Con la fine del 2025 cala il sipario sul Programma di Sviluppo Rurale dell’Umbria 2014-2022 e i numeri raccontano una storia netta. La Regione chiude la programmazione con il 99,7% delle risorse FEASR effettivamente spese, un dato che colloca l’Umbria ai primi posti in Italia per capacità di gestione e utilizzo dei fondi europei. Un risultato che pesa, soprattutto se letto nel contesto di una programmazione più rigida rispetto al passato e di una fase di transizione complessa verso il nuovo ciclo 2023-2027.
La conferma arriva dai dati ufficiali della Regione: su una disponibilità complessiva di 1,169 miliardi di euro, la quasi totalità delle risorse è stata impegnata e rendicontata. Un traguardo che assume ancora più valore se si considera che, rispetto alle precedenti programmazioni, il PSR 14-22 ha ridotto in modo significativo i margini di flessibilità, limitando la possibilità di compensazione tra le misure e consentendo aggiustamenti solo all’interno delle singole sotto-misure.
Nel ciclo 2014-2022, infatti, l’architettura del PSR ha imposto vincoli più stringenti. Se in passato era possibile riequilibrare la spesa tra le diverse misure di uno stesso asse, in questa programmazione la compensazione è stata ammessa solo tra sotto-misure, restringendo lo spazio di manovra per le amministrazioni regionali. Una condizione che ha messo alla prova la macchina amministrativa, soprattutto nella fase finale, segnata dall’accavallarsi delle scadenze e dall’avvio del nuovo Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027.
È in questo contesto che l’Umbria ha mantenuto una performance di spesa elevata, evitando il disimpegno automatico delle risorse e garantendo continuità agli interventi sul territorio. Un dato che, nel confronto nazionale, assume un significato politico e amministrativo preciso: capacità di programmazione, presidio dei procedimenti e dialogo costante con il sistema agricolo regionale.
L’impiego delle risorse racconta anche le priorità della politica agricola regionale. 274 milioni di euro sono stati destinati a compensare i maggiori costi sostenuti dalle aziende che hanno aderito ai sistemi certificati di agricoltura integrata o biologica, confermando una scelta strutturale a favore della sostenibilità ambientale.
Altrettanto rilevante il sostegno alle aree più fragili: 150 milioni di euro hanno compensato le difficoltà operative delle aziende situate in zone montane o svantaggiate, mentre 55 milioni di euro hanno sostenuto la zootecnia, con particolare attenzione agli interventi per il miglioramento del benessere animale e delle tecniche di allevamento.
Un capitolo strategico riguarda il ricambio generazionale. L’insediamento dei giovani in agricoltura è stato finanziato con 46 milioni di euro, affiancato da 219 milioni di euro destinati agli investimenti nelle aziende agricole e di prima trasformazione. Non marginale il ruolo delle misure forestali, che in una regione a forte vocazione ambientale come l’Umbria hanno assorbito 84 milioni di euro.
Sul fronte dello sviluppo locale, i GAL - Gruppi di Azione Locale hanno operato attraverso finanziamenti pari a 64 milioni di euro, mentre 9 milioni di euro sono stati destinati alla promozione dei prodotti umbri, contribuendo alla loro conoscenza e valorizzazione sui mercati.
Nel commentare la chiusura della programmazione, l’assessora regionale alle Politiche agricole Simona Meloni sottolinea il valore del risultato raggiunto: “Siamo davanti a un risultato davvero importante e che fa dell’Umbria una Regione capofila in Italia e in Europa per capacità di gestione e di spesa delle risorse europee”.
Meloni richiama anche le difficoltà affrontate nella fase di passaggio tra i due cicli di programmazione: “Gestire la fine di un periodo di programmazione e l’inizio di uno nuovo non è stato facile. L’accavallarsi di numerose scadenze ha generato difficoltà operative anche nel mondo esterno, dai CAA fino al singolo tecnico consulente e alle aziende agricole. Nonostante questo, siamo riusciti a centrare un grande traguardo”.
La chiusura del PSR 2014-2022 diventa anche l’occasione per riconoscere il lavoro interno all’amministrazione regionale. “Voglio fare un plauso alla struttura dell’Assessorato, che ha saputo centrare gli obiettivi nonostante i numerosi pensionamenti, rispettando gli impegni e portando a termine praticamente tutti i percorsi avviati”, aggiunge l’assessora.
Infine, uno sguardo al futuro e ai giovani: “Abbiamo voluto inviare un segnale chiaro ai nostri giovani agricoltori, completando il finanziamento di una vecchia graduatoria del 2017 e aprendo un nuovo bando a loro dedicato. Crediamo nella loro capacità trasformativa e nel loro entusiasmo. Sono loro la vera forza trainante del futuro e il nuovo volto dell’Umbria agricola”.
La fotografia che emerge dalla chiusura del PSR è quella di una Regione che ha saputo governare una fase complessa senza perdere risorse, trasformando i fondi europei in politiche concrete per il territorio. Un dato tecnico, certo, ma anche un indicatore politico della solidità amministrativa dell’Umbria.