Nasce anche a Perugia il Comitato per il No al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. La costituzione è avvenuta al termine dell’incontro pubblico svoltosi giovedì 15 gennaio nella sala Conti della sede della Cgil Umbria, nel capoluogo regionale. Il nuovo organismo aderisce formalmente al Comitato nazionale della società civile, costituito a Roma il 10 gennaio e presieduto da Giovanni Bachelet, e si propone come punto di riferimento territoriale per la campagna referendaria.
All'iniziativa hanno aderito associazioni, organizzazioni sindacali, forze politiche e realtà della società civile, che hanno deciso di coordinare le proprie attività in vista del voto, puntando su informazione, confronto pubblico e presenza capillare nei territori.
Il Comitato perugino per il No nasce con l’adesione di una vasta e articolata rete di soggetti rappresentativi della società civile, del mondo sindacale, associativo, studentesco e politico del territorio. Tra i promotori figurano la Cgil, l’Anpi provincia di Perugia, Libera Umbria, Perugia per la Sanità Pubblica e la Pace, Umbria per la Sanità Pubblica, UmbriaLeft Aps, il Partito Democratico provincia di Perugia, il Movimento 5 Stelle provincia di Perugia, Sinistra Italiana Avs provincia di Perugia - Rifondazione Comunista provincia di Perugia, l’Udu, Altrascuola Rdsm Perugia, l’Unione degli Studenti Perugia, Link Perugia, l’associazione Porco Rosso, Arci provincia di Perugia, Legambiente Perugia, l’associazione Il coraggio della pace disarma, Una regione per restare, il Coordinamento per la democrazia costituzionale e l’associazione Compagno è il mondo.
Una composizione ampia e trasversale che, sottolineano i promotori, testimonia “l’ampiezza delle preoccupazioni e delle sensibilità coinvolte dalla riforma”, e che riflette la volontà di costruire un fronte unitario capace di coinvolgere cittadini, realtà associative e forze sociali in un confronto pubblico sui contenuti del referendum costituzionale.
Durante la riunione costitutiva è stato definito anche l’assetto organizzativo del Comitato perugino. Il coordinamento è stato affidato al professor Mauro Volpi, costituzionalista di lungo corso e già componente del Consiglio superiore della magistratura. La funzione di portavoce è stata invece attribuita alla dottoressa Alessandra Lecce.
L'indirizzo operativo delineato dal Comitato è orientato a una rapida strutturazione territoriale. Come spiegano i promotori, l’impegno prioritario “è quello di costituire da subito comitati nelle città e nei territori della provincia di Perugia”, con l’obiettivo di assicurare una presenza capillare e continuativa, capace di promuovere informazione, confronto pubblico e partecipazione attiva dei cittadini in vista della consultazione referendaria.
Il Comitato per il No di Perugia si inserisce in una più ampia rete nazionale di opposizione alla riforma costituzionale. Oltre al Comitato della società civile presieduto da Giovanni Bachelet, sul piano nazionale operano anche il Comitato "Giusto dire No", promosso dall’Associazione nazionale magistrati, e il Comitato dei quindici cittadini che hanno richiesto il referendum, raccogliendo in appena ventiquattro giorni oltre 500mila firme, superando ampiamente il quorum necessario.
Le motivazioni del No sono state al centro del confronto che ha portato alla nascita del Comitato perugino. “La legge - spiegano i promotori - non affronta nessuno dei problemi della giustizia più sentiti dai cittadini, come la durata dei processi e l’efficienza degli uffici giudiziari; le garanzie del diritto alla difesa sarebbero compromesse dal distacco dai giudici dei pubblici ministeri, trasformati da magistrati in ‘avvocati della polizia’ il cui unico obiettivo sarebbe il rinvio a giudizio e la condanna degli imputati; lo smantellamento del governo autonomo posto a garanzia dell’indipendenza della Magistratura dai poteri politici, con la triplicazione del Consiglio superiore della Magistratura in un Csm per i giudici, uno per i pubblici ministeri e un’Alta Corte disciplinare. Questo, oltre a triplicare i costi, darebbe vita a organi divisi e privi di competenze comuni non più in grado di garantire una giustizia uguale per tutti e non ‘forte con i deboli e debole con i forti’, come quella che il governo sta portando avanti”.
Ulteriori criticità vengono evidenziate dai promotori con riferimento alla composizione degli organi di autogoverno. “I magistrati componenti dei tre organi - aggiungono ancora i promotori del Comitato per il no - non sarebbero eletti da tutti i magistrati, com’è attualmente, ma verrebbero sorteggiati, a fronte di membri politici estratti da una lista approvata dal Parlamento che potrebbe essere appannaggio della sola maggioranza; essi sarebbero quindi scelti per caso, non rappresentativi, irresponsabili nei confronti dell’intera Magistratura e dei cittadini ed esposti a condizionamenti della politica e di interessi privati; l’indebolimento della magistratura sarebbe solo il primo passo contro la Costituzione, verso lo squilibrio tra i poteri e il pregiudizio per i diritti fondamentali, al quale seguirebbero una legge elettorale antidemocratica, un Premierato con un capo del governo dominante plebiscitato dal popolo, l’accentuazione della differenziazione tra le Regioni a vantaggio di poche e a danno della grande maggioranza”.
Il Comitato per il No di Perugia annuncia per le prossime settimane un calendario di iniziative pubbliche: assemblee, incontri di approfondimento giuridico, momenti di confronto con cittadini e studenti, attività informative nelle piazze e nei luoghi di aggregazione. Al centro della strategia, la volontà di portare il dibattito “fuori dalle sedi istituzionali” e renderlo accessibile e comprensibile a un pubblico ampio.
La costituzione del Comitato per il No a Perugia si colloca all’interno di un quadro nazionale caratterizzato da un confronto politico e istituzionale particolarmente acceso sulla riforma della giustizia. A fronte di una proposta che il Governo rivendica come necessaria per imprimere un cambiamento strutturale al sistema, ampi settori della società civile, del mondo accademico e delle professioni giuridiche esprimono preoccupazioni sugli effetti che la riforma potrebbe produrre sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sulle garanzie previste dalla Carta costituzionale.
Criticità che vengono richiamate anche nel dibattito pubblico nazionale e che investono, in particolare, i profili di indipendenza della magistratura, il funzionamento degli organi di autogoverno e la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini. In questo contesto, il Comitato perugino per il No intende porsi come un presidio stabile di confronto sul territorio umbro, con l’obiettivo di favorire un’informazione consapevole e una partecipazione ampia e informata in vista della consultazione referendaria.