Una città che avanza su due binari paralleli, tra risultati tangibili sul fronte del controllo del territorio e criticità strutturali che restano irrisolte. È questo il quadro di Perugia che emerge dall’analisi diffusa dal gruppo informale “Perugia Social City”, che all’inizio del 2026 ha passato al vaglio lo stato della sicurezza urbana, restituendo un bilancio fatto di interventi efficaci, vuoti di governance e fragilità ancora aperte su più livelli.
Le forze dell’ordine continuano a essere impegnate quotidianamente nel contrasto alla criminalità diffusa, ma il bilancio complessivo restituisce un quadro tutt’altro che lineare. Oltre a interventi mirati che hanno prodotto risultati immediati e misurabili, permangono infatti criticità strutturali, tra cui l’aumento dei furti in abitazione, un fenomeno che ha collocato Perugia in una “top 20” nazionale negativa per i reati contro il patrimonio.
Secondo l’analisi, il nodo centrale non risiede nella carenza di iniziative, quanto piuttosto nell’assenza di una strategia unitaria e continuativa, capace di integrare in modo organico le politiche di repressione con quelle di prevenzione sociale e di rigenerazione urbana, evitando interventi episodici e scollegati tra loro.
Tra gli elementi più positivi viene citato l’esperimento della “Zona Rossa” a Fontivegge, attivato come presidio straordinario del Governo. Nel 2025, riferisce Perugia Social City, l’intervento ha prodotto “oltre 3.600 identificazioni e decine di arresti in tre mesi, riducendo drasticamente lo spaccio visibile”. Un’azione che ha inciso in modo significativo sulla percezione di sicurezza in uno dei quartieri storicamente più problematici della città, affiancata dal potenziamento della videosorveglianza “intelligente” e da controlli mirati in altre aree sensibili come l’Ottagono e Ponte San Giovanni.
Oltre ai risultati operativi, l’analisi segnala però criticità di carattere politico-amministrativo. In particolare, viene evidenziata una “mancanza di continuità amministrativa” successiva al cambio di giunta, da Romizi a Ferdinandi, che avrebbe determinato un “rallentamento nell’integrazione tra sicurezza sussidiaria e sicurezza sociale”.
Secondo il report, per diversi mesi l’assenza di una delega specifica ha prodotto un vuoto decisionale, frenando il coordinamento tra Comune, forze dell’ordine e servizi territoriali. Una situazione che ha reso più difficile trasformare gli interventi straordinari in politiche strutturali.
Uno dei punti più critici riguarda la rigenerazione urbana, giudicata incompleta. Molti edifici dismessi o aree degradate continuano a rappresentare punti di attrazione per attività illecite. In questo contesto, sottolinea Perugia Social City, “la sicurezza non può essere solo polizia”. Senza una riqualificazione fisica degli spazi e senza politiche sociali di accompagnamento, gli effetti della repressione rischiano di essere temporanei, con il ritorno rapido delle stesse dinamiche criminali.
Il fronte più debole resta quello dei furti in casa. L’analisi parla apertamente di una “scarsa la prevenzione sui furti in abitazione”, evidenziando come il fenomeno sia cresciuto fino a collocare Perugia tra le città più colpite a livello nazionale.
Un dato che incide direttamente sulla percezione di insicurezza dei cittadini e che, secondo il gruppo, non è stato affrontato con strumenti adeguati di prevenzione, informazione e coordinamento tra pubblico e privato.
Nel documento non mancano critiche di carattere trasversale, che chiamano in causa l’impostazione politica adottata negli ultimi anni. L’errore principale, si legge nell’analisi, è stato “trattare la sicurezza come un tema elettorale di parte”, trasformandola in un elemento di contrapposizione ideologica più che in una priorità amministrativa condivisa.
Tra i punti maggiormente contestati figura il “demansionamento della Polizia locale”, con il progressivo depotenziamento del nucleo speciale dedicato alle aree più sensibili della città. Una scelta che, secondo l’analisi, ha privato il territorio di “occhi che conoscevano bene le dinamiche locali”, indebolendo la capacità di intervento preventivo e di lettura dei fenomeni criminali di prossimità.
L’analisi individua responsabilità su entrambi i fronti politici. Da destra, viene imputato l’errore di aver puntato “solo sulla repressione”, senza accompagnare il controllo del territorio con politiche di riattivazione urbana, ignorando che una zona ripulita “torna sporca in 24 ore se non viene riabitata”. Da sinistra, invece, si critica la tendenza a “minimizzare la percezione di insicurezza”, riducendola a una paura irrazionale, nonostante i dati relativi ai reati contro il patrimonio restituissero un quadro di disagio concreto e diffuso.
Un ulteriore elemento di debolezza riguarda la comunicazione istituzionale, definita “disorganica”. Secondo l’analisi, essa avrebbe contribuito a danneggiare l’immagine turistica della città, senza però fornire ai cittadini una chiara percezione delle strategie messe in campo e dei risultati ottenuti.
Per uscire dall’attuale fase di stallo, Perugia Social City rilancia la proposta di un “patto per la sicurezza integrata”. Un accordo che preveda il rafforzamento del controllo del territorio - competenza statale - affiancato da una guida politica comunale chiara, con un assessore dedicato, e da un “piano di illuminazione e decoro urbano massiccio”.
L’obiettivo è integrare repressione, prevenzione sociale e rigenerazione fisica degli spazi urbani, superando le divisioni ideologiche e affrontando la sicurezza come “priorità tecnica e sociale”.