Due mosse, apparentemente scollegate, stanno ridisegnando in queste ore la geografia politica umbra. La prima arriva dal Movimento 5 Stelle, che archivia la gestione affidata all’assessore Thomas De Luca e promuove David Fantauzzi a nuovo coordinatore regionale, con l’obiettivo di blindare il radicamento territoriale dopo il risultato delle urne. La seconda, molto più rumorosa, esplode tra i banchi del consiglio comunale di Terni, dove il rientro in Forza Italia dell’ex leghista Marco Verdecchia innesca una reazione a catena fatta di sarcasmi, distinguo normativi e gelide rivendicazioni di legittimità. Due vicende distinte, ma cucite da un interrogativo comune: quanto tengono, oggi, le appartenenze politiche nelle istituzioni locali?
La scelta del Movimento 5 Stelle Umbria è caduta su un profilo interno, ma già pienamente operativo nelle dinamiche istituzionali: David Fantauzzi, consigliere comunale a Foligno, prende in mano il coordinamento regionale e lo fa con un mandato chiaro, che lui stesso sintetizza così: “Continueremo a lavorare senza mai perdere di vista l’obiettivo di interpretare qualsiasi ruolo politico con i valori etici del Movimento come servizio ai cittadini”. Il passaggio di consegne con Thomas De Luca – al quale Fantauzzi riconosce “un sincero ringraziamento per quanto fatto” – non è un semplice avvicendamento, ma il segnale che la fase costituente del “Patto Avanti” e della vittoria regionale chiede ora un presidio organizzativo più strutturato, provincia per provincia.
E proprio sul fronte territoriale il rinnovamento è stato immediato: Rodolfo Rughi guiderà il coordinamento per la provincia di Perugia, mentre a Terni la regia passa a Daniele Pica. Entrambi raccolgono eredità delicate – quelle lasciate da Tiziana Ciprini e Fabio Moscioni – in un momento in cui il Movimento deve dimostrare di saper consolidare il consenso anche lontano dai riflettori delle campagne elettorali. L’assetto appena varato, spiegano dal M5S, punta a “rafforzare la presenza nelle istituzioni” e a tenere alta l’iniziativa su temi come sanità, lavoro e servizi pubblici. Ma la vera sfida, per Fantauzzi e la sua squadra, sarà evitare che le fibrillazioni che attraversano altri pezzi della politica regionale finiscano per contagiare anche la galassia pentastellata.
La tensione si è materializzata tutta in una manciata di minuti, durante l'ultima seduta del consiglio comunale di Terni. Guido Verdecchia, eletto con la Lega e successivamente transitato tra le fila del Gruppo Misto, formalizza in aula la decisione di aderire a Forza Italia. Lo fa citando i vertici nazionali e locali del partito – “Antonio Tajani, Raffaele Nevi e i segretari locali” – e spiegando di voler rappresentare i valori “di una squadra azzurra moderata e concreta”. La dichiarazione, che di per sé avrebbe già avuto il sapore di una svolta, si trasforma in una miccia quando a intervenire è il sindaco Stefano Bandecchi.
Con un intervento studiato per innescare la polemica, il primo cittadino si rivolge alla presidenza dell’assemblea e domanda, con evidente sarcasmo: “Ma quindi oggi abbiamo due gruppi di Forza Italia noi?”. Bandecchi gioca sull’ambiguità tra un gruppo “ufficiale” e uno “non ufficiale”, chiudendo con un augurio che suona più come una frecciata: “Si metteranno d’accordo tra Forza Italia”.

A quel punto la parola passa a Francesco Ferranti, il consigliere che siede già tra gli scranni azzurri perché eletto sotto le insegne del partito. La sua replica è chirurgica. Ferranti non contesta la libertà di adesione di Verdecchia, ma sposta immediatamente il piano su un terreno giuridico e procedurale: “I consigli comunali funzionano secondo le regole del TUEL e i regolamenti interni”. Poi arriva il colpo decisivo, che ha la forza di chiudere ogni spazio a un ingresso automatico: “L’appartenenza a un gruppo consiliare dipende da ciò che sancisce l’elettorato alle urne”. Tradotto: il gruppo di Forza Italia già esiste, ed è quello che i cittadini hanno scelto. L’eventuale allargamento, conclude Ferranti, “dipenderà dalle procedure istituzionali e dalle valutazioni che io stesso effettuerò”.
A distanza di 36 ore dal consiglio, però, il capogruppo azzurro in consiglio comunale e vicepresidente della Provincia aggiusta il tiro. "Figurarsi se uno storico iscritto a Forza Italia come me, da ben 28 anni - dice Ferranti - non sia contento che il partito trovi adesioni, anche tra chi ricopre incarichi elettivi ed amministrativi, come il collega Verdecchia. Voglio sottolineare che il problema non è personale, ma deriva da una gestione approssimativa da parte delle segreterie del partito. Come nel caso dei provvedimenti che sono stati presi a mio carico, anche in questa vicenda il pressappochismo di alcuni ha recato danno alla gestione e al prestigio del partito".