Poteva trasformarsi in una tragedia il rogo divampato oggi in via Gallenga. Le fiamme hanno avvolto i locali adibiti a uffici e studi medici situati proprio al di sopra del punto vendita Coop. L’allarme è scattato intorno alle prime ore del pomeriggio, quando le prime colonne di fumo sono state avvistate fuoriuscire dalle finestre di uno studio medico. In pochi minuti, il panico ha iniziato a serpeggiare tra i clienti del supermercato sottostante e i residenti dei palazzi limitrofi. Secondo le prime ricostruzioni, il focolaio si sarebbe originato proprio all'interno di una delle stanze dedicate alle visite, propagandosi rapidamente agli arredi e alla strumentazione professionale. Solo la tempestiva segnalazione ai centralini del 115 e la rapidità d’esecuzione dei soccorritori hanno evitato che il fuoco trovasse alimento per divorare l’intero piano.
Sul posto è intervenuto il personale del 118, schierato a scopo puramente precauzionale: fortunatamente, le prime verifiche confermano che non si registrano feriti né intossicati. L'edificio è stato evacuato in tempi record, permettendo ai soccorritori di operare in totale sicurezza. La stabilità dell'edificio è stata preservata e non si segnalano criticità strutturali.
Il successo dell’operazione di spegnimento porta la firma dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Perugia. Una volta giunti sul posto, i pompieri hanno compreso immediatamente la criticità dello scenario: operare in altezza, sopra un’attività commerciale aperta al pubblico, richiede una precisione chirurgica. Fondamentale si è rivelato l'impiego di un'autoscala, che ha permesso agli operatori di aggredire le fiamme dall'esterno, impedendo al calore di compromettere i solai e la tenuta statica dell'immobile.
A coordinare le complesse fasi del soccorso è stato il funzionario di servizio, la cui presenza è stata determinante per sincronizzare le squadre a terra e quelle impegnate in quota. L'azione congiunta ha permesso di mettere sotto controllo l'incendio in tempi brevi, procedendo poi alla fase altrettanto delicata della bonifica e della messa in sicurezza dei locali. I tecnici stanno ora lavorando per accertare le cause esatte del rogo: non si esclude il cortocircuito di un macchinario sanitario o un surriscaldamento dell'impianto elettrico. Grazie all'intervento dei caschi rossi, i danni sono stati circoscritti all'area d'origine, salvando il resto del complesso immobiliare e garantendo la ripresa delle attività nel minor tempo possibile.
Quando scatta un'emergenza per incendio in un contesto urbano stratificato come quello di via Gallenga, la macchina del soccorso segue protocolli rigidi e collaudati, dove ogni secondo è pesato sull'ago della bilancia tra successo e catastrofe. Il primo step è la "valutazione rapida dello scenario" (SITREP), effettuata dalla prima squadra in arrivo: si identificano i rischi immediati per le persone, la presenza di materiali pericolosi e la vulnerabilità strutturale dell'edificio. Negli studi medici, la complessità aumenta esponenzialmente a causa della possibile presenza di bombole di ossigeno, prodotti chimici per la sterilizzazione e apparecchiature elettroniche sensibili che, se esposte a calore estremo, possono generare fumi tossici o esplosioni.
L'impiego dell'autoscala non è solo una scelta tattica per l'erogazione dell'acqua dall'alto, ma funge da fondamentale via di fuga e punto di osservazione privilegiato per il caposquadra. Contemporaneamente, i Vigili del Fuoco operano all'interno con i cosiddetti "attacchi interni": squadre dotate di autoprotettori (bombole d'aria) entrano nei locali invasi dal fumo seguendo la tecnica della "parete", per localizzare il cuore del rogo senza perdere l'orientamento. In questa fase, la gestione della ventilazione è fondamentale: aprire una finestra nel momento sbagliato potrebbe alimentare le fiamme con nuovo ossigeno (il pericoloso fenomeno del backdraft), pertanto si procede con tecniche di estrazione dei fumi controllate.
Il funzionario di servizio funge da "torre di controllo", interfacciandosi costantemente con le altre forze in campo. Il personale del 118 rimane in stand-by tattico per gestire non solo eventuali feriti civili, ma anche lo stress fisico degli operatori stessi che, sotto il peso dei dispositivi di protezione e a temperature che superano i 600 gradi, rischiano colpi di calore. Solo dopo che l'ultimo focolaio residuo è stato spento, inizia la fase di "smassamento": si rimuovono i detriti ancora incandescenti e si verifica, con l'ausilio di termocamere a infrarossi, che non vi siano sacche di calore nascoste all'interno di intercapedini o cartongessi, tipici degli uffici moderni. È un lavoro silenzioso, meno scenografico del getto d'acqua, ma vitale per dichiarare l'edificio ufficialmente salvo.