15 Mar, 2026 - 15:09

Perugia, Stefania Proietti al Centro Islamico per l’Iftar del Ramadan: “Dieci anni di dialogo nel segno della fraternità”

Perugia, Stefania Proietti al Centro Islamico per l’Iftar del Ramadan: “Dieci anni di dialogo nel segno della fraternità”

Un gesto di dialogo, fraternità e condivisione nel cuore del Ramadan. Sabato sera la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha partecipato al momento dell’Iftar presso il Centro Islamico Culturale di Perugia, prendendo parte alla tradizionale rottura del digiuno serale insieme alla comunità islamica del capoluogo.

La partecipazione della presidente regionale si inserisce in un percorso ormai consolidato di dialogo e incontro tra istituzioni e comunità religiose presenti sul territorio umbro, nel segno della convivenza e del rispetto reciproco. Sabato sera "al Centro Islamico Culturale di Perugia, abbiamo condiviso l'Iftar con la comunità islamica perugina. L'Iftar è il momento in cui, durante il Ramadan, si interrompe il digiuno quotidiano, al tramonto": è questo il messaggio pubblicato sui social dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti.

Il rito della rottura del digiuno

L’Iftar rappresenta uno dei momenti più significativi del Ramadan, il mese sacro dell’Islam durante il quale i fedeli osservano il digiuno dall’alba al tramonto. Al calare del sole, la comunità si riunisce per interrompere il digiuno con un rito semplice ma carico di significato spirituale, che tradizionalmente inizia con datteri e acqua.

La serata al Centro Islamico Culturale di Perugia si è svolta proprio secondo questa tradizione, con un primo momento di raccoglimento e spiritualità, seguito dalla condivisione del pasto con piatti tipici della cucina mediorientale e nordafricana.

"Prima i datteri e l'acqua, come vuole la tradizione. Poi - ha aggiunto Proietti - un momento di preghiera, raccolto e intenso. E infine la tavola con riso, cous cous e tante specialità. Essere gli uni accanto agli altri in fraternità è il gesto più semplice e più potente che esista! È essere una unica famiglia umana. Ringrazio il Centro Islamico Culturale di Perugia per l'invito e l'accoglienza: sono 10 anni che condividiamo questo momento potente che ci rimanda ai nostri valori più veri. L'Umbria è stata, è e sarà terra di accoglienza, degli esempi potenti di San Francesco e Aldo Capitini che, ora come al loro tempo, invocano la pace. Pace possibile, pace necessaria, pace disarmata e disarmante, che nasce dai gesti fraterni come quello vissuto insieme questa sera".

Dieci anni di dialogo e condivisione

La partecipazione della presidente regionale all’Iftar non rappresenta un episodio isolato ma si inserisce in una tradizione ormai consolidata di incontri tra istituzioni e comunità islamica perugina. Da circa un decennio, infatti, l’appuntamento della rottura del digiuno viene condiviso anche con rappresentanti del mondo istituzionale, religioso e associativo, diventando nel tempo un simbolo concreto di dialogo interculturale e interreligioso.

Un momento che va oltre la dimensione spirituale e assume un valore civico e sociale, contribuendo a rafforzare il senso di appartenenza a una comunità plurale e inclusiva.

L’Umbria tra dialogo e cultura della pace

Nel suo messaggio, la presidente Proietti ha voluto sottolineare il valore storico e culturale dell’Umbria come terra di pace e accoglienza, richiamando due figure simbolo della tradizione regionale. Da un lato Francesco d'Assisi, patrono d’Italia e figura universale di dialogo e fraternità; dall’altro Aldo Capitini, pensatore perugino e promotore della cultura della nonviolenza e della Marcia per la pace Perugia-Assisi. 

Un segnale di convivenza nel cuore della città

L’incontro tenutosi a Perugia si conferma dunque come un momento significativo non solo per la comunità islamica locale ma per l’intera città, rappresentando un esempio concreto di partecipazione istituzionale e dialogo tra culture diverse. La presenza della presidente regionale ha voluto ribadire l’importanza di costruire spazi di confronto e condivisione, soprattutto in un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti.

Un gesto simbolico ma al tempo stesso concreto, che attraverso la semplicità della tavola condivisa restituisce il senso più autentico dell’incontro tra persone, tradizioni e fedi diverse: quello di riconoscersi parte di una stessa comunità.

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Francesco Mastrodicasa
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