Fiumi di cocaina, rapporti con la Camorra, ramificazioni in tutta Italia, i vertici negli Emirati Arabi e in Albania, criptofonini e familiari, incluso un minorenne, usati per depistare le indagini. Queste le caratteristiche dell'associazione dedita al traffico internazionale dello stupefacente, individuata dai finanzieri del Comando Provinciale di Perugia. I militari della Sezione Goa e Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno dato così esecuzione a sei misure cautelari, di cui quattro in carcere e due agli arresti domiciliari, quest'ultime nei confronti di madri con figli di età inferiore ai dieci anni. Gli indagati sono tutti cittadini di origine albanese, di cui quattro residenti in provincia di Perugia e due in quella di Firenze.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Perugia, hanno avuto origine da una precedente operazione che l'anno scorso aveva portato al sequestro di 65 chili di cocaina a Foligno e a sgominare un'associazione criminale composta da sette albanesi e un italiano. Ma, a quanto pare, non era ancora tutto e il resto è venuto fuori nei mesi scorsi.
Articolate e complesse le attività investigative anche per via dei sofisticati sistemi che i presunti appartenenti al giro della cocaina usavano per eludere eventuali controlli. Le Fiamme Gialle hanno messo in campo intercettazioni telefoniche e ambientali, anche con l'utilizzo di sistemi di localizzazione satellitare, insieme ai più "tradizionali" servizi di appostamento, osservazione e pedinamento. Ne sono emersi gravi indizi di operatività sull'area perugina di un sodalizio criminale dedito al traffico, anche internazionale, di consistenti quantitativi di cocaina.
L'organizzazione è risultata essere molto strutturata. La base è stata individuata a Foligno e poi c'erano ramificazioni in diverse regioni d'Italia e contatti con altri soggetti sia di nazionalità albanese che italiana, stanziati a Perugia ma anche nelle province di Roma, Bari e Napoli dove sono stati riscontrati rapporti con clan di spicco della Camorra.
I vertici del sodalizio individuati di stanza a Dubai ed in Albania, per conto dei quali il promotore dell'organizzazione, si occupava del trasporto di ingenti quantità di sostanza stupefacente che poi divideva tra più cellule attive su gran parte del territorio nazionale.
Gli appartenenti all'organizzazione comunicavano tra loro esclusivamente tramite criptofonini, dispositivi telefonici non intercettabili che hanno reso più difficoltoso l'accertamento degli illeciti. Cautele comunicative usate allo scopo di impedire ogni possibile attività di intercettazione da parte delle Forze di polizia.
Ma c'era anche di più. L'indagato principale per depistare ulteriormente le indagini, quando viaggiava "per lavoro", ovvero per trasportare le ingenti partite di cocaina, si faceva spesso accompagnare dalla moglie e dal figlio minore. Ingegnose anche le operazioni di carico e scarico dello stupefacente, che tendenzialmente avvenivano in pieno giorno e all'interno delle aree di parcheggio di affollati centri commerciali. In queste occasioni l'indagato principale ordinava alla moglie di dedicarsi alle cure del minore così da dare l'impressione di una normale famiglia intenta a fare la spesa.
Le indagini hanno ricostruito e documentato circa quaranta episodi connessi alla movimentazione di cocaina per un quantitativo totale non inferiore a 200 chili. In tale contesto, è stata arrestata una persona flagranza di reato trovata in possesso di 25 chili della stessa sostanza. Anche in questo caso era stato architettato un complesso sistema di occultamento. L'arrestato aveva nascosto lo stupefacente in un doppio fondo appositamente realizzato sotto il pianale posteriore dell'autovettura e accessibile digitando una combinazione predefinita di tasti, questi ultimi collocati sia sul cruscotto che sotto il sedile del guidatore dell'auto. Nello stesso ambito sono stati rinvenuti anche 55mila euro in contanti, una pistola risultata rubata al congiunto di un appartenente alle forze dell'ordine e 9 telefoni cellulari, di cui due criptati.