La clessidra corre rapida verso la scadenza di agosto e sui 56 milioni di euro destinati alla fragilità in Umbria si accende subito la miccia dello scontro politico e territoriale. La Terza Commissione consiliare, guidata dal presidente Luca Simonetti, ha aperto ufficialmente il dossier sul nuovo Piano regionale integrato per la non autosufficienza (Prina) 2025-2027. Un pacchetto finanziario imponente, pari esattamente a 55.974.635 euro, con cui Palazzo Donini recepisce gli indirizzi nazionali e ridisegna la presa in carico di anziani e persone con disabilità. La presidente della Giunta, Stefania Proietti, collegata da remoto insieme alla dottoressa Valentina Battiston della direzione Salute e Welfare, ha difeso la road map dell'Esecutivo, improntata a un'integrazione stretta tra sociosanitario e sociale.
Tuttavia, il percorso d'aula parte in salita: la maggioranza ha respinto con quattro voti contrari la proposta delle opposizioni di ascoltare in audizione gli enti del Terzo settore e i rappresentanti dei lavoratori direttamente in Commissione, blindando l'iter verso la votazione finale previstam per giovedì 30 luglio.

Il diniego di aprire le porte dell'organismo consiliare agli stakeholder ha scatenato la reazione del centrodestra. La capogruppo di Fratelli d’Italia, Eleonora Pace, affiancata dai colleghi Matteo Giambartolomei, Andrea Romizi, Laura Pernazza e Donatella Tesei, ha incalzato la presidente sull'esito dei tavoli già svolti e sulla necessità di un confronto diretto. Dal canto suo, Stefania Proietti ha giustificato la scansione dei tempi richiamando i ritardi del quadro normativo nazionale: “Il Prina deve essere approvato entro agosto e il decreto relativo è arrivato in forte ritardo. La partecipazione è iniziata l’8 luglio scorso con le associazioni, le rappresentanze sindacali, il forum del Terzo settore e i soggetti interessati”.

L’ossatura del provvedimento punta a superare le frammentazioni storiche attraverso un Coordinamento regionale incardinato nella direzione Salute, chiamato a gestire la co-programmazione e ad assicurare uniformità su tutto il territorio. L'organismo opererà a braccetto con il Tavolo regionale sulla disabilità, l'Osservatorio di settore e il Garante dei diritti, coinvolgendo le Aziende Usl, i Comuni capofila delle Zone sociali e la rete associativa in un percorso continuativo di monitoraggio.
Mentre a Perugia si consuma la prima spaccatura d'Aula, sul versante meridionale della regione esplode il caso dei criteri di ripartizione delle risorse. A sollevare il tema al Consiglio delle Autonomie Locali (CAL) è Claudio Batini, rappresentante del Comune di Terni nel CAL e presidente degli Amici di Bandecchi. Carte alla mano, l'esponente ternano analizza gli allegati della Deliberazione di Giunta Regionale N. 795 denunciando uno sbilanciamento marcato tra le due aziende sanitarie: sui 52,1 milioni erogati dal Fondo per le Non Autosufficienze, la Usl Umbria 1 incassa il 55,7% (oltre 29 milioni), lasciando alla Usl Umbria 2 il 44,3% (23 milioni). Una forbice che penalizza nettamente il bacino ternano e le sue strutture d'assistenza.
Particolarmente emblematico appare il confronto tra le singole macro-aree: la Zona Sociale 2 di Perugia si vede attribuire 11 milioni di euro nel triennio, contro i 7,68 milioni assegnati alla Zona Sociale 10 di Terni. Secondo Claudio Batini, questa disparità strutturale nasce dall'adozione di un parametro d'impostazione fuorviante: pesare per l'80% la distribuzione dei fondi sulla sola anagrafe degli over 75 trascura l'incidenza delle patologie professionali e ambientali tipiche di un comprensorio ad alta concentrazione industriale.
La contestazione sollevata dal rappresentante ternano investe anche la tempistica dei finanziamenti specifici e l'organizzazione dei presidi territoriali. I 80 mila euro annui destinati alla Zona Sociale 10 per i progetti sulla Vita Indipendente sanno di beffa: la delibera regionale ne stabilisce l'erogazione soltanto nell'ultimo anno di programmazione, ovvero nel 2027, mentre altre aree dell'Umbria ne disporranno fin dal 2025. Uguale criticità viene mossa sui Punti Unici di Accesso (PUA), per i quali l'Esecutivo regionale assegna una dotazione fissa di due operatori tanto ai piccoli comuni montani quanto a nodi urbani complessi come Terni, azzerando il peso dei volumi reali di utenza.
“Dalle carte approvate dalla Presidente Stefania Proietti e dalla sua Giunta emergono chiaramente forti sperequazioni territoriali ai danni della USL Umbria 2 e del bacino ternano”, sostiene con forza Claudio Batini, respingendo al contempo le accuse di strumentalizzazione politica. “In aula oggi pomeriggio non porto polemiche, ma dati ufficiali e una richiesta chiara: la Giunta regionale riveda i parametri di riparto e garantisca ai servizi socio-sanitari e ai cittadini del Ternano le risorse che spettano loro di diritto”. La palla passa ora alla seconda illustrazione in Commissione del 27 luglio, prodromo di un Consiglio regionale che si preannuncia caldissimo.