A dicembre la Guardia di Finanza di Perugia aveva arrestato quattro persone ritenute coinvolte, a vario titolo, in un’organizzazione dedita al traffico di cocaina. Intanto proseguono gli interrogatori e sono stati chiesti gli arresti anche per altre 13 persone.
Erano stati documentati oltre 800 episodi di spaccio, tra cui anche i selfie che i pusher si sono fatti in macchina con enormi panetti di cocaina purissima. Le indagini erano partite nel 2022.
Lo scorso dicembre sono state arrestate 4 persone e sono iniziati gli interrogatori preventivi di altre 13 persone per cui la procura ha chiesto l’arresto: si tratta di 11 albanesi, quasi tutti residenti a Perugia, un marocchino e un salernitano.
Nella giornata odierna il giudice per le indagini preliminari Margherita Amodeo dovrà esprimersi sulla richiesta di custodia cautelare in carcere per le altre 13 persone.
“Dobbiamo smerciare almeno un chilo al mese, tanto se lo beccano lo rilasciano” diceva uno degli spacciatori albanesi al suo complice napoletano mentre aspettavano di recuperare quei “200 pezzi” di cocaina purissima.
Altre frasi intercettate tra gli spacciatori e qualcuno che doveva loro dei soldi sono enigmatiche: “Ieri ha litigato con uno e per poco non gli hanno sparato alla testa, la macchina aveva tutti i vetri rotti”.
Secondo quanto contenuto nell’ordinanza, uno degli indagati avrebbe avuto un litigio con una persona che non gli aveva pagato un’autovettura: “È meglio che tu vai due giorni in Albania giusto per finire la questione”. L’altro gli avrebbe riposto: “Ma lui non è così audace da venire a sparare a Perugia”.
Il mercato di spaccio, ricostruito nel dettaglio dai finanzieri - sotto la guida del sostituto procuratore della Dda, Gennaro Iannarone - era enorme e spostava enormi quantitativi di cocaina da molti paesi esteri, tra cui Olanda, Belgio, Spagna, Ecuador, Brasile, Svizzera, Albania e Perù.
Alcuni pusher nel corso di una delle tante intercettazioni eseguite dalla guardia di finanza citano proprio lo stato sudamericano: “Stai tranquillo che è super Perù, puzza di Perù che è arrivata dalla Germania”.
Migliaia le cessioni di dosi finite nel mirino delle indagini: uno dei principali addetti alla distribuzione effettuava mediamente tra le 40 e le 50 consegne di cocaina al giorno.
L’associazione criminale era finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina. Erano stati sequestrati dalla gdf tre chilogrammi di cocaina, oltre a 80 mila euro in contanti e 10 automobili rubate con targa clonata, di cui 5 poi restituite ai proprietari.
Per sfuggire ai controlli, il gruppo aveva adottato contromisure tecnologiche avanzate. I contatti avvenivano quasi esclusivamente tramite criptofonini, dispositivi considerati non intercettabili, con server collocati all’estero e sistemi di cancellazione remota dei dati in caso di accessi sospetti.
La gestione della droga seguiva protocolli studiati nei dettagli. Il taglio e il confezionamento della cocaina avvenivano spesso in camere d’albergo, scelte per la loro temporaneità e per la difficoltà di ricondurle stabilmente agli indagati. Fondamentale, inoltre, era l’utilizzo di autovetture rubate e “clonate”: