C’è stato un momento, nella terza serata del Festival di Sanremo numero 76, in cui il tempo si è fermato. Non per una canzone in gara, ma per chi le canzoni le ha scritte, immaginate, rese immortali. Mogol ha ricevuto il Premio alla Carriera, un riconoscimento che sa di storia e di identità nazionale. Un tributo che attraversa generazioni e territori, toccando anche l’Umbria, dove il maestro ha una residenza ad Avigliano Umbro.
A introdurlo sul palco dell’Ariston è stato Carlo Conti, che lo ha definito con una sintesi potente: “La storia della musica italiana”. Una frase che ha acceso la platea. Tutto il pubblico si è alzato in piedi, invocando il suo nome in un applauso lungo, quasi liberatorio, come se ogni spettatore avesse trovato in quelle parole un frammento della propria memoria.
Sul palco, visibilmente emozionato, Mogol ha risposto con semplicità e gratitudine: “Grazie di cuore, vi abbraccio tutti. Un’accoglienza così mi ha commosso. Le canzoni che sono state depositate alla Siae da me scritte sono 1776”. Un numero che impressiona, ma che non basta a raccontare il peso specifico della sua opera.
Dietro quelle 1776 canzoni c’è un pezzo fondamentale della musica leggera italiana. C’è il lungo e indimenticabile sodalizio con Lucio Battisti, ma c’è anche molto di più: un universo creativo che ha attraversato decenni, mode e linguaggi, senza perdere centralità.
Mogol, pseudonimo di Giulio Rapetti Mogol, nato Giulio Rapetti a Milano il 17 agosto 1936, è tra i più rappresentativi autori italiani di testi musicali. Eppure, come ha più volte ribadito nella sua autobiografia, non ama essere definito “paroliere”: preferisce “autore”, perché nelle sue liriche non c’è solo scrittura, ma costruzione di senso, visione, racconto.
Il suo contributo alla musica italiana inizia nei primi anni Sessanta e si espande in modo capillare. Hanno inciso brani firmati da lui artisti come Renato Zero, Caterina Caselli, Adriano Celentano, i Dik Dik, l’Equipe 84, Fausto Leali, i The Rokes, Bobby Solo, Little Tony, Rino Gaetano, Mango, Riccardo Cocciante, la Premiata Forneria Marconi e i New Trolls. Un elenco che è già, di per sé, una playlist della memoria collettiva.
Il Premio alla Carriera consegnato a Sanremo non è stato vissuto come un evento distante in Umbria. Mogol, che ha una residenza ad Avigliano Umbro, rappresenta un legame concreto tra il grande palcoscenico nazionale e un territorio che ne rivendica con orgoglio la presenza.
La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha voluto sottolineare il valore simbolico del riconoscimento: “Complimenti a Mogol per il Premio alla Carriera, un riconoscimento che rende onore a un protagonista assoluto della nostra cultura musicale”. Parole che collocano il premio non solo nella dimensione dello spettacolo, ma in quella più profonda dell’identità culturale.
Anche il sindaco di Avigliano Umbro ha affidato ai social un messaggio personale e carico di affetto: “Al Maestro Mogol, con l’affetto e la profonda stima di sempre. Questo premio alla carriera è il giusto tributo a chi ha reso eterna la musica italiana. Nel festeggiare questo Tuo meritato trionfo a Sanremo, ripenso con orgoglio al nostro rapporto: un sodalizio vero che, proprio come nella Tua canzone, ‘non sarà un’avventura’, ma una storia di amicizia e rispetto. Buona serata, Giulio”. Il riferimento a “non sarà un’avventura” richiama inevitabilmente uno dei brani simbolo della collaborazione con Battisti, suggellando un legame che travalica la cronaca per entrare nel mito.
Il Premio alla Carriera a Mogol, dunque, non è solo un omaggio a una straordinaria produzione musicale. È il riconoscimento di una scrittura che ha saputo raccontare l’amore, il cambiamento, le inquietudini e le speranze di un Paese intero. È la consacrazione di un autore che ha attraversato oltre sessant’anni di storia italiana senza mai smettere di incidere sul linguaggio emotivo collettivo.