La protesta degli agricoltori di Coldiretti ha invaso Perugia con bandiere, cartelli e trattori, una ventina, ad aprire il corteo. Almeno duemila persone, arrivate con trenta pullman da ogni parte dell'Umbria, stamattina hanno manifestato nel capoluogo con rivendicazioni chiare. La mobilitazione è partita da piazza Partigiani fino a piazza Italia - sede della Regione - "a difesa del reddito delle imprese e del futuro produttivo del territorio".
"Basta scartoffie, basta cinghiali" è lo slogan che oggi è risuonato più forte di tutti. In Umbria, regione tradizionalmente a vocazione agricola, il primario incide per il 10% del Pil regionale. Ma, come hanno osservato i delegati, il settore sta attraversando un crisi dove si sommano tra loro ritardi burocratici e danni provocati dalla fauna selvatica, ungulati in primis.
Albano Agabiti, presidente di Coldiretti Umbria, con l'Ansa regionale ha fatto il punto della situazione. Gli agricoltori vedono erodere il proprio reddito "a causa dell'aumento dei costi di produzione e soprattutto di una diminuzione dei prezzi alle origini delle materie prime agricole" ha spiegato. Ad innescare un percorso accidentato, ha osservato Urbani, è stato il Covid prima e "le varie guerre" dopo. Uno scenario che con gli ultimi rincari sui carburanti rischia di andare fuori controllo. Inoltre, ha ricordato, ci sono gli effetti dei cambiamenti climatici che anche nel cuore verde d'Italia si fanno sentire.
Sette sono i punti su cui Coldiretti si batte e chiede alle istituzioni di intervenire. Il primo contro "l'ingessatura burocratica" su cui invocano semplificazione immediata. Il secondo: la liquidazione dei contributi che, denunciano, è in ritardo di anni. Terzo: stop ai danni da fauna selvatica. Quarto, la salvaguardia delle risorse idriche; quinto, la difesa del "Made in Umbria"; sesto: no secco alla distruzione del suolo e alla speculazione energetica e settima ed ultima richiesta: l'allarme manodopera che è sempre più difficile da trovare.
Se l'agricoltura umbra rischia di ritrovarsi in ginocchio, la semplificazione è il primo passo che può portare una boccata d'ossigeno e che gli agricoltori portano all'attenzione della Regione. "Semplificazione per rendere la vita più facile alle imprese, fluidità delle erogazioni pubbliche che devono arrivare alle imprese, miglioramento e valorizzazione del made in Umbria, favorire sempre più le filiere corte - ha spiegato ancora Agabiti - per dare una risposta immediata alle nostre imprese e creare traiettorie di sviluppo".
Presente alla manifestazione anche Dominga Cotarella, presidente di Campagna Amica e di Coldiretti Terni. Anche lei ha puntato il dito contro la burocrazia che "oggi soffoca le nostre aziende: servono procedure più snelle - ha rimarcato - risposte concrete e veloci, mettere in pratica con gli strumenti che consentono alle nostre aziende di essere sul pezzo, di poter gestire una concorrenza sleale sempre più evidente e costi di produzioni in crescita, al di là del contesto economico che oggi peggiora". Cotarella ha ricordato che l'agricoltura in Umbria non solo produce ricchezza e muove l'economia, ma rappresenta anche "un valore identitario centrale".
"Senza agricoltura - ha evidenziato - l’Umbria oltre ad essere economicamente più povera, diventerebbe una regione con meno identità". Alle istituzioni gli agricoltori chiedono risposte certe, coraggiose e in tempi brevi. "Abbiamo alcune filiere come olio, latte, carne e vino completamente in difficoltà" ha detto Cotarella, che specie nell'ultimo anno hanno risentito fortemente di un mix pericoloso di fattori climatici e epidemie, da ultimo quella della "lingua blu" che ha decimato gli ovini e colpito anche i bovini. Su questi comparti, la presidente invoca interventi dedicati "e se avviene - ha concluso - sono estremamente positiva, vedo una traiettoria di futuro, sennò siamo veramente difficoltà".