Il clima incandescente dell’aula consiliare di Terni si è trasferito, evocato in audio e video, anche all’interno del palazzo di giustizia dove si è consumata una tappa cruciale - la terza - del procedimento penale a carico del sindaco Stefano Bandecchi.
La giudice Ersilia Agnello ha aggiornato il processo all’8 ottobre alle ore 15, data in cui è prevista la prossima udienza per l’audizione di altri sei testimoni informati sui fatti. Nel corso della lunga e complessa seduta processuale sono stati ascoltati il perito Rosa Letizia Farini, incaricata di trascrivere l'audio della seduta con particolare attenzione ai circa quattro minuti caratterizzati da una forte sovrapposizione di voci, la comandante della Polizia Locale Gioconda Sassi e il comandante della stazione dei Carabinieri di Terni Piero Pacetti. Quest’ultimo raccolse l’esposto-querela depositato dai consiglieri Orlando Masselli - allora esponente di Fratelli d'Italia e oggi nella formazione del generale Vannacci - e Marco Cecconi, consigliere di FDI e unica parte civile costituita. Al centro del processo vi sono i fatti della seduta consiliare del 28 agosto 2023, passata alle cronache cittadine come il “consiglio caos”. La Procura della Repubblica di Terni contesta al primo cittadino, a vario titolo, i reati di minaccia, oltraggio, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e minaccia a un corpo politico, ipotizzando un clima rigidamente intimidatorio creato all'interno del consesso comunale sia verso i rappresentanti dell'opposizione sia nei confronti degli agenti della Polizia Locale.

La prima parte del dibattimento è stata interamente assorbita dall’esame approfondito della trascrizione peritale. Davanti al procuratore capo Antonio Laronga e al sostituto procuratore Marco Stramaglia, titolare del fascicolo, l’esperta ha spiegato di aver completato l'elaborato dopo un confronto tecnico con il consulente di parte, confermando di aver recepito alcune osservazioni.
Una ricostruzione che ha subito innescato l'eccezione del legale di parte civile avvocato De Luca. Quest'ultimo ha contestato il fatto che le parti non potessero verificare quali rilievi fossero stati effettivamente accolti, non avendo a disposizione la versione precedente dell'elaborato per un opportuno confronto.
La tensione in aula è salita quando il pm Marco Stramaglia ha sottoposto il perito a una verifica diretta, facendole riascoltare in cuffia brevi spezzoni audio per chiederle di ripetere esattamente le parole percepite in quel momento. Il confronto si è trasformato temporaneamente in un serrato esame sulla professionalità della consulente, tanto da richiedere l'intervento del giudice monocratico Agnello e dell'avvocato Filippo Morlacchini per moderare i toni della discussione e tutelare l'operato del perito.
Il fulcro del dibattito si è poi spostato sulla metodologia utilizzata nella stesura della relazione tecnica. Il perito aveva inserito nel testo non soltanto le frasi pronunciate dai presenti, ma anche alcune descrizioni ciò che accadeva nei filmati. Su questo specifico punto, gli avvocati Enrico e Lorenzo De Luca, legali di parte civile per il consigliere Marco Cecconi, hanno chiesto l’immediata espunzione di tutti i passaggi non riconducibili a una trascrizione letterale. Un’istanza alla quale si è associato il pubblico ministero e a cui si è opposta la difesa di Stefano Bandecchi. La giudice Ersilia Agnello ha infine accolto la richiesta della parte civile, ordinando lo stralcio definitivo delle parti descrittive. Successivamente, il pm ha sollecitato l’ammissione e la proiezione in aula di alcuni file video relativi ai momenti di maggiore tensione tra il sindaco e il consigliere di Fratelli d'Italia, provocando la netta opposizione dell'avvocato Filippo Morlacchini, il quale ha ricordato come la questione dell'utilizzabilità dei filmati fosse già stata sollevata nella precedente udienza ed emendata dal dibattito immediato.
