La nuova pavimentazione di Piazza Grande torna sotto i riflettori, e non per ragioni estetiche. Dopo le recenti gelate notturne, il lastricato presenta ulteriori crepe, sbrecciature e veri e propri fori all’interno dei quali filtra l’acqua piovana. Un fenomeno tutt’altro che secondario, perché l’acqua, infiltrandosi tra le mattonelle particolarmente porose, ghiaccia, aumenta di volume e provoca lo sgretolamento progressivo del piano di calpestio.
Una dinamica ben nota in ambito tecnico, ma che qui assume contorni preoccupanti perché riguarda un intervento recentissimo, costoso e ancora formalmente “nuovo”.


Va detto chiaramente: non si tratta di un problema improvviso né imprevedibile. Su queste stesse pagine la situazione era stata già denunciata più volte nei mesi scorsi, quando erano emerse le prime criticità sulla tenuta della pavimentazione. Oggi, con il ciclo gelo-disgelo, quelle criticità si stanno amplificando in modo evidente.
“Era solo questione di tempo”, commenta chi frequenta quotidianamente la piazza. E in effetti, dal punto di vista fisico, il meccanismo è elementare: l’acqua penetra nelle microfessure, si ghiaccia, aumenta di volume fino al 9% e spinge dall’interno, allargando le lesioni e facendo saltare i bordi delle mattonelle.
In diversi punti del lastricato si notano buchi e cavità che non dovrebbero esistere in una pavimentazione nuova. Non si tratta solo di crepe superficiali, ma di veri punti di ingresso per l’acqua piovana.
“Quando piove, si vede l’acqua entrare”, raccontano alcuni residenti. “Poi la notte gela, e il giorno dopo trovi i bordi sbriciolati”. Un processo lento ma inesorabile, che rischia di compromettere ampie porzioni della superficie se non affrontato in modo strutturale.
Uno degli elementi che emergono con forza è la porosità delle mattonelle utilizzate. Materiali troppo assorbenti, in contesti esposti come Piazza Grande, sono intrinsecamente vulnerabili al gelo.
In zone soggette a escursioni termiche invernali, la scelta dei materiali dovrebbe privilegiare bassa porosità, alta resistenza meccanica e idoneità ai cicli di gelo-disgelo. Se questo non avviene, il risultato è quello che stiamo osservando: sfaldamento, scagliatura, distacco dei bordi.
Non è una questione estetica, ma strutturale.


Il problema non riguarda solo il decoro urbano, già messo a dura prova. C’è anche un tema di sicurezza. Superfici sconnesse, bordi taglienti, piccoli avvallamenti rappresentano un rischio concreto per pedoni, anziani, bambini e turisti.
“Basta un piede messo male”, osserva un commerciante della zona, “e si rischia di cadere”. In una piazza che è cuore simbolico e turistico della città, questo non è un dettaglio.
Piazza Grande non è una piazza qualsiasi. È cartolina, identità, palcoscenico civile e culturale. Ogni intervento su di essa dovrebbe essere pensato in termini di durabilità, qualità dei materiali e sostenibilità nel tempo.
Il fatto che, a pochi mesi dalla realizzazione, si parli già di crepe, sbrecciature e infiltrazioni, solleva interrogativi legittimi sulla progettazione, sulla scelta dei materiali e sulla posa in opera.
“Non è normale”, osservano in molti, “che un lavoro nuovo dia questi problemi”.
C’è un pericolo evidente: quello di interventi tampone, piccole riparazioni, stuccature, rattoppi. Soluzioni che possono tamponare nell’immediato, ma che non risolvono il problema alla radice.
Se il materiale è inadeguato o se la posa è stata eseguita senza le dovute accortezze, ogni inverno sarà una nuova resa dei conti. Con costi crescenti e risultati sempre più modesti.


La domanda, semplice e diretta, che molti cittadini si pongono è questa: chi interviene e come? E soprattutto: si intende affrontare il problema in modo strutturale o si continuerà a inseguire i danni?
Perché una cosa è certa: il ciclo gelo-disgelo non è un evento eccezionale. È normale meteorologia invernale. E una pavimentazione pubblica, in una piazza storica, deve essere progettata per resistere a questo.
Qui non si tratta di polemica sterile, ma di trasparenza tecnica. Sarebbe utile sapere:
quali materiali sono stati utilizzati,
con quali caratteristiche di assorbimento,
con quali test di resistenza al gelo,
e quali garanzie sono state previste.
Perché, al momento, l’impressione è quella di un’opera fragile in un contesto che richiede robustezza.
Abbiamo già denunciato questa situazione. Lo rifacciamo oggi, con maggiore preoccupazione, perché i segnali si moltiplicano. Piazza Grande merita rispetto, competenza e lungimiranza.

Non bastano i tagli dei nastri. Serve che ciò che si realizza regga nel tempo. Altrimenti, la nuova pavimentazione rischia di diventare l’ennesimo esempio di intervento costoso ma strutturalmente debole.
E questo, per una piazza che è simbolo di storia e bellezza, sarebbe davvero un peccato.
(Foto da Radio Antenna Libera TV)