Le pedine della politica umbra si muovono su tre scacchiere distinte. Da Terni arriva la voce di chi amministra e alza la voce contro Palazzo Donini e il Patto Avanti sulla sanità. Dal Partito Democratico arrivano segnali di una tregua armata più che di una riappacificazione. Dal mondo civico, infine, si prova a fare squadra. Il filo che lega le vicende è la ricerca di una identità politica, ma anche la difficoltà di tenere insieme pezzi che viaggiano a velocità diverse.

A Terni, la presidente del Consiglio comunale Sara Francescangeli (Alternativa Popolare) traccia un bilancio dell’operato della giunta appena uscita, rivendicando i successi di un’amministrazione che, dice, ha scalato le classifiche. “I dati parlano chiaro e smentiscono le polemiche ridicole di questi giorni da parte di chi prende di mira l'amministrazione Bandecchi”, attacca. “Sotto questa amministrazione di Alternativa Popolare, Terni ha scalato le classifiche della qualità della vita de Il Sole 24 Ore, guadagnando circa quaranta posizioni. I meriti di aver realizzato un cambiamento epocale vanno riconosciuti anche ali assessori uscenti”.
La presidente rivendica la compattezza della maggioranza, sottolineando come i cambi al vertice non siano sintomo di crisi ma una prerogativa del sindaco per rispondere a sfide che sono cambiate dal momento della sua elezione. Sul fronte delle opposizioni cittadine, Francescangeli liquida la questione parlando di gruppi “divisi, inadeguati e incapaci”.
Se il bicchiere è mezzo pieno per l’operato cittadino, però, non lo è per la sanità. Il Santa Maria scivola nella classifica del Newsweek Italia: il nosocomio è uscito dalla top 100, piazzandosi al 108° posto. Un dato che - secondo Francescangeli - fa da contrappeso impietoso alla crescita del capoluogo. “Mentre Terni sale, il nostro ospedale sprofonda”, tuona Francescangeli. “È la prova provata del fallimento della gestione regionale della maggioranza di sinistra e della presidente Proietti: la sanità ternana, tra infrastrutture promesse e mai realizzate e liste d'attesa chilometriche, è allo sbando. In un anno il Patto Avanti è stato capace solo di chiacchiere e propaganda”. L’affondo si inserisce nel braccio di ferro tra l’amministrazione di Stefano Bandecchi e la giunta regionale della presidente Stefania Proietti.
Se a Terni il centrosinistra fatica, a livello regionale il Partito Democratico sembrava aver archiviato le ferite del congresso. Ieri l’annuncio, a firma del segretario Damiano Bernardini, di una segreteria allargata che includeva cinque nuovi nomi da Casa Democratica, la corrente guidata da Emanuele Trappolino: Stefano Lisci, Andrea Vannini, Cristina Croce, Giovanni Manca e Mariella Spadoni. Una mossa che doveva suonare come un gesto di unità. Invece, la risposta di Casa Democratica è stata una bordata: “Facciamo i migliori auguri a quanti hanno scelto di entrare oggi in segreteria”, si legge in una nota. “Tuttavia, tale scelta è avvenuta a titolo del tutto personale, perché non condivisa né rispettosa del mandato che gli elettori ci hanno consegnato”.
Il comunicato prosegue con un passaggio pesante: “L'unità del partito non si costruisce distribuendo singoli strapuntini e appuntando medagliette al bavero”. Il riferimento è al mancato rispetto degli accordi post-congressuali. Insomma, se l'ingresso dei 5 è stato salutato dalla maggioranza di Damiano Bernardini come il segnale di una “gestione plurale e inclusiva” e come il punto finale della lunga fase congressuale, la lettura del gruppo che fa capo a Carlo Emanuele Trappolino è però opposta.
Casa democratica ha denunciato il mancato rispetto degli accordi post-congresso, dai nodi su vicesegreteria e presidenza dell’assemblea ai “veti personali e strumentali” su alcuni nomi indicati per l’esecutivo. Al centro della frattura c’è l’accusa di “frazionismo” e “settarismo” rivolta alla guida regionale, con Casa dem che rivendica una battaglia per un Pd più aperto e coerente con il mandato degli iscritti, e la segreteria che rivendica invece una direzione “ampiamente condivisa” come condizione per affrontare referendum e prossime amministrative.
Uno scenario diverso arriva dal fronte civico. Umbria Civica prova a marciare dritta, con l’obiettivo di consolidare la presenza sul territorio. Riunito il direttivo regionale, il movimento guidato da Nilo Arcudi ha messo a punto la nuova architettura organizzativa. Sono stati nominati tre nuovi vicesegretari: Lorenzo Schiarea, Fabrizio Ricci Feliziani e Catia Degli Esposti. A Filippo Vecchi è andata la presidenza della Consulta degli Amministratori, mentre le segreterie provinciali sono state affidate ad Alessandro Villarini per Perugia e ad Andrea Di Fino per Terni. Sul fronte giovanile, Alessandro Mencarelli è il nuovo segretario regionale.
Oltre alla definizione delle cariche, il direttivo ha analizzato lo scenario politico regionale con il focus su sanità e infrastrutture. Umbria Civica si propone come “forza riformista, moderata e civica, determinata a incidere sulle scelte di governo della regione”. Arcudi ha parlato di una “sintesi ideale tra competenza amministrativa e dinamismo politico”. Un messaggio che arriva mentre i partiti tradizionali sembrano più impegnati a risolvere i propri equilibri interni che a dialogare con il territorio. Il civismo organizzato prova a giocare la carta della credibilità amministrativa.