29 Aug, 2025 - 21:00

La presidente Proietti ha partecipato al digiuno per Gaza: “Sempre contro la guerra e in nome della pace”

La presidente Proietti ha partecipato al digiuno per Gaza: “Sempre contro la guerra e in nome della pace”

La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha deciso di unirsi alla Giornata nazionale di digiuno per Gaza, promossa da migliaia di operatori sanitari italiani. Un gesto che assume un forte valore simbolico e politico, inserendosi in un dibattito pubblico già acceso attorno alla guerra in Medio Oriente e alle responsabilità delle istituzioni nazionali e internazionali di fronte a una tragedia umanitaria senza precedenti.

La mobilitazione, che ha visto protagonisti medici, infermieri, farmacisti e volontari del settore, è stata organizzata nell’ambito dell’appello #digiunopergaza, sostenuto dalla rete “Sanitari per Gaza” e dalla campagna BDS “TEVA? No grazie”. L’iniziativa ha voluto ribadire l’urgenza di un cessate il fuoco immediato e la necessità di aprire corridoi umanitari per una popolazione allo stremo, richiamando al tempo stesso l’attenzione sulle responsabilità etiche di chi opera nel campo della salute.

Le parole di Stefania Proietti

Attraverso un post su Facebook, la presidente Proietti ha espresso in maniera netta la propria posizione: “Questa è un'emergenza umanitaria che richiede anche una risposta concreta dalle istituzioni sanitarie”. Un’affermazione che va oltre il piano simbolico, toccando direttamente il ruolo delle strutture pubbliche e private nel farsi promotrici di azioni di sostegno e solidarietà.

Proietti ha elencato gli aspetti più drammatici della crisi in corso: “L'elenco delle denunce è lungo e drammatico: attacchi sistematici ai civili, che troppo spesso restano senza medicine e senza cure; la fame utilizzata come mezzo di guerra; bombardamenti su ospedali e scuole; bambini feriti e uccisi senza pietà”.

La presidente ha ricordato anche le azioni concrete portate avanti dalla Regione Umbria, a partire dall’accoglienza di bambini e famiglie provenienti da Gaza, fino a gesti simbolici come l’esposizione della bandiera palestinese fuori dalla sede istituzionale. “Personalmente e come presidente della Regione Umbria, non smetterò mai di dire che tutto ciò non può lasciarci indifferenti. Lo ripeto con gesti emblematici come l'esposizione della bandiera palestinese fuori dalla nostra sede o con azioni umanitarie concrete, come l'accoglienza di bambini e famiglie provenienti da Gaza”.

Il digiuno, per Proietti, rappresenta un atto di solidarietà verso chi continua a operare in condizioni estreme: “Con il digiuno, il gesto silenzioso che è anche un modo per sostenere chi, pur tra enormi difficoltà, continua a restare accanto alle persone: penso alle Ong mediche e ai professionisti che non abbandonano il campo, che curano con le poche cose che hanno a disposizione e che con la loro presenza testimoniano ciò che sta accadendo a Gaza, ricordandoci quanto sarebbe disumano voltarsi dall'altra parte”.

La presidente ha poi sottolineato: “Ancora una volta non ci siamo voltati dall'altra parte, lo abbiamo fatto in modo corale, ciascuno con un semplice click alla piattaforma di adesione e magari impugnando anche un cartello con su scritto Digiuno contro il genocidio a Gaza, a dimostrare che ci siamo sempre, contro la guerra e in nome della pace”.

Infine, un ringraziamento a chi ha aderito all’appello:Ringrazio con il cuore tutti i sanitari umbri che hanno aderito all'iniziativa dimostrando che chi lavora ogni giorno nei presidi sanitari riconosce che l'etica della cura è incompatibile con la violazione sistematica dei diritti umani. La vostra voce e il vostro impegno sono un faro di umanità”.

L’appello dei sanitari: stop al silenzio

La giornata di digiuno ha rappresentato anche la voce di una comunità professionale che, in maniera corale, ha voluto rompere il silenzio. Nel documento diffuso dalle reti promotrici si legge: “In qualità di professionisti sanitari e di operatori ed operatrici che lavorano nel sistema sanitario, in nome dei valori deontologici che ci accomunano e che ci impegnano a difendere sempre e comunque la dignità umana, esprimiamo la nostra profonda indignazione e rifiutiamo di rimanere in silenzio di fronte al genocidio in corso a Gaza, pianificato deliberatamente dal Governo di Israele con la complicità dei governi occidentali”.

Gli operatori descrivono un quadro drammatico: “Assistiamo da mesi con sgomento alle bombe, alle deportazioni, alle uccisioni di persone in fila per ottenere cibo, alla distruzione di tutte le infrastrutture civili e sanitarie, alla gravissima carestia e malnutrizione che sta subendo la popolazione di Gaza. All’arresto, alla tortura e all’uccisione di personale sanitario (secondo l’OMS almeno 1.400 sanitari uccisi) anche nel pieno esercizio delle loro funzioni”.

Da qui la decisione, a partire dal 29 luglio, di dare vita a un digiuno a staffetta. Il 28 agosto, la Giornata nazionale di digiuno ha riunito migliaia di voci attorno a tre richieste centrali:

  1. Al Governo: di sospendere immediatamente accordi militari e fornitura di armi ad Israele e di chiedere
    con urgenza il cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari per aiuti alimentari e sanitari alla popolazione di Gaza allo stremo delle forze.
  2.  Alle Aziende ed Istituzioni sanitarie, agli Ordini Professionali, alle Società Scientifiche, alle Università ed ai Centri di Ricerca di cui facciamo parte o con le quali collaboriamo: di adottare formalmente una Dichiarazione ove si riconosca il genocidio in corso si affermi l’impegno della Istituzione a contrastarlo con ogni mezzo a disposizione, come la Petizione internazionale “Stop the Silence: Call on academic and professional associations to publicly recognise the genocide in Gaza” 
  3. Ai Medici, ai Farmacisti, ai Pazienti, alle Regioni, ai Comuni: di aderire alla campagna di boicottaggio No Teva promossa da Sanitari per Gaza e BDS contro l’azienda farmaceutica israeliana TEVA per la risoluzione di contratti in essere, o il declinare accordi futuri con una azienda non solo complice di occupazione e apartheid, da cui trae profitti, ma anche attivamente coinvolta nel genocidio.
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Lorenzo Farneti
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