Per il Pronto Soccorso di Terni, il primo segnale di cambiamento non arriva da un nuovo appalto o da un cronoprogramma di lavori, ma da un dato di flusso: gli accessi giornalieri scendono dai picchi di 180 a circa 130, con un calo dei ricoveri e una gestione più mirata dei casi. È l’effetto combinato delle misure avviate dall’Azienda ospedaliera Santa Maria – riclassificazione delle priorità, sedute operatorie aggiuntive, slot dedicati per la specialistica, percorsi di consulenza differita – che la Fp Cgil di Terni definisce “efficaci”, pur indicando liste di attesa e sovraffollamento come le due vere variabili critiche da tenere sotto controllo. Nel confronto con la direzione aziendale il sindacato lega le difficoltà a fattori strutturali – carenza di personale, attrattività limitata del lavoro pubblico, eccessiva centralità del Dea di II livello rispetto ai presidi periferici – e guarda alla prossima attivazione del Modulo Poli per l’osservazione breve come a un passaggio-chiave nella riduzione del boarding.
L’incontro di lunedì 23 febbraio tra la delegazione della Fp Cgil di Terni e la direzione del Santa Maria aveva il sapore di un appuntamento atteso. Sul tavolo, le “annose criticità” del pronto soccorso, un nodo che da anni stringe la sanità ternana in una morsa fatta di sovraffollamento e attese infinite. Eppure, al termine del faccia a faccia, il clima non è quello della consueta denuncia. “Le risposte fornite dai direttori generale, sanitario e amministrativo sono state dettagliate ed esaustive”, commentano dalla delegazione sindacale composta da Claudio Nazzaro, Antonella Pecci, Federica Sebastiani e dal segretario provinciale Andrea Pitoni. Una dichiarazione che suona quasi come un’eccezione, in un panorama spesso segnato dalla difficoltà di dialogo.

Ciò che ha convinto il sindacato è la sostanza delle misure già messe in campo. Il primo effetto tangibile è il calo degli accessi in pronto soccorso, passato dai 180 delle fasi di iperafflusso agli attuali 130 al giorno. Un numero che non è solo statistica, ma si traduce in una pressione minore sui reparti e in un minor numero di ricoveri. “Ciò ha consentito una gestione più appropriata dei casi”, spiegano dal sindacato, sottolineando il valore di strumenti come i percorsi di consulenza specialistica differita, pensati per evitare ricoveri inutili e indirizzare il paziente verso il percorso terapeutico più corretto.
Dietro il dato numerico c’è un lavoro di fino che l’azienda ha cominciato a tessere. Il monitoraggio delle liste di attesa per la chirurgia e la specialistica è diventato più stringente, affiancato da una riclassificazione dei criteri di priorità per l’accesso alle cure. Tradotto: si cerca di operare chi deve essere operato con urgenza, senza intasare i corridoi con casi che possono essere gestiti in tempi e modi diversi. A questo si aggiungono risorse fresche sotto forma di sedute operatorie supplementari e slot ad hoc per le visite specialistiche. Una iniezione di liquidità organizzativa che, per ora, sta reggendo l’urto.
Tuttavia, la Fp Cgil non si lascia abbagliare dai primi segnali positivi. Nel corso dell’incontro, la delegazione ha ribadito con forza le due piaghe storiche segnalate da professionisti e cittadini: liste di attesa e sovraffollamento. Problematiche che, come un filo rosso, legano il caos del pronto soccorso a una carenza di personale ormai cronica. “Tali criticità risultano riconducibili anche alle evidenti carenze di personale, aggravate dalla scarsa attrattività del lavoro dipendente nelle strutture pubbliche, che ostacola il necessario turnover”, hanno rimarcato i rappresentanti sindacali. Un grido d’allarme che riecheggia in molti ospedali italiani: senza medici e infermieri, qualsiasi riforma rischia di infrangersi contro il muro della stanchezza e dei turni massacranti.

C’è poi una questione di geometria istituzionale. Il Santa Maria di Terni, nella sua funzione di Dea di II livello, finisce per attrarre un bacino di utenza sproporzionato rispetto ai nosocomi vicini. Un’attrazione fatale che genera un sovraccarico difficile da gestire. Per i sindacalisti, la soluzione passa per forza da un riequilibrio con la Usl Umbria 2 e gli altri presidi periferici. “Un riequilibrio potrà essere raggiunto esclusivamente attraverso un maggiore coordinamento… sia nella fase di ammissione sia in quella di dimissione dei pazienti”, hanno sottolineato, indicando la necessità di una regia unica che distribuisca il carico in modo più uniforme.
Nel frattempo, l’attenzione si concentra su quella che potrebbe diventare la prossima, concreta svolta organizzativa. È attesa a breve l’attivazione del Modulo Poli, un’area di circa 300 metri quadrati destinata all’osservazione breve. L’obiettivo è ambizioso: ridurre il boarding, quel fenomeno per cui i pazienti restano in barella in attesa di un posto letto per ore, se non giorni, intasando di fatto il pronto soccorso. Una nuova architettura pensata per smaltire più rapidamente i codici minori e liberare risorse per le emergenze vere.
La direzione, consapevole che i lavori di adeguamento strutturale potrebbero portare a disagi nei prossimi due mesi, si è impegnata a limare al massimo le ripercussioni sull’utenza. Un passaggio delicato, in cui la pazienza dei cittadini verrà messa alla prova in nome di un beneficio futuro. La Fp Cgil osserva con attenzione, pronta a monitorare che i disagi annunciati non si trasformino in nuove criticità.
Per ora, il sindacato sceglie la via della collaborazione critica. “Siamo soddisfatti per il confronto avviato – concludono da Fp Cgil – e confermiamo il nostro impegno nel monitorare lo stato di avanzamento delle azioni intraprese e di quelle in via di definizione, rendendoci disponibili a sostenere tutte le misure finalizzate a una reale e strutturale integrazione con la rete territoriale”. Il cantiere del Pronto Soccorso di Terni è aperto. E, per una volta, non si tratta solo di mattoni.