Un incubo fatto di minacce, palpeggiamenti, molestie pesanti e reiterate che le stavano rovinando la vita. Lei è una donna vittima di stalking da parte di un uomo, classe 1990, che frequentava la sua stessa palestra. Così quello che avrebbe dovuto essere un luogo dove praticare sana attività fisica e mantenersi in salute, si è trasformato nel teatro di una storia di violenza. A porvi fine è stata la Procura di Perugia che nei confronti del presunto autore ha emesso un'ordinanza di misura cautelare. Per lui sono scattati gli arresti domiciliari con l'applicazione del braccialetto elettronico.
Come spesso capita, i due si erano conosciuti tra gli attrezzi, proprio dove la vittima lavorava. Ma quella conoscenza si è presto rivelata una trappola. Nel giro di poco sono iniziati i contatti personali insistenti e invasivi e poi le telefonate e i messaggi non graditi.
Gravi gli episodi riferiti dalla donna. All'interno della palestra, l'uomo avrebbe manifestato comportamenti sempre più invasivi, avvicinandola e costringendola più volte con le spalle al muro. Immobilizzata, aveva tentato di baciarla contro la sua volontà e le aveva rivolto frasi dal contenuto possessivo. E poi c'erano stati i palpeggiamenti in più occasioni, quando lui aveva allungato le mani sulle natiche mentre lei era impegnata nell'attività sportiva. Contatti che la donna non desiderava in alcun modo, che aveva chiesto più e più volte di interrompere, senza però riuscire a far smettere il suo stalker e molestatore.
Nonostante i reiterati rifiuti e gli inviti della stessa a interrompere tali condotte, il 35enne aveva continuato a perseguitarla, tentando di contattarla insistentemente con messaggi e telefonate dopo aver acquisito il numero tramite una conoscenza comune. Lei aveva bloccato il contatto ma neanche quello era bastato a farlo desistere. Lui, a quel punto, aveva preso a seguirla, rivolgendole frasi a sfondo sessuale. Un quadro pesante, una vita che non era più tale. La vittima stava ormai facendo i conti con uno stato permanente di ansia e paura che l'hanno indotta a mutare le proprie abitudini di vita. E così è arrivata alla denuncia dove ha raccontato tutti gli aspetti agghiaccianti di questa vicenda.
Sulla scorta delle risultanze investigatve acquisite, il giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura perugina, ha ritenuto sussitenti i gravi indizi di colpevolezza. All'uomo è stato contestato il reato di atti persecutori nei confronti di cui ora dovrà rispondere davanti al giudice. A notificargli il provvedimento sono stati gli agenti della Squadra Mobile di Perugia che hanno rintracciato l'uomo in quale, espletate le attività di rito, è stato sottoposto alla misura cautelare.
In Italia lo stalking è disciplinato dall'articolo 612-bis del Codice Penale che l'ha introdotto come fattispecie autonoma dal 2009. La pena prevista per chi commette stalking è la reclusione da 1 anno a 6 anni e mezzo. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla vittima o attraverso strumenti informatici. La pena è aumentata fino alla metà anche se il fatto è commesso con armi o da persona travisata (che non può essere riconosciuta) a danno di un minore, una donna in stato di gravidanza o una persona portatrice di handicap.
Come testimonia anche il caso di cui sopra, si tratta di un reato estremamente pervasivo che rende impossibile la vita di chi lo subisce. La paura induce a cambiare abitudini e la vittima non di rado, tende ad isolarsi. In questi casi, bisogna sempre trovare la forza di rivolgersi alle forze dell'ordine e denunciare.