Aveva soltanto 22 anni. Un'età in cui la vita dovrebbe ancora avere il sapore delle prime conquiste, dei progetti, delle amicizie, delle passioni vissute senza riserve. Invece il nome di Cristian Cappannelli si aggiunge oggi a quello di altre vittime della strada, diventando il simbolo più doloroso di una situazione che molti cittadini definiscono ormai insostenibile.

Negli ultimi quattro mesi, da marzo a giugno 2026, la statale 219 Pian d'Assino è stata teatro di una serie impressionante di incidenti. E c'è un dato che emerge con forza e che merita attenzione: tutti gli scontri più gravi si sono verificati all'altezza dello svincolo di Padule.
Come se quel tratto di strada fosse diventato una sorta di punto critico permanente, un luogo dove il destino sembra ripetersi con inquietante regolarità.
I dati parlano da soli.
Tra marzo e giugno si sono verificati quattro incidenti stradali lungo il tratto della SS 219 compreso tra Gubbio Est e Branca. A questi si aggiunge un tamponamento a catena avvenuto a Branca, provocato dalla presenza improvvisa di cani da caccia sulla carreggiata.
Complessivamente sono stati coinvolti nove veicoli, che diventano dodici considerando il tamponamento multiplo.
Il bilancio è pesantissimo: dieci persone ferite e un morto.
Quel morto aveva ventidue anni e si chiamava Cristian Cappannelli.
Il fatto che tutti gli incidenti più gravi si siano concentrati in prossimità dello svincolo di Padule induce inevitabilmente a interrogarsi sulla necessità di interventi specifici.
Da tempo numerosi cittadini chiedono, ad esempio, una migliore illuminazione notturna della zona.
Le infrastrutture non sono entità astratte.
Dietro ogni svincolo, ogni curva, ogni tratto scarsamente illuminato ci sono scelte progettuali, manutenzioni, investimenti o ritardi.
Per questo motivo cresce il disagio di chi percepisce la Pian d'Assino come una sorta di Moloch moderno, un gigante insaziabile che continua a pretendere il proprio tributo di dolore.
Naturalmente non esistono divinità oscure nascoste nell'asfalto.
Esistono però situazioni che si ripetono con una frequenza tale da rendere difficile rifugiarsi soltanto nella categoria della fatalità.
Il rischio è che ci si abitui.
Che il susseguirsi degli incidenti diventi quasi un elemento inevitabile del paesaggio quotidiano.
Ed è proprio questa rassegnazione il pericolo più grande.
Di fronte all'ennesima tragedia, la società civile ha deciso di organizzarsi.

Ubaldo Morganti, fratello di Andrea, ha annunciato l'avvio concreto delle attività dell'associazione nata proprio per promuovere la sicurezza stradale.
«Dopo l'ennesimo scontro con esito mortale verificatosi sulla variante, l'Associazione creata a nome di mio fratello Andrea Morganti inizia l'attività per cui è nata», spiega.
Il primo incontro pubblico è stato fissato per lunedì 22 giugno alle ore 21, presso i locali della Pro Loco di Torre Calzolari.
L'obiettivo è coinvolgere cittadini e istituzioni.
«Ne faremo altre nelle frazioni di Gubbio per interessare tutti coloro che vorranno iscriversi all'Associazione e intervenire presso le autorità competenti», aggiunge Morganti.
«Più saremo e più avremo un peso nel richiedere quanto necessario per interrompere questa catena di lutti e di feriti gravi».
Alla serata interverranno, oltre al presidente dell'associazione, anche il vicepresidente Massimo Pannacci, ex vice comandante della Polizia Locale di Gubbio, l'avvocato Fabio Antonioli, che assiste la famiglia Cappannelli, e il socio Luca Vinti.
Per la morte di Cristian verrà quasi certamente disposta l'autopsia.
La tragedia ha colpito profondamente anche il mondo dei Ceri.
Cristian era infatti un giovane profondamente legato alle tradizioni eugubine e al Cero di Sant'Ubaldo.
Il presidente della Famiglia dei Santubaldari, Ubaldo Minelli, ha affidato a un messaggio carico di commozione il cordoglio dell'intero Popolo Santubaldaro.

«Cristian, eugubino autentico, appassionato Ceraiolo Santubaldaro della manicchia di Madonna del Ponte, visceralmente legato alla Festa dei Ceri e alle tradizioni eugubine, devotissimo al Santo Patrono, è stato sempre vicino al Sodalizio e al Cero», ricorda Minelli.
Faceva parte della muta della calata dei Ferranti del Cero Mezzano e proprio quest'anno era entrato come ceppo nelle girate del mattino del Cero Grande.
«Una gravissima e straziante perdita per tutta la comunità eugubina», conclude il presidente.
Le parole finali racchiudono il dolore di un'intera città: «Sant'Ubaldo accolga Cristian sotto il suo piviale».
Cristian Cappannelli aveva ventidue anni.
Dietro il numero di un incidente c'erano una famiglia, degli amici, sogni ancora da realizzare e una comunità che oggi si stringe nel lutto.
La Pian d'Assino non può continuare ad essere percepita come un destino immutabile.
Ogni tragedia dovrebbe trasformarsi in occasione di riflessione e cambiamento.
Perché la memoria delle vittime non si onora soltanto con il dolore e il ricordo, ma anche con la determinazione a fare tutto il possibile affinché altri giovani non debbano perdere la vita nello stesso modo.
(Le foto di Cappnnelli e di Minelli sono da Cronaca Eugubina)