Si riferisce a Sara Ardizzone la scritta comparsa su un muro di Perugia, in via Pievaiola, non distante dalla stazione di Fontivegge. "Nella gioia, nella rabbia, nel distruggere la gabbia. Ciao Sara. Ribelle come noi" seguita dala A cerchiata, simbolo dell'anarchia. Un episodio che ha subito richiamato l'attenzione della Digos che ora sta indagando. La notizia è stata riportata dal Messaggero e dal Corriere dell'Umbria.
Ardizzone è morta la sera del 19 marzo insieme al compagno Alessandro Mercogliano, coinvolti nel crollo di un casale abbandonato nel parco degli Acquedotti a Roma. I corpi sono stati scoperti la mattina seguente da un runner che ha lanciato l'allarme. I due, coppia nella vita e nella lotta, stavano fabbricando un ordigno artigianale che sarebbe esploso accidentalmente.
La pista anarchica è quella che fin da principio si è fatta spazio nelle indagini degli inquirenti. Ardizzone e Mercogliano erano legati al gruppo di Alfredo Cospito, l'anarchico detenuto in regime di 41-bis. Ardizzone, 35 anni, era originaria di Roma ma aveva fortissimi legami con l'Umbria e con la provincia perugina in particolare. Aveva studiato al liceo classico Annibale Mariotti dove aveva fatto anche parte della consulta degli studenti, ed era stata sposata con un uomo di Spoleto, anche lui legato agli ambienti anarchici. Attualmente la donna risultava residente a Castel San Felice, una frazione di Sant'Anatolia di Narco, in Valnerina, dove però nessuno se la ricorda. A confermarlo è stato anche il sindaco di Sant’Anatolia, Tullio Fibraroli, che ha dichiarato all'Ansa: "Era solitaria e in paese praticamente nessuno la conosceva, nemmeno i vicini". Sembra che la donna ricevesse delle visite di tanto in tanto, ma si trattava di persone di fuori.
A fronte di una vita all'apparenza molto ritirata e dal profilo bassissimo, Ardizzone era in realtà molto conosciuta nella zona anarchica. Insieme ad altri undici imputati, tra cui l'ex marito e lo stesso Cospito, era stata anche coinvolta in un'indagine della procura perugina - il procedimento "Sibilla" - partita nel 2021 prendendo le mossea dalla pubblicazione della rivista 'Vetriolo', e poi conclusasi a gennaio 2025 con il non luogo a procedere. In aula, durante l'udienza preliminare, aveva pronunciato queste parole: "Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato, dal momento in cui questo nella sua essenza presuppone l’esercizio del potere militare ed economico di alcuni uomini e donne su altre persone e sul pianeta in generale".
La procura di Roma, con il coordinamento del pool antiterrorismo, sta ora vagliando tutte le opzioni. Se il collegamento con Cospito appare piuttosto evidente - a maggio infatti scadrà per lui il decreto applicativo del 41-bis- molti sono ancora i nodi da sciogliere. A partire dalla presenza di Ardizzone e Mercogliano in quel casale diroccato. Da capire se i due ci fossero arrivati il giorno dell'esplosione o se quello fosse diventato, magari da tempo, una base operativa dove i due si trovassero già.
Nel frattempo sono partite diverse perquisizioni in varie parti della Capitale che hanno portato al sequestro di materiale proveniente dall'area anarchica che però non sarebbe direttamente connesso con l'episodio. Ascoltate anche due persone, che al momento sembrerebbero estranei all'azione di Ardizzone e Mercogliano. Perquisita inoltre anche la casa umbra di Ardizzone dove è stato sequestrato vario materiale.
Gli esami autoptici sui corpi della coppia e quelli sull'ordigno porteranno ulteriori elementi utili all'indagine. Su questo fronte, quello che si sa finora è che sul luogo dell'esplosione sono stati ritrovati numerosi chiodi, un elemento che fa supporre che l'azione pianificata non fosse solo dimostrativa.