La morte di Cristian Cappannelli, appena ventiduenne, continua a scuotere profondamente la comunità eugubina. Ma accanto al dolore e al cordoglio, cresce la consapevolezza che la questione della sicurezza lungo la SS 219 Pian d'Assino non possa più essere affrontata come una semplice emergenza episodica.
Dopo le prese di posizione dei cittadini e la nascita dell'Associazione "Andrea Morganti", ora interviene anche il Consorzio Turistico Gubbio Alta Umbria (GAU), che pone l'accento su un aspetto spesso rimasto sullo sfondo del dibattito: il rapporto tra sicurezza stradale, tutela della vita umana e immagine turistica del territorio.
Perché una strada percepita come pericolosa non ferisce soltanto chi la percorre ogni giorno. Finisce inevitabilmente per incidere anche sulla reputazione di una città che vive sempre più di accoglienza, cultura e turismo.
Il Consorzio GAU ha espresso innanzitutto profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia Cappannelli.
Parole che assumono un significato particolare perché arrivano da un organismo che rappresenta le principali realtà impegnate nella promozione del territorio.
«La SS 219 Pian d'Assino continua a rappresentare una delle principali criticità infrastrutturali del territorio eugubino», si legge nella nota diffusa dal Consorzio.
«Un'arteria fondamentale non solo per gli spostamenti quotidiani di cittadini, lavoratori e famiglie, ma anche per l'accesso turistico a Gubbio e all'Alta Umbria».
Una riflessione che amplia il campo di osservazione.
Non si tratta più soltanto di una questione locale o di un problema confinato ai residenti.
La Pian d'Assino rappresenta infatti la porta d'ingresso verso uno dei territori più affascinanti dell'Umbria.
Ogni anno migliaia di visitatori raggiungono Gubbio attraverso la SS 219.
Turisti italiani e stranieri diretti verso la città dei Ceri, il Palazzo dei Consoli, il Teatro Romano, la Basilica di Sant'Ubaldo e i borghi dell'Alta Umbria.
Famiglie, pellegrini, motociclisti, gruppi organizzati.
Per molti di loro la Pian d'Assino costituisce il primo contatto con il territorio.

Ed è inevitabile che il susseguirsi di incidenti gravi, spesso accompagnati da immagini drammatiche e notizie di cronaca nera, finisca per incidere anche sulla percezione esterna della città.
Una località che punta sulla qualità dell'accoglienza non può permettersi che la propria principale arteria di collegamento venga associata, nell'immaginario collettivo, a un luogo di pericolo permanente.
Il Consorzio utilizza parole nette.
«Negli anni questo tratto è stato segnato da una lunga e dolorosa serie di incidenti, con numeri che impongono una riflessione non più rinviabile».
Le cronache degli ultimi mesi sembrano confermare questa valutazione.
In particolare, alcuni punti della percorrenza – soprattutto in prossimità dello svincolo di Padule – sono stati più volte indicati dai cittadini come aree di particolare criticità.
«Garantire la sicurezza lungo questa arteria significa tutelare l'intera comunità e il territorio che essa serve ogni giorno», sottolinea ancora GAU.
Un'affermazione che assume un valore duplice. Tutela della vita delle persone, anzitutto. Ma anche salvaguardia del tessuto economico e sociale che attorno a quella strada gravita quotidianamente.
Il Consorzio turistico chiede al Comune di Gubbio di assumere un ruolo attivo di coordinamento.
«Chiediamo con forza all'Amministrazione Comunale di farsi promotrice di un'azione immediata e determinata, attivando senza ulteriori ritardi tutti gli enti e gli organi competenti affinché venga individuata e realizzata una soluzione concreta ed efficace».
Non un semplice auspicio, ma la richiesta di una vera e propria regia istituzionale.
Secondo GAU è infatti indispensabile che il Comune mantenga alta l'attenzione sull'emergenza, sollecitando interventi caratterizzati da tempi certi e risultati tangibili.
L'impressione diffusa è che il tempo delle analisi e delle reciproche attribuzioni di competenze debba lasciare spazio alle decisioni operative.
Gubbio è universalmente conosciuta per la bellezza del suo centro storico, per la Festa dei Ceri, per le sue tradizioni secolari e per l'autenticità dell'accoglienza.
Ma l'immagine di una città non si costruisce soltanto attraverso i monumenti o gli eventi.
Passa anche dalla qualità delle infrastrutture e dalla percezione di sicurezza che riesce a trasmettere.
«Non è più accettabile che una strada così centrale per il territorio continui a essere teatro di tragedie che segnano profondamente l'intera comunità», afferma il Consorzio.
«Servono decisioni rapide, responsabilità condivise e azioni concrete per garantire finalmente condizioni di percorrenza più sicure».
La morte di Cristian Cappannelli ha riportato al centro dell'attenzione una ferita aperta.
Le parole di GAU introducono però un elemento ulteriore: la consapevolezza che sicurezza e sviluppo non siano realtà contrapposte, ma aspetti inseparabili di una stessa visione del territorio.
Proteggere chi percorre la Pian d'Assino significa proteggere residenti, lavoratori, studenti e visitatori.
Significa difendere il diritto alla mobilità sicura.
E significa anche custodire l'immagine di una città che vuole continuare ad accogliere il mondo senza essere ricordata per le tragedie che si consumano lungo la sua principale via d'accesso.
Perché nessuna strategia turistica può prescindere dalla tutela della vita umana.
E nessuna comunità può accettare che il prezzo dello sviluppo continui ad essere pagato con il dolore delle famiglie.