28 Aug, 2025 - 21:47

Posto di teleconduzione di Terni, De Luca: “Se chiude, lo ricostituiremo”

Posto di teleconduzione di Terni, De Luca: “Se chiude, lo ricostituiremo”

L’annunciata chiusura unilaterale del Posto di Teleconduzione di Villa Valle (Terni) entro la fine di settembre ha scatenato una forte protesta delle istituzioni locali. Il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, e l’assessore regionale all’Ambiente ed Energia Thomas De Luca hanno definito "inaccettabile" la decisione di Enel di sopprimere questo centro operativo strategico.

De Luca ha rivendicato l’assoluta contrarietà della Regione Umbria e avverte che, dopo la riconsegna pubblica delle concessioni idroelettriche nel 2029, "la Regione Umbria ricostituirà il presidio" di teleconduzione. Secondo il rappresentante della giunta regionale, il provvedimento costituirebbe "un attacco inaccettabile" al territorio umbro.

Terni, il posto di teleconduzione verso la chiusura: l’allarme di Thomas De Luca

L’assessore De Luca spiega che il posto di teleconduzione è fondamentale per controllare in tempo reale il complesso sistema delle centrali idroelettriche di Terni. Egli definisce la chiusura "un attacco inaccettabile al nostro territorio" e ribadisce la ferma opposizione della Regione. De Luca denuncia che si tratta di un "progetto di depauperamento miope e pericoloso" e sottolinea che non si può ridurre la valutazione a meri aspetti tecnici, trascurando le considerazioni politiche strategiche della Regione. In particolare egli avverte che "sicurezza idraulica e gestione delle emergenze, in un contesto di eventi climatici sempre più estremi, non possono essere messe a rischio".

"Ribadiamo con forza che il posto di teleconduzione di Terni è un presidio irrinunciabile a tutela strategica del nostro territorio" prosegue l’assessore. La presenza di operatori con un "know-how profondo" e la loro prontezza sono, per De Luca, insostituibili per intervenire su criticità e gestire tempestivamente le emergenze idriche. De Luca annuncia inoltre l’intenzione di inserire nei prossimi capitolati di gara un vincolo di localizzazione in Umbria degli impianti e del personale, allo scopo di scongiurare qualsiasi spostamento di competenze.

Perché la Regione Umbria si oppone alla decisione di Enel

Sulla vicenda si è stretto un fronte politico unito. Già il 18 giugno scorso l’Assemblea legislativa dell’Umbria aveva approvato all’unanimità una mozione bipartisan – promossa dai consiglieri Filipponi e Proietti – che chiedeva a Enel di sospendere l’operazione, evidenziando il "rischio di perdita di un presidio strategico per la sicurezza idraulica, ambientale ed energetica" del territorio. La posizione è stata ribadita anche dalla presidente della Regione Stefania Proietti e da tutte le istituzioni locali, compresa Provincia e Comune di Terni.

Anche il sindaco Bandecchi ha scritto nuovamente ad Enel e per conoscenza ai ministri competenti, chiedendo l’avvio di un tavolo di confronto a livello nazionale. L’assessore comunale allo Sviluppo economico Sergio Cardinali ha annunciato l’invio di lettere ai ministri Urso, Pichetto Fratin e Piantedosi per sollecitare un intervento urgente del Governo. I rappresentanti delle istituzioni chiedono soprattutto trasparenza e dialogo: "L’Enel deve imparare a ragionare con i territori", afferma Cardinali. La contrarietà alla chiusura è condivisa anche dalle organizzazioni sindacali del settore, che segnano come l’iter sia stato avviato senza alcun coinvolgimento preventivo dei lavoratori e delle autorità locali.

Il ruolo strategico del presidio di Villa Valle nella sicurezza idraulica

Il centro di telecontrollo di Villa Valle gestisce un vasto sistema di impianti idroelettrici sull’asta del fiume Nera e Velino, regolando anche i flussi che alimentano la famosa cascata delle Marmore. Senza un presidio locale "non si può dialogare con Enel" sulla gestione dei rilasci idrici a fini ambientali e turistici. Già la mozione regionale insisteva proprio sulla funzione strategica dell’impianto nell’assicurare la sicurezza idraulica e idroelettrica di Terni. De Luca e altri consiglieri ricordano che il telecontrollo è uno dei pochi presidi tecnici ancora operativi nel centro Italia e un patrimonio di competenze maturate in decenni.

Privare Terni di questa "centrale operativa", sottolineano i suoi oppositori, significa ridurre in modo significativo la capacità di intervento rapido in caso di piene o siccità estreme. L’assessore paventa quindi un "vuoto industriale e occupazionale" e un impoverimento delle competenze locali, che metterebbe a serio rischio la gestione delle emergenze idrauliche sul territorio.

La mobilitazione delle istituzioni umbre contro la chiusura

Di fronte a questo scenario, Regione e amministrazioni locali mantengono un appello al dialogo. Secondo De Luca"l’unico atteggiamento ragionevole" è quello di confrontarsi con Enel e fare leva sui futuri bandi di concessione per difendere il presidio. Intanto Comune e Provincia di Terni si sono mobilitati anche sul piano politico: oltre alle lettere ai ministeri, si attende ora un tavolo nazionale che coinvolga tutti gli enti interessati.

Il sindaco Bandecchi ha richiesto di "bloccare tutto" in attesa di una soluzione definitiva, mentre le organizzazioni sindacali hanno annunciato un presidio dei lavoratori previsto per i primi di settembre, affinché la vertenza resti alta all’attenzione pubblica.

Cascata delle Marmore e gestione delle emergenze: cosa rischia il territorio

Il legame tra il posto di teleconduzione e la gestione della cascata delle Marmore è stato più volte richiamato dalle istituzioni umbre. L’impianto consente di regolare i flussi idrici sia per scopi energetici sia per quelli ambientali e turistici. Una chiusura metterebbe in discussione la possibilità di coordinare aperture e rilasci d’acqua, con conseguenze per la sicurezza idraulica, per l’ecosistema e per il richiamo turistico della cascata.

Il rischio è dunque duplice: da un lato il venir meno di un presidio tecnico per gestire emergenze climatiche, dall’altro l’impoverimento di un asset fondamentale per l’economia del territorio.

L’appello al dialogo con Enel e le prossime mosse della Regione

In chiusura De Luca ha rivolto un ultimo appello alla ragionevolezza e alla responsabilità sociale: la Regione Umbria vuole una mediazione con Enel, ma è pronta a fare la sua parte per mantenere questo presidio sul territorio. Le istituzioni locali attendono risposte rapide dal Governo e chiedono a Enel di sospendere l’operazione per aprire un confronto vero. Nel frattempo, la Regione conferma che, una volta tornate in mano pubblica le concessioni idroelettriche, "il posto di teleconduzione sarà ricostituito", per garantire alla comunità umbra la tutela di un presidio ritenuto strategico.

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Francesca Secci
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