09 Aug, 2025 - 08:15

Perugia, si avvicina alla vittima nonostante il braccialetto elettronico: arrestato 64enne

Perugia, si avvicina alla vittima nonostante il braccialetto elettronico: arrestato 64enne

La Polizia di Stato di Perugia ha proceduto all’arresto di un 64enne colombiano, in flagranza di reato, per aver violato il divieto d'avvicinamento a cui doveva sottostare.

Viola il divieto d'avvicinamento pur con il braccialetto elettronico

Nella mattinata dell'7 agosto, durante gli ordinari servizi di controllo del territorio, gli agenti della Polizia di Perugia hanno notato un uomo sospetto e hanno approfondito la verifica.  

Dagli accertamenti è emerso che il 64enne, destinatario della misura cautelare del divieto di avvicinamento, disposta lo scorso 16 luglio dal G.I.P. a seguito di precedenti episodi di maltrattamenti in ambito familiare, aveva violato le prescrizioni disposte dall’Autorità Giudiziaria, superando il perimetro di sicurezza e avvicinandosi al luogo di residenza della vittima.

Tratto in arresto e liberato in attesa dell'udienza di convalida

L'uomo non ha saputo fornire una motivazione valida per aver violato il divieto d'avvicinamento ed essere stato ritrovato in quel luogo.

Il 64enne, perciò, è stato accompagnato in Questura ed è stato tratto in arresto in flagranza per la violazione della misura cautelare e, su disposizione del Pubblico Ministero, immediatamente liberato, in attesa dell’udienza di convalida.

Il braccialetto elettronico: un provvedimento a tutela delle vittime di violenza

L'uomo era sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa, per violazione del provvedimento e inosservanza delle prescrizioni connesse all’utilizzo del braccialetto elettronico, misura cautelare che viene usata sempre più spesso.

Negli ultimi anni, grazie a strumenti come questo o come il Codice Rosso, è stato possibile garantire una protezione più immediata ed efficace alle vittime di maltrattamenti.

Il Procuratore della Repubblica di Perugia, Raffaele Cantone, ha sottolineato: “La misura adottata dimostra che le istituzioni sono presenti e determinate a interrompere dinamiche di sopraffazione familiare. È fondamentale che le vittime trovino il coraggio di denunciare e si affidino alle autorità per ricevere aiuto e protezione”.

Uno degli ultimi casi più recenti

Come anticipato, l'uso del braccialetto elettronico è diventato sempre più una consuetudine, visti i recenti casi di stalking o maltrattamenti in famiglia, dove viene riscontrato il divieto d'avvicinamento. 

La Polizia di Stato di Perugia ha, per esempio, eseguito a fine luglio una misura cautelare nei confronti di un 27enne, indagato per maltrattamenti in famiglia ai danni della propria compagna. Il provvedimento, disposto dal GIP del Tribunale di Perugia, prevede l’allontanamento dall’abitazione condivisa e il divieto di avvicinamento alla vittima, con l’obbligo di mantenere una distanza minima di 500 metri.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la situazione domestica era caratterizzata da violenze fisiche e psicologiche reiterate nel tempo, culminate in una grave minaccia di morte avvenuta il 10 luglio scorso, quando il giovane ha brandito un coltello contro la compagna.

Maltrattamenti in famiglia: cosa dice la legge

Il reato di maltrattamenti in famiglia nell'ordinamento italiano è regolato dall’articolo 572 del Codice Penale e la pena prevista per chi li commette va da un minimo di due a un massimo di 24 anniChiunque maltratti una persona della propria famiglia o comunque convivente, o ancora sottoposta alla propria autorità […] rischia da tre a sette anni di carcere".

Nel caso sopra riportato, oltre all'abuso di alcol e sostanze, vi è l'aggravante dovuto alla condizione di disabilità della madre che ha subito i maltrattamenti. "La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità o ancora, se il fatto è commesso con armi.

Se dai maltrattamenti derivano lesioni personali, la pena è inasprita fino ad arrivare a un massimo di ventiquattro anni nel caso gravissimo, in cui il maltrattamento fosse causa di morte della persona che lo subisce. Anche il minore che dovesse assistere al maltrattamento, è da considerarsi persona offesa.

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Emanuele Landi
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