La seconda parte dell’udienza ha visto protagonista il comandante dei Carabinieri Piero Pacetti, il quale ha ripercorso le prime fasi dell’indagine preliminare, dall’acquisizione della notizia di reato fino alla raccolta delle dichiarazioni a verbale e del materiale video confluito nel fascicolo dell’accusa. Dalla sua deposizione è emerso l’impianto accusatorio originario, focalizzato sui momenti in cui il primo cittadino si sarebbe avvicinato in modo minaccioso ai banchi della minoranza. Tale ricostruzione si è incrociata con quanto riferito dagli agenti della Polizia Locale presenti nell'aula consiliare, Onofri, Cavallari e la comandante Gioconda Sassi, che avevano descritto una situazione di forte concitazione, seppur con alcune sfumature differenti su tempi, contatti fisici e distanze.
Rispondendo alle domande del procuratore Antonio Laronga, oggi la comandante Gioconda Sassi ha ricostruito i minuti più caldi della seduta, spiegando di essersi frapposta insieme ai colleghi per evitare il contatto diretto tra le parti. La teste ha dichiarato: “Mi sono posizionata davanti a Marco Cecconi e sono stata spostata toccata sul braccio sinistro, mentre il sindaco avanzava in maniera forte e importante verso i banchi dell'opposizione”. La comandante ha inoltre riferito di un episodio successivo, attribuendo a Stefano Bandecchi una frase pronunciata nei giorni seguenti alla presenza del personale in servizio: “La prossima volta non mi farò fermare da dei vigili urbani perché la prossima volta tirerò dei cartoni”. Durante il controesame, l’avvocato Filippo Morlacchini ha incalzato la testimone sulla dinamica fisica dell’evento; la comandante Sassi ha precisato che il sindaco si avvicinò due volte a Marco Cecconi, ma senza colpirlo, poiché il consigliere era rivolto verso il presidente del consiglio e non gli prestava attenzione, ammettendo inoltre di non conoscere l’esatta accezione intesa dal sindaco con la parola “cartoni”.

La strategia della difesa si è concentrata sul funzionamento tecnico dei microfoni e sul rispetto delle regole assembleari. Gli avvocati del sindaco hanno evidenziato che, secondo il regolamento, è consentito l'uso di un solo microfono alla volta previa prenotazione elettronica. Secondo la tesi difensiva, la seduta sarebbe stata interrotta non dalla reazione del sindaco - che in quel momento stava parlando dell'assunzione di nuovo personale della Polizia Locale attaccando l'ex assessore al Bilancio Orlando Masselli - ma dagli interventi fuori turno e a microfono spento di Marco Cecconi. Per la difesa, la condotta del consigliere di minoranza avrebbe innescato la reazione, interrompendo di fatto il dibattito. Una ricostruzione fermamente respinta dal procuratore Antonio Laronga, il quale ha anticipato a verbale che per l'accusa non vi è stato alcun atteggiamento provocatorio da parte di Marco Cecconi, rinviando il dettaglio alla requisitoria finale. L'udienza si è conclusa con il deposito di una relazione da parte del pm Marco Stramaglia e la formalizzazione del rinvio all'8 ottobre, quando l'esame dell'ex assessore Orlando Masselli e di altri cinque testimoni fornirà nuovi elementi al vaglio della magistratura.
Uscendo dall'aula del Tribunale il sindaco Bandecchi ha commentato l'anamento dell'udienza, con una dichiarazione sarcastica.
"Mi pare che abbiano avuto un calcio di rigore e che lo abbiano sbagliato - ha attaccato - Ho visto che erano tutti impauriti da questa cosa, ho visto che si sono tutti soffermati a lungo sul fatto di capire chi avesse il microfono acceso. E quindi ho visto che la pubblica accusa non era contenta di vedere chi ha interrotto realmente il Consiglio Comunale. Secondo me c'è un problema, la pubblica accusa dovrebbe guardare le cose come stanno e quindi è fondamentale aver rivisto il filmato. E ho visto tutti molti impauriti di constatare e di capire chi ha interrotto veramente il Consiglio Comunale. La parola stava al sindaco: hanno avuto un rigore e l'hanno sbagliato, quando cominceremo a parlare anche noi sarà divertentissimo".