08 Jan, 2026 - 17:10

Recessione a Terni, la Cgil lancia l’allarme: “Vertenza territoriale, coinvolgeremo i parlamentari umbri”

Recessione a Terni, la Cgil lancia l’allarme: “Vertenza territoriale, coinvolgeremo i parlamentari umbri”

La Camera del Lavoro ternana, nella conferenza stampa di inizio anno, non si limita a un bilancio desolante, ma lancia una vertenza territoriale senza precedenti, annunciando di voler coinvolgere a breve tutti i parlamentari umbri. L’obiettivo è uno solo: costringere la politica, a ogni livello, ad acquisire “consapevolezza della gravità della situazione” e a invertire la rotta prima che il declino diventi “irreversibile”. Una chiamata alle armi per contrastare “invecchiamento, spopolamento, povertà e nuove solitudini”, con i dati alla mano a descrivere una provincia in profonda sofferenza.

A parlare, nella sede di corso Tacito, è stato il segretario generale Claudio Cipolla, affiancato dalla segretaria Barbara Silvestrini e dai responsabili di categoria. Il tono è stato istituzionale, ma le parole non hanno lasciato spazio a interpretazioni: “Il consuntivo del 2025, per la provincia di Terni, è purtroppo molto negativo e critico”. Il primo fronte è quello demografico, un’emorragia che si trasforma in un vero e proprio sgretolamento della comunitàTerni e l’Umbria svettano nelle classifiche nazionali dello spopolamento e dell’invecchiamento. Il dato che colpisce come un pugno è l’indice di vecchiaia: nella provincia si attesta al 290%, contro una media nazionale del 195%. Significa che per ogni 100 giovani under 15, ci sono 290 over 65. Il 10% della popolazione ha più di 80 anni. Una fotografia di una società stanca, che si sta spegnendo.

Il lavoro c’è, ma è povero e non frena l’impoverimento generale

L’altro pilastro della crisi è il mercato del lavoro, un paradosso che spiega la deriva. Su 215mila abitanti (15mila in meno dal 2015), gli occupati sono circa 88mila, il 40% della popolazione. Un trend in lieve miglioramento, ma ingannevole. Perché crescono gli ammortizzatori sociali e le cessazioni dei rapporti, mentre calano le retribuzioni medie“Questo dato ripropone la centralità del lavoro – ha sottolineato Cipolla – non solo in termini occupazionali ma soprattutto in termini di qualità”. La qualità, però, sembra un miraggio. In Umbria i redditi da anni sono sotto la media nazionale. A Terni, il 67% delle persone guadagna meno di 26mila euro lordi l’anno, con una media retributiva di 22.300 euro contro i 27mila della media italiana.

La sofferenza economica si riverbera su un esercito di 66mila pensionati (il 31% della popolazione). Oltre 23mila di loro percepisce un assegno mensile che non supera i mille euro. È il circolo vizioso della povertà: pensioni basse, stipendi da lavoro poveroconsumi in picchiata (-7% rispetto all’anno precedente). E una solitudine che diventa condanna: le persone che vivono sole sono stimate in 44mila. Il sindacato racconta di “nuove povertà”, di chi pur avendo un reddito fa la fila alla Caritas, di chi rinuncia alle cure, di oltre 350 persone in lista d’attesa per una residenza protetta. “Fenomeno che certamente amplifica difficoltà e incapacità di garantirsi una qualità della vita dignitosa”, ha osservato Cipolla.

Una vertenza unica per crisi multiple: la scommessa del sindacato

Il quadro produttivo completa un mosaico desolante. Il manifatturiero, storica anima del ternano, arranca nei settori sidero-meccanico, chimico e agroalimentare. L’export umbro è crollato di oltre il 5%“Le troppe crisi presenti sul territorio – ha ricordato il segretario – ormai non possono più essere affrontate come vertenze singole ma ci obbligano ad aprire una vertenza generale territoriale. Una risposta unitaria a una crisi sistemica, che dall’automotive si allarga all’indotto, alle costruzioni in affanno dopo il Pnrr, a un terziario fatto di precariato.

La proposta della Cgil, che verrà portata ai parlamentari umbri entro fine gennaio, si articola su quattro pilastri: lavoro, salute, sviluppo e welfare. Si chiedono interventi per rafforzare il potere d’acquisto di salari e pensioni, una riforma fiscale “più equa”, investimenti massicci in politiche industriali e ambientali, e un cambio di prospettiva sul welfare, visto non come costo ma come “investimento”. “Serve capitalizzare gli strumenti economici – è l’appello – per creare fattori localizzativi e rendere attrattivo il nostro territorio”, sfruttando la posizione di “cerniera” tra Nord e Sud.

In questo scenario fosco, un unico dato positivo parla della credibilità del sindacato stesso. Nel 2025 la Cgil ternana ha visto crescere i suoi iscritti di 1.700 unità, arrivando a oltre 24mila, e ha gestito circa 48mila pratiche di tutela individuale“Segno questo - ha concluso Cipolla - che c’è tanto bisogno di sindacato, che le persone riconoscono nella Cgil affidabilità e capacità di rappresentanza”. È su questa legittimità, conquistata nella quotidiana difesa dei diritti, che il sindacato prova ora a costruire l’ultima trincea per una intera comunità sull’orlo del baratro. La vertenza territoriale è la scommessa per provare a cambiare un destino che sembra già scritto.

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Federico Zacaglioni
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