Quello sul braccialetto elettronico antistalking è uno dei dibattiti che più sta infiammando l'opinione pubblica. A Perugia nei giorni scorsi, un cittadino ecuadoriano, classe 1989, a cui era stato applicato il dispositivo, è stato arrestato dopo aver trascorso la notte con la vittima che l'aveva accolto volontariamente in casa sua. Quando gli agenti della Polizia di Stato di Perugia, dopo aver ricevuto l'alert, sono giunti sul posto, hanno sentito l'allarme del dispositivo provenire dall'interno dell'appartamento della donna.
I poliziotti della squadra volante di Perugia sono intervenuti presso l’abitazione della vittima, nel frattempo avevano tentato più volte di contattarla senza successo. Il tutto mentre udivano provenire dall’interno della casa il segnale acustico del dispositivo antistalking. A quel punto, i poliziotti hanno esteso i controlli alle aree circostanti del condominio, riuscendo a rintracciare il 37enne nei pressi dei garage. Durante il controllo gli agenti hanno constatato che lo stesso non era più in possesso neanche del dispositivo mobile di tracciamento.
La successiva perquisizione all’interno dell’abitazione della vittima, dove l’uomo aveva trascorso la notte dopo essere stato accolto volontariamente, ha consentito agli operatori di ritrovare entrambi i dispositivi.
Per questi motivi, al termine degli atti di rito, l’uomo è stato tratto in arresto e su disposizione del pubblico ministero di turno, è stato trattenuto presso le camere di sicurezza della Questura. All'udienza il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il provvedimento e disposto, in aggiunta alla misura cautelare del divieto di avvicinamento, anche l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Nei suoi confronti l'accusa è quella di violazione delle prescrizioni inerenti alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa.
Atteso il comportamento della donna, anche lei è stata deferita all’Autorità Giudiziaria per il reato di violazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento.
Il braccialetto elettronico è uno strumento che risponde alla necessità di garantire la sicurezza delle vittime di violenza e stalking, che però in più occasioni, ha mostrato dei limiti che non possono essere sottovalutati. Proprio in questi giorni a Terni un drammatico fatto di cronaca ha nuovamente infiammato la discussione sull'efficacia del dispositivo. Fatiha El Afghani nel primo pomeriggio di sabato 9 maggio è stata brutalmente aggredita a martellate su un bus a Stroncone, alle porte di Terni. L'autore, successivamente identificato come il marito, era già destinatario di misura restrittiva con applicazione del braccialetto elettronico che però non ha lanciato l'allarme come avrebbe dovuto, un aspetto su cui la Procura sta indagando. L'uomo attendeva la moglie sul pullman dove prima l'ha insultata e poi aggredita con una violenza inaudita. Come sostenuto dal procuratore capo di Terni, Antonio Laronga, la donna proprio perché si trovava a bordo di un mezzo in movimento, anche se il braccialetto avesse dato l'alert come dovuto, non avrebbe comunque avuto scampo.
Il mese scorso a Perugia era stato arrestato un 34enne che pur indossando il braccialetto elettronico, si era ripresentato sul luogo di lavoro della vittima. A lanciare l'allarme però non era stato il dispositivo bensì la stessa vittima che aveva notato il soggetto. Nel giro di pochi una pattuglia della Volante era arrivata sul posto e aveva individuato e bloccato il 34enne. Dai successivi accertamenti era emerso che l'uomo nei giorni precedenti, si era disfatto del tracker necessario per il funzionamento del dispositivo di monitoraggio elettronico. Un gesto che ha compromesso l'efficacia della misura finalizzata proprio a garantire la sicurezza per la vittima.