27 Mar, 2026 - 13:15

Referendum Giustizia in Umbria, la Lega attacca: “L’analisi dei flussi? Propaganda travestita da scienza per dividere il centrodestra”

Referendum Giustizia in Umbria, la Lega attacca: “L’analisi dei flussi? Propaganda travestita da scienza per dividere il centrodestra”

La disputa sui flussi elettorali del referendum sulla giustizia in Umbria si sposta dal terreno dei numeri a quello della legittimazione politica. A un giorno di distanza dalla presentazione dell’analisi dell’Università di Perugia, che aveva evidenziato astensioni e “non allineamenti” nel centrodestra, è il segretario regionale della Lega UmbriaRiccardo Augusto Marchetti, a dettare la linea di contrattacco: “Quella presentata da Bracalente non è una verità scientifica, ma una lettura politica travestita da statistica” . La replica del Carroccio si inserisce direttamente nel dibattito acceso dallo studio, respingendo al mittente la lettura dei dati e accusando l’ex presidente della Regione di voler incrinare i rapporti interni alla coalizione.

Il segretario della Lega Umbria Marchetti: “Stime arbitrarie, non voti reali”

Il leader della Lega umbra attacca innanzitutto il metodo utilizzato dai docenti. “Parliamo di stime sui flussi costruite su dati aggregati, non di voti reali dei singoli elettori” , afferma Marchetti“Nessuno ha chiesto agli elettori della Lega come hanno votato. Nessuno può sapere, con certezza, chi è rimasto a casa o chi ha cambiato scelta” .

Per sostenere la sua tesi, il segretario regionale richiama i limiti dell’inferenza ecologica: “Non lo dico io, lo dice la stessa scienza statistica. Studi dell’Università di Harvard spiegano chiaramente che da dati aggregati non si possono ricostruire con certezza i comportamenti individuali, perché più combinazioni di voto possono produrre gli stessi risultati. È il limite strutturale dell’inferenza ecologica. Tradotto, non è una prova, è un’ipotesi” .

Marchetti sottolinea poi un elemento che, a suo dire, “smonta tutta la narrazione” : il ritorno al voto di decine di migliaia di elettori che avevano disertato le europee. “Al referendum è tornata a votare una quota enorme di elettori che alle europee si erano astenuti. Questo significa che il corpo elettorale è cambiato in modo significativo. Attribuire il risultato agli elettori di un singolo partito è quindi un’operazione arbitraria, non un’analisi seria” .

Attacco a Bracalente: “Un tentativo di mettere zizzania nel centrodestra”

Sul piano politico, Marchetti contesta la presunta imparzialità dello studio, richiamando il passato da presidente della Regione di Bruno Bracalente per il centrosinistra. “Sul piano politico, poi, è difficile non notare che questa ‘analisi’ arriva da chi è stato presidente della Regione per la sinistra. Legittimo, ma allora si abbia l’onestà di dire che non siamo davanti a un arbitro imparziale. Più che una ricerca scientifica, sembra un tentativo maldestro di mettere zizzania nel centrodestra” .

Il segretario regionale rivendica quindi il lavoro sul territorio della Lega in Umbria: “Noi, in Umbria, abbiamo fatto una campagna vera: 47 gazebi tra piazze e mercati, volantinaggi ovunque, incontri pubblici diffusi su tutto il territorio. Altro che partito assente” .

A chiusura della sua replica, Marchetti richiama il risultato nazionale come fatto incontrovertibile. “Il dato nazionale è chiarissimo: il Sì ha vinto soltanto in tre regioni in tutta Italia, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Tre regioni guidate dalla Lega. Questo è un fatto, non una stima” . “La verità è semplice: quando i dati reali non piacciono, si costruiscono narrazioni. Noi continuiamo a stare tra la gente e a fare politica sul territorio, lasciando ad altri le operazioni di palazzo travestite da scienza” , conclude Marchetti.

Lo studio contestato: astensionismo selettivo e rientrati al voto

L’analisi finita nel mirino della Lega era stata presentata il 26 marzo a Palazzo Cesaroni dai docenti Bruno Bracalente e Antonio Forcina per il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con il Servizio valutazione politiche pubbliche dell’Assemblea legislativa dell’Umbria. Incrociando i dati del referendum costituzionale sulla giustizia con quelli delle europee 2024, lo studio individuava tre fenomeni convergenti: la polarizzazione degli schieramentil’astensionismo selettivo, che aveva colpito in particolare alcuni partiti del centrodestra; e il ritorno al voto di circa 110mila cittadini umbri astenutisi alle europee, divisosi quasi equamente tra Sì e No.

Il dato più rilevante riguardava proprio la disomogeneità all’interno della coalizione di governo. Secondo i ricercatori, mentre gli elettori di centrosinistra avevano risposto in modo plebiscitario all’indicazione di voto per il No, nel campo del centrodestra si era registrata una quota significativa di voti contrari alle indicazioni di partito e, soprattutto, un astensionismo diffuso che aveva eroso il bacino potenziale del Sì, con particolare riferimento agli elettori di Lega e Forza Italia“Solo gli elettori di Fratelli d’Italia avrebbero seguito in modo netto le indicazioni per il sì” , evidenziavano i docenti.

Come già riportato ieri da Tag24 Umbria (leggi l’articolo completo con l’analisi dei flussi), lo studio restituiva il ritratto di una débacle costruita per sottrazione: il “Sì” non sarebbe stato sconfitto solo dal voto contrario, ma anche dall’elettorato che mancava al fronte governativo, tra astensioni, scelte contrarie e un ritorno al voto che si rivelò un’arma a doppio taglio. Una fotografia che oggi la Lega contesta duramente, spostando lo scontro dalla lettura dei dati alla legittimità politica di chi li ha elaborati.

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE