28 Apr, 2026 - 18:10

Piano sanitario regionale, coro di no dei sindacati all'accorpamento delle ASL. E a Terni è bufera politica

Piano sanitario regionale, coro di no dei sindacati all'accorpamento delle ASL. E a Terni è bufera politica

Un coro di no contro la proposta della Regione di tagliare le due ASL di Perugia e Terni e accorpare i servizi sanitari in un’unica azienda a Foligno.

Cgil, Cisl e Uil di Terni chiedono un Piano socio sanitario regionale che rafforzi le due aziende ospedaliere e mantenga le Asl di Perugia e Terni. I sindacati puntano su investimenti in personale, servizi e prestazioni di alta specialità, con Dea di secondo livello per cure uniformi sul territorio. L’obiettivo è un modello moderno che integri assistenza socio sanitaria e prevenga accorpamenti dannosi per gli equilibri locali.

In un contesto di dibattito acceso, il consigliere Valdimiro Orsini parla di “preoccupazioni legittime”. Claudio Batini, presidente della III Commissione consiliare, attacca senza mezzi termini: “Il silenzio di Pd e M5S è un tradimento verso il territorio”. Il Consiglio comunale ha approvato un mandato unitario alla Regione per chiarire la riorganizzazione, evitando tagli ai livelli istituzionali. Terni difende così la propria rete di cura, essenziale per attrarre pazienti e sostenere l’economia locale basata su sanità e industria.

I sindacati minacciano iniziative pubbliche se il Piano non premierà il rafforzamento territoriale. Questa posizione unisce forze sociali e istituzionali contro derive centralizzatrici che rischiano di penalizzare utenti e occupati nel settore.

“Non è una riforma, è uno scippo”: il fronte compatto dei sindacati contro l’azienda unica a Foligno

Non c’è solo un’idea progettuale dietro la proposta di accorpamento. C’è una scelta politica netta che, secondo i sindacati, penalizzerebbe in modo irreversibile la sanità ternana. L’ipotesi di un’unica Asl con sede a Foligno – circolata nei documenti preparatori del nuovo Piano socio sanitario – è stata accolta con un muro di gomma da Cgil, Cisl e Uil della provincia di Terni.

“Riteniamo prioritario che il nuovo Piano veda un’accelerazione, ma nella direzione giusta – scrivono le tre sigle in una nota congiunta –. Non possiamo accettare che si cancellino i livelli istituzionali esistenti. Serve un modello moderno, equo e integrato, non la concentrazione degli uffici a Nord”.

Le parole dei sindacati sono un avvertimento chiaro alla giunta regionale guidata da Stefania Proietti: senza il mantenimento e il rafforzamento delle due Asl e delle due aziende ospedaliere, non ci sarà alcun accordo. E hanno già annunciato mobilitazioni.

“Non escludiamo la possibilità di organizzare iniziative nei prossimi giorni – si legge ancora nel comunicato –. Invitiamo fin d’ora la cittadinanza a partecipare”.

Sul tavolo c’è anche un punto preciso: il Dea di secondo livello di Terni non solo non va toccato, ma va reso più attrattivo. “Dea sempre più qualificati – insistono i sindacati – per fornire prestazioni di alta specialità e garantire cure uniformi su tutto il territorio”.

“Pd e M5S non hanno firmato”: Batini e Orsini a muso duro contro i silenzi del Consiglio

Se il fronte sociale è compatto, quello politico registra una spaccatura profonda all’interno del Consiglio comunale di Terni. L’assemblea ha approvato – con un voto trasversale – un mandato unitario alla Regione per chiedere chiarezza e opporsi a qualsiasi taglio dei livelli istituzionali. Hanno detto sì la maggioranza, il Gruppo Misto, alcune opposizioni.

Ma due partiti hanno scelto il silenzioPartito Democratico e Movimento 5 Stelle. Non hanno firmato l’atto. E questo è bastato ad accendere la miccia.

Claudio Batini, presidente della III Commissione consiliare e rappresentante di Alternativa Popolare, non usa mezzi termini. “Il tempo dei teatrini e dei solisti in cerca di gloria è finito – attacca –. Oggi il Consiglio ha dato un mandato chiaro: non andremo a Perugia col cappello in mano, ma a pretendere ciò che ci spetta di diritto. Chi scappa, come il Pd e il M5S, si assume la responsabilità di questo tradimento verso il territorio”.

E ancora, con un affondo più duro: “I ‘compagni’ locali hanno scelto di fare da scendiletto alla Giunta regionale. Non hanno avuto il coraggio di firmare perché la loro priorità non è il malato che aspetta due anni per una visita, ma la poltrona che gli viene garantita dal silenzio”.

Più misurato ma altrettanto netto il consigliere Valdimiro Orsini (Lista Masselli sindaco). “Anche i sindacati esprimono una preoccupazione legittima – dichiara –. Questa è l’ennesima dimostrazione che non si tratta affatto di ‘chiacchiere da bar’, come qualcuno ha tentato di far credere, ma di criticità concrete e condivise”.

Sanità come volano economico: Terni non può perdere il suo appeal

C’è un nodo che i sindacati e i consiglieri che habno votato l'atto di messa in mora della Regione ripetono con insistenza, fuori dai comunicati ufficiali. La sanità ternana non è solo un diritto. È un asset economico strategico per un territorio già segnato dalla crisi industriale.

L’ospedale Santa Maria di Terni – con il suo Dea di secondo livello – attrae pazienti non solo dall’Umbria sud, ma anche dal vicino Lazio e dalle Marche. Ogni ricovero extraregionale significa ricadute su alberghi, ristoranti, servizi di trasporto, indotto commerciale. Significa lavoro. E declassare l’Asl o l’azienda ospedaliera significherebbe tagliare le gambe a questa economia parallela.

“Mantenere le due Asl e le due aziende ospedaliere – spiegano i sindacati – è la precondizione per dare seguito a un Piano coerente con il rafforzamento territoriale, la qualificazione della rete di cura e l’ampliamento degli aspetti socio sanitari, investendo sul personale”.

L’ultima parola spetta ora alla Regione. Ma i tempi sono stretti. Cgil, Cisl e Uil hanno già il dito sul grilletto della mobilitazione. E il Consiglio comunale, nonostante le crepe interne, ha blindato la sua posizione: Terni non accetterà un declassamento. “Vigileremo H24 su ogni mossa”, promette Batini. E Terni, stavolta, ascolta.

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Federico Zacaglioni
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