24 Feb, 2026 - 13:15

Terni, la giustizia al bivio: il fronte del Sì si compatta per la separazione delle carriere e contro il “peso” delle correnti

Terni, la giustizia al bivio: il fronte del Sì si compatta per la separazione delle carriere e contro il “peso” delle correnti

Se ne parla da mesi, ma finora il dibattito pubblico è stato per lo più incentrato sulla battaglia di opinioni pro o contro il governo nazionale. Terni prova a riportare il referendum sulla giustizia dentro l’alveo del diritto costituzionale. Lo fa con una giornata di confronto nella sala consiliare di Palazzo Spada, dove il coordinamento delle forze liberali umbre - AzioneCivici XEuropa RadicaleOra! Umbria e Partito Liberaldemocratico - ha messo in fila le ragioni del Sì. Non solo separazione delle carriere, ma anche e soprattutto il nodo delle correnti della magistratura, accusate di avere trasformato il Consiglio superiore in un terminale di lottizzazione.

A intervenire, davanti a una platea attenta, una schiera di voci che il tema lo hanno studiato sui libri o toccato con mano nelle aule di tribunale: da Claudio Petruccioli, giornalista ed ex presidente Rai, alla costituzionalista Emanuela Pistoia; dall’ex deputata Anna Paola Concia, in collegamento da Francoforte, agli avvocati della Camera penale di Terni e dei comitati referendari locali. Il filo conduttore è uno solo: il referendum non è un attacco al governo, ma una “necessità sistemica”.

“Le correnti come partiti”: così il CSM diventa un feudo

Il primo a mettere il dito nella piaga è Claudio Petruccioli. L’ex presidente Rai invita i cittadini ad andare a votare a prescindere dal loro orientamento, “perché dalle urne uscirà un risultato che, se sarà frutto di una minoranza, sarà comunque molto pesante per il funzionamento dello Stato”. Poi entra nel merito: “La magistratura ha compiuto un’operazione dannosissima per l’ordinamento: si è organizzata in correnti che ricalcano la politica. L’autonomia del giudice non è meno importante di quella degli altri poteri”.

Petruccioli cita il magistrato Guido Salvini per ribadire un concetto che gli sta a cuore: la riforma non limita l’autonomia, la estende. “Perché coinvolge anche i pm, oggi non menzionati in Costituzione. Se vincessero i No, questo sistema si cristallizzerebbe per trent’anni”.

Di cristallizzazione e opacità parla anche l’avvocato Francesco Donzelli, che riporta in aula lo spettro del cosiddetto “sistema Palamara”. Con dovizia di particolari, ricostruisce lo scambio di mail tra un magistrato e un giornalista compiacente per affossare la carriera di un collega che aveva assolto un imputato. “Chiunque può trovarsi davanti a un giudice e subire un trattamento del genere. Se anche in un solo caso un gip rigetterà una richiesta di custodia senza timore di ritorsioni, allora vorrà dire che la riforma sarà servita”.

La lezione tedesca e il silenzio dei giudici in tv

Collegata da Francoforte, Anna Paola Concia offre uno sguardo comparato che suona come un campanello d’allarme. “L’Italia è tra le pochissime democrazie liberali in cui non esiste separazione effettiva dei poteri in ambito giudiziario. In Germania i giudici non vanno in televisione, non parlano dei processi, non sono star. Da noi succede il contrario”.

L’ex deputata attacca frontalmente la campagna del No, colpevole a suo dire di fare leva sulle paure più che sui contenuti. “Raccontano fake news, parlano alla pancia. Noi, che veniamo da quella cultura di sinistra che da sempre si batte per la riforma, dobbiamo invece parlare alla testa”.

Dalla sua parte, Francesco Carbini ricorda le origini della proposta: “Il primo promotore è stato un socialista, medaglia d’oro della Resistenza, Giuliano Vassalli. Dire che oggi questa riforma è di destra significa tradire quei valori”.

La sfida della fiducia e il sorteggio dei magistrati

Sul fronte delle garanzie processuali, la presidente della Camera penale di Terni, l’avvocato Francesca Carcascio, punta il dito sull’eccessiva promiscuità tra giudici e pm. “Appartengono alla stessa carriera e tendono a tutelarsi reciprocamente. Nei tribunali l’Anm affigge manifesti per il No. Questo la dice lunga”.

A chiudere il cerchio, la voce della professoressa Emanuela Pistoia, ordinario di Diritto dell’Unione europea all’Università di Teramo. Il suo intervento si concentra sul metodo di selezione dei membri del CSM. “Il sistema elettivo favorisce le correnti. In ambito accademico il passaggio al sorteggio ha migliorato qualità e imparzialità. Non si capisce perché non debba valere per i magistrati”. Poi una stoccata a chi invoca l’intangibilità della Carta: “La Costituzione è stata modificata decine di volte ed è pensata proprio per essere aggiornata”.

Nel pubblico, molti giovani. Quella fetta di under 38 che Elisa Modarelli rappresenta nel comitato promotore. “Oltre il 40 per cento degli italiani ha poca fiducia nella magistratura. Questo referendum serve ad accrescerla”.

L’evento, trasmesso da Radio Radicale, si chiude con un appello corale: andare alle urne sapendo che, al di là del colore politico del governo, in ballo c’è il rapporto tra cittadini e giustizia.

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Federico Zacaglioni
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