La stagione del Gubbio si chiude ancora una volta al primo turno dei playoff. Come un anno fa, stesso epilogo, stesso sapore amaro. A passare è il Pineto, che si impone 2-1 al termine di una gara ribaltata nella ripresa. Un’eliminazione che lascia spazio a riflessioni profonde, non solo sul risultato ma soprattutto sull’identità di gioco di una squadra che, nel corso della stagione, ha faticato a compiere quel salto di qualità necessario per ambire a qualcosa in più.
Il Gubbio aveva approcciato bene la sfida, trovando il vantaggio con La Mantia e dando l’impressione di poter gestire il match. Ma nella ripresa è emerso ancora una volta quel copione già visto: squadra troppo bassa, poco propositiva, incapace di chiudere la partita. Il Pineto ne ha approfittato, ribaltando tutto con le reti di D’Andrea e Schirone. E il passaggio del turno, alla fine, è meritato.
Il film della partita racconta molto della stagione del Gubbio. Un primo tempo ordinato, anche convincente per tratti, seguito da una ripresa in cui la squadra si è progressivamente abbassata, rinunciando a giocare. Una scelta più dettata dalle caratteristiche e dall’abitudine che da una precisa strategia momentanea.
Il gol di La Mantia aveva indirizzato la gara sui binari giusti, ma le occasioni per il raddoppio non sono state sfruttate. Da lì in poi, il Gubbio ha smesso di proporre, lasciando campo e iniziativa agli avversari. Il pareggio di D’Andrea ha cambiato l’inerzia, mentre la rete di Schirone, di pregevole fattura, ha chiuso i conti.
È una fotografia fedele dell’annata: squadra solida, ma spesso troppo rinunciataria. Un calcio che privilegia la fase difensiva, ma che fatica a evolversi in qualcosa di più moderno e propositivo. In un contesto come quello dei playoff, dove gli episodi pesano ma serve anche coraggio, questo limite è emerso con evidenza.
Due stagioni consecutive concluse allo stesso modo - 48 punti nella regular season ed eliminazione al primo turno dei playoff - non possono essere una coincidenza. Il futuro del Gubbio passa da qui: dalla capacità di costruire un’identità di gioco più riconoscibile, più attuale, meno legata a un approccio esclusivamente difensivo.
Nel post partita, l’analisi di Domenico Di Carlo è lucida ma anche orgogliosa del percorso compiuto:
“Abbiamo iniziato bene, siamo stati bravi a tenere il campo cercando di trovare linee di passaggio, giocando un calcio rapido. Il vantaggio ci aveva dato forza, poi però ci siamo abbassati. Abbiamo avuto due occasioni per fare il 2-0, con Tonti che ha fatto un miracolo vero e proprio. Il calcio è fatto di episodi: nel secondo tempo, alla prima occasione, il Pineto ci ha fatto gol. Bisogna stare in partita fino alla fine, lo avevo detto alla squadra”.
Il tecnico ha poi sottolineato le opportunità non sfruttate nella ripresa:
“Abbiamo avuto due occasioni con Minta e Zallu ma non siamo riusciti a segnare, poi Schirone ha fatto un gol bellissimo. Il Gubbio non ha demeritato”.
Sul bilancio stagionale, Di Carlo difende il lavoro svolto:
“Il bilancio della stagione è positivo. Nel girone di ritorno abbiamo fatto una bella cavalcata per arrivare ottavi. Siamo arrivati a questa partita con diversi giocatori non in condizioni ottimali: Varone era appena rientrato, Carraro anche. Minta e Ghirardello sono giovani e in queste partite qualcosa pagano, ma la squadra non ha mai mollato”.
E ancora:
“Prima del gol di Schirone abbiamo avuto una ripartenza che non abbiamo sfruttato. Facciamo i complimenti al Pineto: in due gare giocate qui abbiamo avuto tante occasioni, ma hanno vinto loro. Faccio i complimenti alla squadra e ai giocatori, abbiamo steccato solo due partite in campionato. La squadra ha una mentalità”.
Non manca il rammarico per l’uscita precoce:
“Peccato uscire subito, speravamo di andare avanti. Stavamo recuperando qualche giocatore, potevano essere playoff importanti. Ringrazio i tifosi, la società e soprattutto questi fantastici giocatori che, nonostante le difficoltà, hanno dato tutto. Il campionato del Gubbio è positivo”.
Sul futuro, il tecnico non si sbilancia:
“Ne parleremo più avanti con la società. Ora stacchiamo un attimo, come è giusto che sia. Ho ringraziato la squadra perché è andata oltre quello che poteva fare. Per il mio futuro c’è tempo per parlare”.
Infine, un passaggio sulla chiacchierata a bordo campo:
“Conosco da anni il presidente del Pescara, è una persona competente. Ha dimostrato che con le idee e i giovani si può fare bene in Serie C e anche puntare alla Serie B. Gli auguro tutto il meglio: non sono rimasti tanti presidenti come lui e come il nostro. Nelle ultime partite il Pescara ha fatto vedere calcio, mi auguro che possano raggiungere i loro obiettivi”.