25 Apr, 2026 - 10:40

Umbria, redditi in corsa nel 2024 ma il lavoro autonomo frena. Mencaroni: “Servono strumenti mirati”

Umbria, redditi in corsa nel 2024 ma il lavoro autonomo frena. Mencaroni: “Servono strumenti mirati”

L’Umbria corre più di tutte. Il reddito reale dichiarato per contribuente mette a segno nel 2024 un balzo del 7,8 per cento, il miglior dato d’Italia, più del doppio della media nazionale ferma al 3,2 per cento. Eppure, proprio nel momento in cui la regione aggancia la ripartenza, un pezzo consistente della sua economia diffusa accusa un colpo secco. I dati sulle dichiarazioni Irpef 2025, relativi all’anno d’imposta 2024 e diffusi ieri dal ministero dell’Economia e delle Finanze, consegnano una fotografia che è insieme esaltante e ruvida: i redditi dei lavoratori autonomi umbri scendono dell’8,1 per cento in termini reali, la seconda flessione più pesante del Paese dopo la provincia autonoma di Trento (-12,7%). Arretrano anche i titolari di ditte individuali, che lasciano sul terreno un -4,8 per cento. Due categorie che interrompono così il faticoso percorso di recupero sui livelli medi nazionali avviato negli anni scorsi.

L’Umbria migliora con dipendenti e pensionati ma il lavoro indipendente inverte la marcia: il divario con la media nazionale torna a salire

La forbice che si allarga è il cuore critico della rilevazione. Mentre il reddito complessivo degli umbri si avvicina alla media italiana riducendo il gap dall’8 per cento al 3,9 per cento in un solo anno – si passa da 23 mila euro del 2023 a 24.800 euro nel 2024, contro una media nazionale di 25.800 euro – la distanza che separa un lavoratore autonomo umbro dal suo omologo italiano cresce. Era del 10 per cento nel 2023 (59.700 euro contro 66.300 euro), adesso è salita al 12,7 per cento55.200 euro di reddito medio in Umbria, contro 63.600 euro del dato nazionale. Un arretramento che colloca la regione non solo dietro a tutti i territori del Centro-Nord, ma anche alle spalle di una regione del Mezzogiorno come la Sardegna, dove il reddito medio degli autonomi si attesta a 56.500 euro.

A pesare è la velocità della caduta. Il -8,1 per cento reale degli autonomi umbri è quasi il doppio del già brusco -4,8 per cento nazionale. Nella geografia del Centro Italia, le Marche seguono con un -8 per cento, la Toscana registra un -4,6 per cento e il Lazio limita i danni a -2,9 per cento. Per gli imprenditori individuali, che in Umbria rappresentano il 49,7 per cento del totale delle imprese, il reddito medio scende a 66.800 euro, contro 84.300 euro della media italiana. Un distacco di ventuno punti percentuali che resta strutturale e che vede la regione superata anche dall’Abruzzo (68.400 euro).

I dati confermano un passaggio delicato per il lavoro autonomo e per le ditte individuali umbre, che restano una componente essenziale della nostra economia diffusa. La battuta d’arresto del 2024 non cancella il recupero realizzato negli ultimi anni, ma segnala che quel percorso va sostenuto con maggiore decisione”, dichiara Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria. Poi aggiunge: “Il divario con la media nazionale resta significativo, soprattutto per le imprese individuali, e impone attenzione su produttività, innovazione, dimensione aziendale e accesso ai mercati. Allo stesso tempo, il forte miglioramento del reddito complessivo per contribuente dimostra che l’Umbria ha energie reali e capacità di recupero. La sfida è fare in modo che questa spinta coinvolga con più forza anche autonomi, professionisti e piccoli imprenditori”.

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La fotografia di medio periodo corregge l’allarme: in 5 anni la crescita umbra batte ancora la media italiana

Un anno, per quanto duro, non rovescia una tendenza. Allargando lo sguardo al quinquennio 2019-2024, la lettura si fa meno fosca per l’Umbria. In termini reali, il reddito dei lavoratori autonomi è cresciuto del 10,6 per cento, un ritmo oltre quattro volte superiore al +2,3 per cento dell’Italia. Ancora più marcato il recupero degli imprenditori di ditte individuali, il cui reddito reale, nello stesso arco di tempo, ha messo a segno un +29 per cento contro il +19,2 per cento nazionale. Numeri che raccontano di un territorio capace di reagire, ma che ora rischia di smarrire lo slancio proprio nelle categorie più esposte alla competizione e alle trasformazioni del mercato.

La frenata del 2024, quindi, viene interpretata dalla stessa Camera di Commercio dell’Umbria come una correzione all’interno di un ciclo ancora positivo, non come un cedimento strutturale. Restano però le cifre a preoccupare, soprattutto se lette accanto a quelle di chi, nella regione, ha invece beneficiato di un anno favorevole. Il balzo del 7,8 per cento del reddito complessivo, trainato da dipendenti e pensionati, ha dimezzato il ritardo storico dell’Umbria sul reddito medio nazionale, portandolo a quel 3,9 per cento che rappresenta il miglior piazzamento degli ultimi anni. Un recupero che, paradossalmente, rende ancora più visibile la distanza delle due velocità che convivono dentro i confini regionali.

Mencaroni indica la strada: “Servono strumenti mirati, accompagnamento alla transizione digitale, formazione e politiche capaci di rafforzare la competitività del sistema produttivo regionale”. Parole che suonano come un’esortazione a non accontentarsi del primato nella corsa complessiva, perché la tenuta del tessuto economico diffuso passa dalla capacità di non lasciare indietro chi lavora in proprio. La Camera di Commercio dell’Umbria, assicura il presidente, “continuerà a lavorare in questa direzione, al fianco delle imprese e dei territori”. La partita, insomma, è aperta. E i numeri del 2024, più che una sentenza, rappresentano un avviso.

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Federico Zacaglioni
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