01 May, 2026 - 13:00

Umbria, cresce la povertà energetica: 25mila famiglie in difficoltà, la spesa per le bollette crescerà di 94 milioni entro il 2026

Umbria, cresce la povertà energetica: 25mila famiglie in difficoltà, la spesa per le bollette crescerà di 94 milioni entro il 2026

C’è un’emergenza silenziosa che corre lungo i crinali dell’Appennino e si annida nei centri storici dell’Umbria. Non fa rumore, ma si misura in gradi centigradi: quelli del termostato tenuto spento per necessità. Nel 2024, in una regione che pure vanta un tessuto sociale relativamente coeso, la povertà energetica ha bussato alla porta di 25.301 famiglie, trascinando in una condizione di vulnerabilità 55.166 persone. Un dato che colloca il 6,5 per cento dei nuclei umbri nella scomoda categoria di chi, ogni mese, è costretto a fare i conti con l’impossibilità di scaldare adeguatamente la propria casa o di alimentare gli elettrodomestici essenziali senza dover sacrificare altre spese primarie.

L’istantanea, scattata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre su fonti Istat e Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), arriva in un momento di tregua apparente, ma con prospettive tutt’altro che rassicuranti. Se oggi il “Cuore verde d’Italia” si posiziona al quindicesimo posto nella classifica nazionale per incidenza del fenomeno – lontano dai drammatici picchi di PugliaCalabria e Molise, dove quasi una famiglia su cinque è in affanno – la vera minaccia si materializza guardando alle proiezioni dei costi per il 2026. Con l’ombra del conflitto in Iran che si allunga sui mercati internazionali del gas, la spesa complessiva per l’energia elettrica e il gas delle famiglie umbre è destinata a toccare quota 662 milioni di euro, con un aggravio netto di 94 milioni rispetto al 2024.

La “doppia bolletta” che strozza artigiani e piccoli commercianti

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Al di là dei numeri assoluti, l’analisi della CGIA mette in luce una peculiarità del tessuto produttivo umbro che amplifica la percezione del caro-energia. In una regione dove la spina dorsale dell’economia è fatta di microimprese, botteghe artigiane e partite IVA, la stragrande maggioranza degli operatori si trova a pagare due volte gli aumenti. “Il problema principale è che molti di loro si trovano a pagare due volte il caro bollette”, si legge nel dossier. Una volta come utenti domestici, alle prese con i costi salvavita della propria abitazione; un’altra come imprenditori, per mantenere accesi forni, macchinari, luci e climatizzatori nei laboratori e nei negozi.

Questa duplice esposizione rappresenta una tassa occulta sulla competitività dei distretti umbri. Tenere aperta una falegnameria a Terni o un laboratorio di ceramica a Deruta, raffrescare un negozio di abbigliamento a Foligno durante le estati sempre più torride, non è più solo una voce di costo, ma una partita che incide sulla sopravvivenza stessa dell’attività. Il rapporto tra reddito disponibile e spesa energetica, in un contesto di margini risicati, si fa così indicatore di una resilienza ormai al limite.

Il paradosso del “sotto-consumo” e la previsione nera per il 2026

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Per comprendere la reale portata del fenomeno in Umbria, bisogna però scavare oltre la superficie delle statistiche. L’incidenza del 6,5 per cento, al di sotto della media nazionale del 9,1 per cento, rischia infatti di essere un dato parzialmente anestetizzato da un comportamento molto diffuso che i ricercatori definiscono “deprivazione nascosta”. Si tratta del sotto-consumo energetico volontario: famiglie che, pur di non finire in un vortice di insolvenze, rinunciano a servizi essenziali, accettando temperature inadeguate in casa o limitando l’uso degli elettrodomestici. In alcuni contesti abitativi del patrimonio storico regionale, spesso meno efficienti dal punto di vista energetico, questa auto-limitazione rappresenta una strategia di sopravvivenza silenziosa che sfugge ai radar della spesa aggregata.

E la forbice è destinata ad allargarsi. Le stime per l’immediato futuro hanno la concretezza del conto alla rovescia. La repentina fiammata dei prezzi seguita allo scoppio delle ostilità in Medio Oriente ha già modificato lo scenario. Secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi CGIA sui dati del Gestore dei Mercati Energetici (GME), nel 2025 il prezzo del gas naturale ha già subito un’impennata del 6,3 per cento, mentre l’energia elettrica è cresciuta del 6,7 per cento. Valori che portano il costo medio del MWh elettrico a 116,1 euro, un livello più che doppio rispetto al periodo pre-Covid 2019. Le tensioni geopolitiche lasciano presagire per il prossimo anno un nuovo strappo verso l’alto, con un listino medio ipotizzato dallo studio a 150 euro per MWh per l’elettricità e a 50 euro per il gas, un rapporto di tre a uno che rischia di tramutarsi in una stangata per i nuclei già in bilico.

La difficoltà di acquistare un paniere minimo di beni e servizi energetici” – per citare la definizione ufficiale di povertà energetica introdotta nella Strategia Energetica Nazionale – in Umbria sta diventando così un criterio di selezione sociale. Le categorie più esposte, come rileva il report, restano gli anziani soli, le famiglie numerose e i nuclei con redditi discontinui, che spesso abitano edifici poco isolati o dotati di impianti obsoleti. Durante il 2026, l’amministrazione regionale e le associazioni di categoria sono chiamate a decifrare i segnali di un disagio che dai bilanci familiari rischia di trasferirsi sulla coesione sociale dell’intera regione.

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Federico Zacaglioni
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