettura del referendum come successo politico assume anche il valore di un tentativo di rilancio e di ridefinizione del proprio spazio all’interno dello scenario locale.

Il confronto con altri territori umbri

Nel comunicato viene evidenziato il confronto con altri territori, come Assisi e Gualdo Tadino, dove il risultato referendario è stato diverso.

I LeD interpretano questo dato come una “preoccupante discontinuità”, rafforzando la narrazione di Gubbio come realtà distinta e più coerente con determinati valori.

Anche in questo caso, però, il confronto appare inserito in una chiave politica che va oltre il significato originario della consultazione.

Tra partecipazione e strumentalizzazione

Il referendum ha sicuramente registrato una partecipazione significativa, segnale di interesse e coinvolgimento civico.

Tuttavia, trasformare questo dato in un giudizio politico diretto sull’amministrazione locale rischia di alterare la natura stessa dello strumento referendario, utilizzandolo come leva di competizione politica.

Una dinamica che, come evidenziato da più osservatori, può contribuire a generare confusione tra i livelli istituzionali e tra le diverse finalità del voto.

Un dibattito destinato a proseguire

Le dichiarazioni dei LeD riaprono dunque il confronto politico a Gubbio, ma anche il dibattito sul significato da attribuire ai risultati referendari.

Da un lato, il legittimo diritto delle forze politiche di interpretare il voto; dall’altro, la necessità di mantenere una distinzione chiara tra consultazioni tematiche e competizioni elettorali.

In questo equilibrio si giocherà, nei prossimi mesi, una parte importante del confronto politico locale.

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Mario Farneti
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