Condannato a due anni e otto mesi di reclusione dal gup di Perugia, Simona Di Maria, un 57enne di Napoli, accusato di maltrattamenti in famiglia nei confronti della moglie, anche alla presenza del figlio minore. I fatti sono avvenuti nella provincia del capoluogo umbro.
Nuova condanna per maltrattamenti. L’uomo, secondo quanto ricostruito dalla Procura della Repubblica di Perugia, aveva creato «all’interno del contesto familiare un clima di paura e sopruso, insultando reiteratamente la donna, sminuendola nel proprio valore di persona».
Condotte – prosegue il pm – «poste in essere in prevalente stato di alterazione dovuto all’assunzione di sostanze alcoliche e per presunte ragioni di gelosia».
Nell’agosto 2025 – ricostruiscono gli atti giudiziari – «le ha puntato un coltello al collo e poi l’ha colpita con un pugno in testa e uno schiaffo al volto, trascinandola per la maglietta che indossava», così creando «un clima familiare di paura e tensione che induceva la persona offesa ad allontanarsi dal contesto e ad denunciare i fatti alle forze dell’ordine».
La pena verrà sostituita da lavori di pubblica utilità come richiesto dall’avvocato Cristina Zinci.
Affrontare una situazione di violenza domestica è difficile, ma chiedere aiuto è il primo passo per salvarsi. Chi subisce maltrattamenti, minacce o aggressioni, deve sapere che non è sola e che esistono strumenti concreti di protezione. In caso di emergenza, è fondamentale chiamare immediatamente il Numero Unico 112 o il 1522, il numero gratuito e attivo 24 ore su 24 del Dipartimento per le Pari Opportunità, che garantisce ascolto, supporto psicologico e orientamento ai centri antiviolenza più vicini. In ogni provincia italiana sono attivi centri antiviolenza e case rifugio, dove le donne possono ricevere protezione, assistenza legale e sostegno psicologico in totale riservatezza.
È importante conservare ogni prova di aggressione o minaccia, come referti medici, messaggi, fotografie o registrazioni, e presentarsi il prima possibile presso una stazione di Polizia o dei Carabinieri per formalizzare la denuncia. Anche un’amica, un familiare o un vicino possono segnalare una situazione sospetta.
Infine, rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto di famiglia o penale consente di avviare rapidamente le procedure per ottenere misure cautelari, come l’allontanamento del partner violento o il divieto di avvicinamento.
Denunciare significa rompere il silenzio e dare inizio a un percorso di libertà e rinascita. Nessuna violenza deve essere mai giustificata o tollerata: la legge e la rete di protezione ci sono, e la vita può ricominciare, più forte di prima.