La candidatura di Perugia a “Città Europea dello Sport 2028” accende il confronto in Umbria. L’annuncio, arrivato alla BIT - Borsa Internazionale del Turismo durante il panel “Umbria, destinazione sport”, alla presenza della Presidente della Regione e dell’assessora regionale al turismo, ha acceso entusiasmo ma anche perplessità.
A intervenire con una nota articolata e dal forte contenuto politico-sportivo sono Roberto Pastura ed Elena Proietti Trotti, consiglieri comunali di Fdi, che pongono l’accento su un tema centrale: la necessità di una visione realmente regionale, capace di valorizzare non solo Perugia ma anche Terni, città che nello sport ha storia, strutture e riconoscimenti internazionali.
“Abbiamo appreso della candidatura di Perugia a ‘Città Europea dello Sport 2028’, annunciata alla BIT - Borsa Internazionale del Turismo nel panel ‘Umbria, destinazione sport’, alla presenza anche della Presidente della Regione e dell’assessora regionale al turismo. Sarebbe stata un’iniziativa davvero positiva per l’intera Regione se, come avvenuto per Milano-Cortina con un modello di sistema e di collaborazione tra territori, si fosse promosso un tandem Perugia–Terni (in ordine di capoluogo) capace di rappresentare l’Umbria nella sua interezza valorizzandone tutte le vocazioni”.
Il riferimento al modello Milano-Cortina non è casuale: un sistema integrato, capace di unire territori e competenze sotto un’unica regia. Secondo Pastura e Proietti Trotti, il nodo è proprio questo: “Questa Regione, invece, racconta un’idea di Umbria ‘a senso unico’, concentrata sempre sugli stessi assi e sugli stessi luoghi, lasciando ai margini territori che hanno identità, strutture e una storia sportiva di primissimo livello. È singolare vedere una promozione regionale così determinata su Perugia e così poco attenta a valorizzare anche la provincia di Terni, che nello sport non è ‘periferia’, ma è stata ed è tuttora protagonista”.
Il messaggio è chiaro: Terni non chiede favoritismi, ma riconoscimento. “Terni non parte da zero e non chiede corsie preferenziali, chiede solo di essere considerata per quello che è e per ciò che dimostra. Grazie all’operosità e alla concretezza dell’azione amministrativa portata avanti negli anni sul fronte sportivo nella precedente amministrazione di centro-destra, Terni è stata riconosciuta ‘European City of Sport 2021’ da ACES Europe. Un titolo che certifica capacità organizzativa, impiantistica, progettualità e comunità sportiva. Lo abbiamo dimostrato sul campo, con i fatti, non con le parole. Proprio per questo oggi fa ancora più male constatare come, nella narrazione regionale, rischiamo di diventare invisibili”.
La nota entra poi nel merito delle strutture e delle eccellenze sportive ternane: “A Terni c’è una vocazione sportiva che poggia anche su infrastrutture e poli di eccellenza, come il Centro Nazionale di Preparazione Olimpica e Paralimpica di Piediluco, riferimento per l’alta prestazione del canottaggio, le piscine dello stadio, l’aviosuperficie, il PalaDiVittorio, il centro rafting Marmore, l’impianto di tiro con l’arco in via del Centenario, il palatennistavolo ‘De Santis’, il palazzetto della scherma che ha forgiato un campione come Alessio Foconi. Un patrimonio che, se messo in rete e promosso con una regia regionale equilibrata, potrebbe rafforzare l’attrattività complessiva dell’Umbria”.
Non solo impianti, ma anche identità territoriale: “Ma Terni non è solo sport ‘da impianto’, è anche sport come destinazione, esperienza e identità. È la città dell’acqua, ‘tra i fiumi’, con una vocazione naturale che nessuna regia regionale dovrebbe ignorare. Abbiamo la Cascata delle Marmore, un simbolo internazionale che porta turismo, energia, immaginario e outdoor. Abbiamo un cammino che parla al cuore e alle radici dell’Umbria più autentica, ossia il Cammino dei Protomartiri Francescani che parte e torna a Terni e attraversa luoghi e comunità del nostro territorio. Questa è Umbria e l’Umbria, appunto, non finisce ad Assisi”.
“Detto questo, non possiamo limitarci a puntare il dito verso l’esterno. Terni sta rischiando l’isolamento anche a causa di logoramenti e di una mentalità che, a tratti, resta troppo ‘provinciale’. Se da un lato c’è una Regione che nei fatti non oltrepassa Assisi, dall’altro c’è anche un’Amministrazione comunale che rischia di rimanere imprigionata nello slogan ‘mai più schiavi di Perugia’. Uno slogan che può essere anche funzionale nella comunicazione politica, ma che, se non viene accompagnato da azioni concrete, visione, promozione e capacità di costruire relazioni, non libera nessuno anzi, rischia di trasformarsi in un epitaffio. Perché l’autonomia non si proclama ma si pratica. Si pratica con il networking istituzionale, con alleanze e partnership, con la capacità di attrarre eventi e investimenti, con una comunicazione efficace e con un protagonismo che non vive di contrapposizioni, ma di risultati”.
La conclusione è netta: “Terni sa reggere le sfide perché lo ha già dimostrato quando ha conquistato il titolo europeo per il 2021 e proprio per questo non possiamo accettare, oltre gli slogan, un’Umbria a due velocità”.