Il caso di Phica.eu, il forum di materiale fotografico rubato a donne e celebrità e scambiato online come figurine qualsiasi si chiude tra accuse incrociate, un comunicato ambiguo e la smentita secca del capo della Procura di Perugia, tirato in mezzo suo malgrado. Raffaele Cantone, raggiunto da Fanpage.it, ha però negato qualsiasi legame con i gestori, definendo infondate le loro dichiarazioni.
La parabola di Phica.eu, piattaforma che raccoglieva immagini e video sottratti senza consenso a donne di ogni età, si è interrotta bruscamente dopo settimane di polemiche e segnalazioni. A spingere verso lo stop definitivo è stata l’azione di denuncia avviata dalla creator Anna Madaro, che ha dato visibilità nazionale a una vicenda - l'ennesima, che arriva dopo la chiusura della pagina facebook Mia moglie - a lungo sottovalutata.
Quando gli utenti hanno provato ad accedere al sito, non hanno più trovato i contenuti ma un comunicato con cui i gestori hanno annunciato la fine delle attività, attribuendola ai “comportamenti tossici” della community. Una versione che contrasta con quanto emerso dalle indagini preliminari e con le testimonianze delle vittime.
Per provare a legittimarsi, lo “staff” di Phica.eu ha rivendicato di aver vietato in questi anni contenuti violenti o pedopornografici e di aver collaborato con le autorità in varie indagini. Tra i riferimenti, i gestori hanno inserito anche il nome del procuratore della Repubblica di Perugia, Raffaele Cantone, ex pm antimafia noto per il suo lavoro contro i clan dei Casalesi. Un riferimento che ha destato non poca sorpresa e indignazione, poiché inserito in un contesto del tutto inappropriato e privo di riscontri ufficiali.
La risposta netta del magistrato Cantone, contattato da Fanpage.it, ha respinto ogni ipotesi di collegamento con il forum. "Sono sorpreso, lo sto apprendendo da voi adesso", ha dichiarato, aggiungendo poi: "Chi sono? Il nome del sito non è certamente un nome che hanno potuto utilizzare nei rapporti di collaborazione con l’autorità giudiziaria. Si firmano come 'lo staff', ma cosa significa? Non dicono nemmeno chi sono. Mi chiedo poi in quali tipi di indagini avrebbero potuto collaborare con noi. Io onestamente escludo categoricamente di sapere chi siano. Non ho proprio idea di chi siano e a cosa facciano riferimento in questo messaggio".
La smentita è stata totale, chiarendo ogni dubbio sulla veridicità delle affermazioni contenute nel comunicato.
Il tentativo dei gestori di presentarsi come realtà collaborativa con le forze dell’ordine stride con la natura stessa del forum, che per anni ha alimentato una cultura tossica della condivisione senza consenso. L’inserimento del nome di Cantone appare come un espediente per guadagnare credibilità agli occhi dell’opinione pubblica, ma finisce per trasformarsi in un boomerang, attirando ulteriore attenzione giudiziaria su chi ha gestito la piattaforma.
Oltre al piano giudiziario, la vicenda riapre un tema più ampio: il ruolo delle istituzioni nella regolamentazione di spazi virtuali che, pur dichiarandosi “legali”, finiscono per alimentare pratiche di violazione della privacy. La chiusura di Phica.eu dimostra come la pressione sociale e mediatica possa incidere in tempi rapidi, ma al tempo stesso solleva interrogativi sulla necessità di norme più stringenti e controlli più efficaci.
La Procura di Perugia, insieme ad altre autorità competenti, potrebbe aprire nuove inchieste non solo per chiarire le responsabilità dei gestori del forum, ma anche per valutare se l’inserimento del nome di un magistrato configuri una forma di falso o di abuso. Nel frattempo, associazioni e movimenti femministi hanno colto l’occasione per ribadire la necessità di una tutela più incisiva delle donne online, chiedendo pene più severe e strumenti di contrasto più rapidi contro chi diffonde contenuti senza consenso. Il caso Phica.eu, chiuso ufficialmente ma ancora vivo nel dibattito pubblico, resta un monito sulla fragilità del confine tra libertà della rete e violazione dei diritti fondamentali.