03 Jun, 2026 - 10:42

Perugia, detenuto si toglie la vita nel carcere di Capanne. Il SAPPE: “Un solo agente per due sezioni aperte”. Chiesto l’intervento del Dap

Perugia, detenuto si toglie la vita nel carcere di Capanne. Il SAPPE: “Un solo agente per due sezioni aperte”. Chiesto l’intervento del Dap

Un nuovo dramma si è consumato tra le mura della Casa circondariale di Perugia-Capanne. Nel pomeriggio di martedì 2 giugno, un detenuto italiano di circa 30 anni, ristretto in una sezione a regime aperto e in posizione giuridica di appellante, è stato trovato senza vita nella propria cella dopo essersi tolto la vita mediante impiccagione.

Una vicenda che ha scosso profondamente l’istituto penitenziario perugino e ha suscitato l’immediata e dura reazione del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che attraverso il segretario nazionale per l’Umbria, Fabrizio Bonino, ha denunciato una situazione definita ormai non più sostenibile.

La ricostruzione delle ultime ore

Stando a quanto riportato nella nota sindacale, il detenuto avrebbe effettuato regolarmente una videochiamata con la madre tra le 10 e le 11 del mattino. Terminato il colloquio, sarebbe rientrato nella propria sezione detentiva. Successivamente avrebbe atteso che il compagno di cella uscisse per l’ora d’aria intorno alle 13, rimanendo da solo nella stanza. In quel momento avrebbe accostato il blindo della cella e messo in atto il gesto suicidario.

L’allarme sarebbe stato lanciato soltanto alle 14.40, quando il compagno di detenzione è rientrato nella cella e ha scoperto quanto accaduto. Immediato l’intervento degli agenti della Polizia Penitenziaria e del personale sanitario presente nell’istituto. Sono stati effettuati il massaggio cardiaco e le manovre di rianimazione con il defibrillatore, ma ogni tentativo si è rivelato inutile. Il medico di guardia non ha potuto fare altro che constatare il decesso.

La denuncia del SAPPE sulle carenze di organico

Tra gli aspetti maggiormente evidenziati dal SAPPE vi è quello relativo alla presenza del personale di servizio al momento della tragedia.

Secondo il sindacato, sul piano interessato era presente un solo agente della Polizia Penitenziaria incaricato di vigilare contemporaneamente su due sezioni aperte.

Una situazione che il SAPPE definisce insostenibile e incompatibile con un'efficace attività di controllo e prevenzione. “I colleghi - denuncia Fabrizio Bonino - vengono lasciati soli, in balia dei detenuti, senza alcuna rete di supporto. Non si può essere ovunque, e purtroppo qualcuno muore mentre noi siamo costretti a fare gli equilibristi tra due sezioni.” Parole che evidenziano il senso di frustrazione e di preoccupazione manifestato dal sindacato, che da tempo denuncia una carenza cronica di personale negli istituti penitenziari della regione.

Le segnalazioni dei detenuti e il tema dell’ascolto

Nella nota diffusa dal SAPPE emerge anche un altro elemento ritenuto particolarmente delicato. Secondo quanto riferito dagli agenti in servizio e raccolto dal sindacato, numerosi detenuti della sezione avrebbero presentato nel tempo richieste di colloquio con diverse figure istituzionali e professionali presenti nel carcere senza ricevere risposte in tempi adeguati.

Tra queste vengono indicati il direttore dell’istituto, il comandante della Polizia Penitenziaria, gli educatori, gli psicologi e gli psichiatri. Una situazione che, secondo il SAPPE, rischierebbe di alimentare ulteriormente condizioni di disagio e fragilità già presenti tra la popolazione detenuta.

“Non è accettabile - prosegue Bonino - che un detenuto in difficoltà debba aspettare mesi per parlare con uno psichiatra o con uno psicologo; peggio ancora con il comandante ed il direttore! La Polizia Penitenziaria non può e non deve sostituirsi a queste figure, ma viene lasciata sola a gestire l’emergenza quotidiana, senza alcun supporto terapeutico-educativo. I detenuti gridano il loro disagio da mesi, e nessuno li ascolta.”

L’intervento del Garante Caforio

Dopo la tragedia, il clima all’interno dell’istituto sarebbe diventato particolarmente teso. Per questo motivo è stato richiesto l’intervento del Garante dei detenuti dell’Umbria, Giuseppe Caforio, che si è recato personalmente a Capanne per incontrare i detenuti e raccogliere le loro istanze. Anche su questo punto il SAPPE ha espresso una valutazione precisa.

“Esprimiamo piena stima e fiducia per il Garante Caforio - dichiara Bonino - che più volte ha dimostrato sensibilità e presenza negli istituti. Purtroppo, però, non riceve la necessaria collaborazione né dal direttore né dal comandante, i quali, impegnati in chissà quali altri compiti, non ascoltano i detenuti e non segnalano tempestivamente le criticità al Garante e al Magistrato di Sorveglianza. Il Garante dovrebbe essere aggiornato costantemente, non chiamato solo dopo un morto.”

Le richieste al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria

Alla luce di quanto accaduto, il SAPPE ha chiesto un intervento immediato del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e del Provveditorato regionale.

Tra le richieste avanzate figurano la verifica delle carenze di organico, un’analisi più approfondita delle condizioni della popolazione detenuta e l’adozione di misure che assicurino una presenza adeguata della Polizia Penitenziaria nelle sezioni detentive. Il sindacato sollecita inoltre che vengano garantiti colloqui tempestivi ai detenuti che ne fanno richiesta e che sia verificata l’efficacia dell’attuale organizzazione interna dell’istituto.

Particolarmente netta, infine, la richiesta di un cambio ai vertici della struttura. “Quanti altri detenuti dovranno morire - conclude Bonino - prima che si arrivi a un avvicendamento del direttore e del comandante di Perugia? Non possiamo più attendere. Ogni giorno che passa è una condanna a morte annunciata, per i detenuti e per la salute psicofisica dei poliziotti penitenziari.”

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Francesco Mastrodicasa
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