22 Jun, 2026 - 18:00

Quaranta Martiri di Gubbio, il sindaco Fiorucci: “L’antifascismo è il fondamento morale della Repubblica”

Quaranta Martiri di Gubbio, il sindaco Fiorucci: “L’antifascismo è il fondamento morale della Repubblica”

Gubbio ha commemorato l’82° anniversario dell’eccidio dei Quaranta Martiri con una partecipata cerimonia culminata al Mausoleo che custodisce il ricordo di una delle pagine più tragiche della storia cittadina.

Autorità civili, militari e religiose, associazioni combattentistiche e d’arma, rappresentanti delle istituzioni e numerosi cittadini hanno preso parte alle celebrazioni che ogni anno rinnovano il legame della comunità eugubina con il sacrificio dei quaranta ostaggi fucilati dai nazisti il 22 giugno 1944.

Al termine del tradizionale corteo commemorativo, il sindaco di Gubbio Vittorio Fiorucci ha pronunciato un articolato intervento nel quale ha richiamato il significato storico, civile e morale dell’eccidio, collegandolo alle sfide del presente e al valore della pace.

“Non un rito, ma un patto con la memoria”

Nel suo discorso il primo cittadino ha sottolineato come la commemorazione non debba ridursi a una semplice ricorrenza formale.

“Oggi Gubbio si raccoglie davanti a una delle pagine più dolorose della propria storia. Non siamo qui soltanto per compiere un rito, ma per rinnovare un patto con la memoria, con la libertà e con la pace”, ha affermato.

Fiorucci ha ricordato come l’eccidio dei Quaranta Martiri rappresenti una ferita ancora viva nella coscienza collettiva della città e come il sacrificio di quegli uomini continui a interrogare le generazioni successive.

Secondo il sindaco, la strage del 1944 non può essere considerata un episodio isolato, ma va inserita nel contesto delle violenze che attraversarono l’Italia durante gli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale.

Memoria e verità come fondamento della coscienza civile

Un passaggio significativo dell’intervento è stato dedicato al rapporto tra memoria e verità storica.

Fiorucci ha voluto ringraziare quanti, nel corso degli anni, hanno contribuito a ricostruire documenti, testimonianze e responsabilità legate all’eccidio.

“La memoria ha bisogno del cuore, ma ha bisogno anche della verità. Senza verità la memoria diventa fragile; senza memoria la verità resta muta”, ha dichiarato.

Parole che richiamano il valore della ricerca storica e della conoscenza come strumenti indispensabili per evitare che il trascorrere del tempo attenui la consapevolezza di ciò che accadde.

L’antifascismo come valore costituzionale

Uno dei passaggi più forti del discorso riguarda il significato dell’antifascismo nella società contemporanea.

Il sindaco ha ribadito che l’antifascismo non rappresenta una formula retorica da utilizzare nelle celebrazioni ufficiali, ma costituisce uno dei pilastri morali e istituzionali della Repubblica italiana.

“L’antifascismo non è una parola di circostanza. È il fondamento morale e costituzionale della Repubblica italiana”, ha affermato.

Secondo Fiorucci, parlare di antifascismo significa riaffermare il rifiuto della dittatura, della violenza politica e di ogni forma di sopraffazione che neghi la dignità della persona umana.

La memoria che parla al presente

Il sindaco ha poi ampliato la riflessione alle tensioni internazionali e ai conflitti che oggi interessano numerose aree del pianeta.

La memoria dei Quaranta Martiri, ha osservato, non appartiene soltanto al passato ma offre una chiave di lettura per comprendere il presente.

“Viviamo in un tempo difficile, nel quale guerre vicine e lontane continuano a colpire i popoli e i civili pagano il prezzo più alto”, ha ricordato.

Di fronte alle tragedie contemporanee, Fiorucci ha ribadito la necessità di non assuefarsi alla violenza e di continuare a considerare la pace come un obiettivo concreto e non come una semplice aspirazione ideale.

Particolarmente significativo il richiamo all’articolo 11 della Costituzione italiana, che sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali.

La responsabilità della libertà

Nel corso dell’intervento è emerso anche il tema della responsabilità individuale e collettiva nella difesa della democrazia.

Richiamando il pensiero di Primo Levi, il sindaco ha ricordato come i processi di disumanizzazione non inizino necessariamente con le armi, ma spesso con l’indifferenza e con la perdita della solidarietà.

Da qui l’invito a educare le nuove generazioni alla memoria e alla consapevolezza storica.

“La libertà non basta ereditarla: bisogna meritarla, praticarla e difenderla ogni giorno”, ha sottolineato Fiorucci.

Una libertà che, secondo il primo cittadino, si esprime nel rispetto delle istituzioni, nella responsabilità delle parole e nella capacità di confrontarsi senza trasformare le differenze in odio.

Una città che ricorda è una città più libera

Nel tratto conclusivo del suo intervento, il sindaco ha richiamato il ruolo delle comunità locali come autentiche scuole di democrazia.

Piazza Quaranta Martiri e il Mausoleo non sono soltanto luoghi della memoria, ma spazi nei quali la città continua a interrogarsi sul proprio passato e sul proprio futuro.

“Una città che dimentica diventa più fragile. Una città che ricorda bene diventa più libera, ha affermato.

Davanti ai Quaranta Martiri, Gubbio ha così rinnovato il proprio impegno a difendere la dignità della persona, custodire la libertà democratica e lavorare per una pace fondata sul diritto, sulla giustizia e sulla responsabilità.

Un messaggio che, a ottantadue anni dall’eccidio, continua a rappresentare non soltanto un dovere verso il passato, ma anche una scelta per il futuro.

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Mario Farneti
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