13 Jun, 2026 - 14:30

Pian d’Assino, la strada dell’abitudine al dolore: ciò che sembra inevitabile può e deve cambiare

Pian d’Assino, la strada dell’abitudine al dolore: ciò che sembra inevitabile può e deve cambiare

Ci sono notizie che appartengono alla cronaca e altre che, pur nascendo dalla cronaca, finiscono inevitabilmente per interrogare una comunità intera.

Il nuovo grave incidente avvenuto lungo la variante della statale 219 Pian d'Assino, all'altezza dell'uscita di Padule, appartiene a questa seconda categoria.

Della dinamica, dei soccorsi e delle condizioni dei feriti si riferisce già nelle pagine dedicate alla cronaca. Ciò che forse merita una riflessione ulteriore è un altro aspetto: la sensazione diffusa, quasi rassegnata, che lungo quel tratto di strada gli incidenti costituiscano una sorta di fatalità ciclica, un destino scritto al quale non resti che assistere impotenti.

Ed è proprio questa idea che dovrebbe inquietarci più degli incidenti stessi.

L'abitudine è il vero pericolo

Ogni volta la reazione è pressoché identica.

Lo sgomento iniziale, l'apprensione per le persone coinvolte, le fotografie dei mezzi distrutti, il traffico rallentato, qualche giorno di discussioni e poi il ritorno alla normalità.

Fino all'incidente successivo.

La Pian d'Assino è entrata da tempo nel lessico quotidiano degli eugubini come sinonimo di pericolo. Quasi che il verificarsi di scontri, feriti gravi e, talvolta, morti fosse un elemento strutturale del paesaggio.

Come la nebbia in inverno o il caldo d'agosto.

Ma il rischio più grande nasce proprio quando una comunità smette di indignarsi e comincia ad abituarsi.

L'assuefazione al dolore rappresenta infatti una forma sottile di resa.

Non esistono tragedie inevitabili

Le strade non sono entità immutabili. Non sono fenomeni naturali contro i quali nulla si possa fare.

Dietro ogni infrastruttura esistono scelte progettuali, manutenzioni, investimenti, controlli, studi sui flussi di traffico e valutazioni tecniche.

Ciò che l'uomo ha costruito può essere modificato dall'uomo.

Nella storia recente non mancano esempi di tratti stradali considerati per anni pericolosi e successivamente trasformati attraverso interventi mirati: miglioramenti della segnaletica, adeguamenti strutturali, illuminazione, modifiche degli svincoli, sistemi di controllo della velocità, campagne di sensibilizzazione.

Interventi che hanno prodotto risultati concreti.

Per questo motivo parlare di fatalità rischia di essere fuorviante.

La fatalità esiste. L'immobilismo, però, è una scelta.

Quando l'immobilità diventa complice involontaria

Non fare nulla può apparire neutrale. In realtà non lo è.

L'immobilità amministrativa, culturale o collettiva rischia talvolta di trasformarsi in una complicità involontaria con il perpetuarsi delle criticità.

Non perché qualcuno desideri il verificarsi delle tragedie, naturalmente.

Ma perché il rinvio continuo delle soluzioni contribuisce a mantenere inalterate le condizioni che favoriscono il ripetersi dei problemi.

Ogni incidente dovrebbe produrre non soltanto dolore e solidarietà verso chi ne è coinvolto, ma anche domande.

Cosa si può migliorare? Quali criticità emergono? Quali interventi risultano possibili? Quali priorità meriterebbero maggiore attenzione?

Sono interrogativi che non appartengono alla polemica politica, bensì al dovere civico.

Le priorità di una comunità

Gubbio è una città straordinariamente capace di mobilitarsi quando sente minacciati i propri simboli identitari.

Lo dimostra continuamente.

Sa discutere con passione, talvolta con straordinaria competenza, di tradizioni, riti, dettagli apparentemente minimi che diventano elementi essenziali della memoria collettiva.

E forse è proprio questa energia che dovrebbe essere messa al servizio anche delle questioni che incidono direttamente sulla sicurezza quotidiana dei cittadini.

Con una lieve ironia si potrebbe osservare che, in questa città, perfino il più piccolo particolare delle tradizioni è in grado di generare dibattiti profondi e partecipati.

È una ricchezza.

Ma forse meriterebbero la stessa intensità di attenzione anche quei luoghi dove ogni giorno transitano migliaia di persone dirette al lavoro, a scuola, in ospedale o semplicemente verso casa.

Perché la sicurezza non possiede la spettacolarità del rito.

Ha però il pregio silenzioso di salvare vite umane.

Dal fatalismo alla responsabilità

La Pian d'Assino rappresenta il principale collegamento tra Gubbio e il resto del territorio.

È un'arteria fondamentale per lo sviluppo economico, turistico e sociale del comprensorio.

Proprio per questo non può essere raccontata soltanto attraverso la cronaca degli incidenti.

Occorre passare dalla logica del fatalismo a quella della responsabilità condivisa. Responsabilità delle istituzioni chiamate a monitorare e intervenire. Responsabilità degli automobilisti nel rispetto delle regole. Responsabilità della comunità nel mantenere alta l'attenzione senza cedere all'assuefazione.

Perché nulla è più pericoloso dell'idea che le cose non possano cambiare.

La volontà può modificare il destino

Le comunità crescono quando smettono di considerare inevitabili le situazioni che producono sofferenza.

Molti problemi che oggi appaiono irrisolvibili sono stati affrontati altrove con determinazione, competenza e visione.

Anche la Pian d'Assino può essere ripensata, migliorata, resa più sicura.

Occorrono studio, investimenti e soprattutto volontà.

La vera domanda, allora, non è se gli incidenti continueranno a verificarsi. La domanda è un'altra: quanto siamo disposti, come comunità, ad accettare che ciò che appare normale continui a produrre dolore?

Perché il destino non sempre dipende da noi, ma l'indifferenza sì.

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Mario Farneti
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