Musica a palla, quasi trecento persone stipate e una sola via di fuga. Lo scenario che si è parato davanti agli agenti della Polizia di Stato e ai finanzieri, nella serata di controllo, non era quello di una discoteca autorizzata, ma di un locale di somministrazione trasformato, nella sostanza, in un esercizio a rischio sociale. L'operazione interforze, voluta dal Questore di Perugia, ha portato al sequestro preventivo dell'esercizio e a due denunce: per il titolare, accusato di aver aperto abusivamente un pubblico spettacolo e di gravi violazioni in materia di sicurezza, e per il disc jockey di turno, pizzicato mentre diffondeva musica senza averne titolo. Un controllo specifico deciso dopo la tragedia di Crans Montana per tutelare la sicurezza pubblica.
L'attenzione degli investigatori si era concentrata sull'attività del capoluogo umbro già da qualche tempo. Il locale, formalmente in regola con una licenza per la sola somministrazione di alimenti e bevande, di fatto funzionava come una stabile sala da ballo, organizzando eventi e serate danzanti ben oltre la soglia di un semplice intrattenimento accessorio al bar. Una difformità sostanziale che ha fatto scattare l'allarme e portato alla pianificazione di un controllo a tappeto.

Quando le pattuglie congiunte di Guardia di Finanza e Polizia di Stato hanno fatto ingresso nel locale, coadiuvate dai tecnici dei Vigili del Fuoco, dall'ASL e dalla SIAE, la situazione è apparsa subito fuori controllo. Il locale era gremito. La calca era tale che il personale della Divisione Polizia Amministrativa e di Sicurezza ha faticato a conteggiare i presenti. Il dato emerso ha gelato gli operatori: quasi 300 persone, un numero più del doppio rispetto alla capienza massima che un locale di quelle dimensioni, con quelle caratteristiche, avrebbe potuto legalmente ospitare.
Il quadro tecnico emerso dalla successiva ispezione è stato definito dagli investigatori come “gravissimo”. A fronte di un'utenza così elevata, è stata riscontrata l'esistenza di una sola uscita di sicurezza, peraltro giudicata non idonea e inadeguata, laddove le normative per pubblici spettacoli ne avrebbero imposte almeno tre, indipendenti e ben segnalate. In caso di incendio o panico, quella folla si sarebbe trovata intrappolata. Le violazioni in materia di sicurezza sono parse subito evidenti agli occhi degli ispettori.
“Non si trattava di semplici irregolarità amministrative, ma di un pericolo concreto e attuale per la pubblica incolumità”, spiegano dalla Questura, ricostruendo il clima dell'ispezione. I sopralluoghi dei Vigili del Fuoco hanno certificato l'assenza della Scia antincendio, la mancanza di addetti alla sicurezza formati e qualificati, e l'inadeguatezza del Documento di Valutazione dei Rischi, che non solo sottostimava l'affollamento, ma non conteneva neppure le certificazioni sulla reazione al fuoco dei materiali d'arredo. “C'erano ornamenti in plastica lungo le scale e all'interno della sala bar, sedie e divani imbottiti senza alcuna certificazione”, aggiungono i tecnici.
Nel corso dello stesso blitz, mentre i tecnici mettevano i sigilli al locale (sequestro preventivo disposto per evitare l'aggravarsi delle conseguenze del reato), l'attenzione dei militari della Guardia di Finanza si è spostata anche sugli aspetti fiscali e sulla tutela della proprietà intellettuale. Sono stati identificati dieci dipendenti, le cui posizioni contributive e lavorative sono ora al vaglio degli inquirenti per eventuali irregolarità.
Ma il risvolto più singolare dell'operazione ha riguardato la consolle. Il Disc jockey che in quel momento stava intrattenendo la folla è stato denunciato a piede libero per violazione della normativa sui diritti d'autore. Secondo quanto ricostruito, l'artista stava riproducendo brani musicali senza essere in grado di attestare l'avvenuto pagamento della licenza SIAE per la diffusione pubblica della musica nel corso della serata.
Le fiamme gialle hanno proceduto al sequestro del supporto informatico contenente i file musicali. Per il DJ è scattata la denuncia ai sensi dell'articolo 171-ter della legge 633/1941, che punisce la diffusione illecita di opere protette. Un doppio colpo, quindi, per i gestori dell'intrattenimento: da un lato la sicurezza e l'esercizio abusivo di pubblico spettacolo, dall'altro la pirateria musicale.
L'operazione dimostra come i controlli interforze voluti dalla Questura non si limitino alla verifica dei documenti, ma scendano nel merito della vivibilità e della legalità sostanziale dei locali. Un messaggio chiaro agli operatori del settore: nessuna attività può operare in deroga alle norme, soprattutto quando sono in gioco la sicurezza delle persone e il rispetto delle regole del mercato. E i sigilli apposti su quel locale ne sono la prova più tangibile, mentre il titolare denunciato dovrà ora rispondere delle irregolarità contestate.