Un 37enne, originario di Napoli e residente in Veneto, è a processo a Perugia per pornografia minorile. L'uomo si sarebbe finto adolescente e avrebbe adescato quattro minorenni sui social, costringendole a inviargli foto e video di parti intime.
Caso di pornografia minorile che vede alla sbarra presso il Tribunale di Perugia un uomo di 37 anni.
Secondo le accuse - per cui è competente la Dda di Perugia - l’imputato - come anticipato da Umbria24 - l'uomo avrebbe costretto quattro tra bambine e ragazzine di 8, 11, 13 e 14 anni a inviargli foto e video di parti intime dopo averle adescate su Snapchat.
I fatti risalirebbero al 2024. Il processo si tiene a Perugia perché in Umbria vive la più piccola delle 4 vittime, di appena 8 anni all'epoca dei fatti che sono stati denunciati dalla mamma della ragazzina nel maggio 2025.
Secondo quanto denunciato dalla madre, la figlia le avrebbe raccontato di essere stata costretta a inviare più volte foto intime a un ragazzo che si era presentato come un 16enne e che poi l’aveva minacciata di “rintracciarla tramite un presunto amico poliziotto”.
Dopo aver acconsentito e inviato le foto, in lacrime avrebbe confessato tutto alla mamma. Stando alle contestazioni, con tecniche simili, l'adescatore si sarebbe fatto inviare video e foto anche dalle altre ragazzine, residenti, invece, in altre zone d'Italia.
La ricostruzione dei fatti è stata, poi, effettuata in aula dall’avvocato Luisa Manini nell’atto di costituzione di parte civile: "La condotta delittuosa ha avuto un impatto devastante sulla psiche della piccola, la quale ha manifestato un profondo malessere, irritabilità, incubi notturni, paura e un cambiamento radicale del proprio atteggiamento, arrivando a dire di voler morire".
"Tale stato di sofferenza - ribadisce l’avvocato Manini - ha reso necessario l’avvio di un percorso di psicoterapia al fine di aiutare la minore a elaborare il trauma subito e a prevenire conseguenze permanenti sul suo sviluppo psico-fisico. La spensieratezza tipica dell’età infantile è stata bruscamente interrotta e sostituita da uno stato di paura e diffidenza. La scoperta dei fatti, infine, ha gettato l’intera famiglia in uno stato di profonda angoscia, preoccupazione e impotenza di fronte alla sofferenza della figlia". Si torna in aula il 9 luglio, con la difesa che, al momento, vorrebbe spostare il processo dall’Umbria al Veneto, regione in cui vive l’imputato.