È un controllo di routine che si trasforma in un arresto in flagranza e riaccende i riflettori sul tema del rispetto dei provvedimenti di espulsione e divieto di reingresso. A Perugia, un cittadino tunisino di 30 anni è stato arrestato dai Carabinieri dell’8° Reggimento “Lazio” - Squadra di Intervento Operativo (SIO) insieme ai militari della Stazione di Perugia, perché risultato illegalmente presente sul territorio nazionale nonostante un divieto formale emesso anni fa. L’uomo è ritenuto responsabile di inottemperanza al divieto di reingresso in Italia, condotta prevista e punita dall’articolo 13 del Testo Unico sull’Immigrazione.
I fatti si sono verificati nei pressi di via Vittorio Veneto, una delle aree attenzionate nell’ambito dei servizi di controllo svolti dai Carabinieri. Durante l’identificazione, l’uomo è stato trovato in possesso di uno spray al peperoncino non rientrante tra quelli di libera vendita. Un dettaglio tutt’altro che secondario: per questo motivo il trentenne è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Perugia per porto illegale di armi o di oggetti atti ad offendere.
Ma è nei passaggi successivi che la vicenda assume un peso ben diverso. Gli accertamenti effettuati attraverso la Banca dati delle Forze di polizia hanno permesso di ricostruire la posizione dell’uomo, facendo emergere un elemento decisivo: il cittadino tunisino era rientrato in Italia alla fine del mese scorso, nonostante fosse destinatario di un provvedimento di divieto di reingresso nel territorio nazionale della durata di cinque anni, emesso dal Prefetto di Perugia nel febbraio 2021.
Una violazione che, secondo la normativa vigente, configura un reato penale. A quel punto, concluse le formalità di rito, il trentenne è stato dichiarato in stato di arresto. Su disposizione del magistrato di turno dell’Ufficio requirente del capoluogo, informato immediatamente dell’accaduto, l’uomo è stato trattenuto nelle camere di sicurezza del Comando Provinciale dei Carabinieri di via Ruggia.
Il quadro giudiziario si è definito nelle ore successive: il Giudice del Tribunale di Perugia ha convalidato l’arresto, riconoscendo la sussistenza dei presupposti di legge. Al termine degli adempimenti, il cittadino tunisino è stato accompagnato presso un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), dove rimarrà in attesa dell’attivazione delle procedure di espulsione dal territorio nazionale.
L’articolo 13 del Testo Unico sull’Immigrazione (D.Lgs. 286/1998) rappresenta uno dei pilastri normativi in materia di espulsione dello straniero e divieto di reingresso in Italia. La norma disciplina i casi e le modalità con cui l’autorità amministrativa può disporre l’allontanamento di un cittadino straniero irregolare dal territorio nazionale, affidando un ruolo centrale al Prefetto e al Questore.
In particolare, l’articolo stabilisce che lo straniero può essere espulso quando si trova irregolarmente sul territorio dello Stato, quando rappresenta un pericolo per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato, oppure quando non rispetta le condizioni di soggiorno previste dalla legge. L’espulsione può essere disposta con accompagnamento immediato alla frontiera o con l’ordine di lasciare il territorio nazionale entro un termine stabilito.
Un punto centrale dell’articolo 13 riguarda proprio il divieto di reingresso, che può essere imposto per un periodo determinato, generalmente fino a cinque anni, ma estendibile in presenza di particolari circostanze. Durante questo periodo, allo straniero è vietato rientrare in Italia e nello spazio Schengen. La violazione di tale divieto non è una semplice irregolarità amministrativa, ma configura un reato penale, punito con l’arresto e con nuove misure restrittive.
La norma prevede inoltre che, in caso di violazione, l’autorità giudiziaria possa disporre il trattenimento presso un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), struttura deputata a garantire l’esecuzione dell’espulsione quando non è immediatamente possibile procedere al rimpatrio. L’obiettivo dichiarato del legislatore è duplice: assicurare l’effettività dei provvedimenti di espulsione e tutelare la sicurezza pubblica, evitando rientri illegali che vanifichino le decisioni già adottate.